Pubblicato da: vditella | ottobre 22, 2013

CONFERENZA STAMPA DI AMBIENTE VENEZIA DEL 16 OTTOBRE 2013

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Pubblicato da: vditella | maggio 22, 2013

Da L’Espresso N. 20 anno LIX di questa settimana

Espresso n20Commento

Ringrazio L’Espresso per la pubblicazione che a mio avviso non fornisce i chiarimenti necessari per chi non conosce tutta la storia.

Per maggiore completezza dell’informazione pubblico quanto ho inviato alla redazione:

“Sulla tenuta del MOSE quanto detto dal Comitato Tecnico del Magistrato alle Acque nell’approvazione del progetto definitivo non corrisponde al vero. La paratia è instabile e lo sapevano dal 1997 già durante il progetto di massima. Eppure hanno approvato l’opera dicendo che l’instabilità era dovuta all’effetto schiera e con il mare regolare e che col mare irregolare, caratterizzato dallo spettro, il fenomeno non ci sarebbe stato». Lo studio eseguito da Principia per il Comune di Venezia non solo ha confermato che anche la paratoia del progetto definitivo  risulta essere ancora instabile ma l’instabilità si ha anche con il mare reale. La stessa Commissione del Comitato tecnico di Magistratura a suo tempo aveva scartato la soluzione basata sulla Paratoia a Gravità presentata dall’ingegnere Vincenzo Di Tella  con i suoi colleghi Paolo Vielmo e Gaetano Sebastiani che, nel confronto fatto da Principia, risulta perfettamente funzionante. L’ingegnere Di Tella ha una lunga esperienza nel settore navale e marino offshore. È stato direttore tecnico della Tecnomare (gruppo Eni) e ha fatto da consulente per lavori offshore al gigante del petrolio ExxonMobil.

Per avere espresso critiche tecniche sul progetto delle dighe mobili è stato citato in giudizio per presunta diffamazione dal Consorzio Venezia Nuova e ha vinto producendo, fra l’altro, una serie di documenti dello stesso Consorzio a sostegno della sua tesi.

Evidentemente, la tecnica e il business non sempre sono andati di pari passo nel mega-appalto (5,6 miliardi di euro) per le dighe che dovrebbero salvare Venezia dall’acqua alta. Secondo Di Tella, l’instabilità o risonanza subarmonica, con moto ondoso avente determinate caratteristiche di altezza e periodo, che si sono già verificate nella bocca di porto di Malamocco, può provocare il cosiddetto “sfarfallamento” tra le paratoie che potrebbe fare oscillare le paratoie in modo incontrollato e, in casi estremi, addirittura portarle a contatto contro il cassone di appoggio in cemento armato. Effetto tsunami? «No», dice Di Tella. «ma l’effetto diga può essere vanificato e l’acqua alta potrebbe arrivare più velocemente in laguna. La verità è che, in presenza di instabilità dinamica, la impossibilità di modellare la paratoia e quindi la schiera, il progetto fatto solo con le prove in vasca a Malamocco con una scala 1/80 (piccolissima), che non consente di simulare in modo opportuno le forze viscose, non garantisce una progettazione efficace delle opere». In quanto ai collaudi, che hanno distribuito milioni di euro a magistrati contabili, amministrativi e tecnici di Stato, andrebbero presi con il beneficio dell’inventario: «Un collaudo può verificare se l’opera è fatta bene per i carichi di progetto e realizzata a regola d’arte. Ma se i carichi sono derivati da prove in scala troppo piccola, come in questo caso, il risultato non è attendibile».

Queste considerazioni l’ingegnere Di Tella le ha scritte in una lettera inviata alle Istituzioni Nazionali e Locali nel gennaio 2012 ma non ha mai avuto alcun riscontro.

Pubblicato da: vditella | maggio 16, 2013

Dalla Nuova Venezia di Mercoledì 15 Maggio 2013

Lettera Pubblicata su La Nuova Venezia

Venezia MOSE Instabilità dinamica non tsunami

Leggo sulla “Nuova Venezia” di domenica scorsa (5.5.2013 ndr) l’articolo con il titolo virgolettato: “Paratoie instabili / Con il mare mosso rischio tsunami” e nel sottotitolo riporta ancora virgolettato: “Modelli inattendibili, accusa l’ingegner Vincenzo Di Tella”.

Voglio precisare che nella presentazione non ho parlato di tsunami ma esclusivamente della instabilità dinamica delle paratoie Mose emersa nello studio Principia e dei suoi effetti. La presenza della instabilità dinamica, ovvero della risonanza sub-armonica (mi scusino i lettori per questi termini tecnici), comporta un’amplificazione delle rotazioni angolari tra paratoie contigue che riguardano l’inefficienza della schiera di paratoie alla tenuta del battente idrostatico del dislivello mare/laguna, e, in casi estremi, se una paratoia va in contatto con il modulo di base, può anche causare seri danni strutturali sia alla paratoia che alle cerniere.

Ritengo di dover precisare che, con il mare mosso (altezza d’onda significativa maggiore di due metri), questa inefficienza della schiera non protegge adeguatamente la laguna dal fenomeno delle acque alte ma non produce un effetto tsunami in laguna.

Vincenzo Di Tella

Commento

Leggo con piacere la pubblicazione della lettera di richiesta di rettifica che è stata riassunta per motivi editoriali, nel commento all’articolo pubblicato su questo blog, è riportata la lettera inviata il giorno successivo nella sua forma integrale.

vditella

Pubblicato da: vditella | maggio 6, 2013

Conferenza sul MOSE del 5 Maggio 2013

Articolo apparso sul Gazzettino

2013 05 05 Gazzettino su Convegno contro il MOSE-1

Articolo apparso su La Nuova Venezia

2013 05 05 la Nuova su Convegno contro il MOSE-3

Commento:

Il titolo di quest’articolo non corrisponde esattamente alla mia presentazione. Allego la lettera che ho inviato alla redazione della Nuova Venezia.

Padova, 6 Maggio ’13.

Pregiatissimo Direttore,

Leggo sulla Nuova Venezia di domenica, 5 maggio ’13, l’articolo col titolo virgolettato: “Paratoie instabili Con il mare mosso rischio tsunami “ e nel sottotitolo riporta ancora virgolettato: “Modelli inattendibili” Accusa l’ingegnere Vincenzo Di Tella.

Con la presente La prego di voler precisare che nella presentazione non ho parlato di tsunami ma esclusivamente della instabilità dinamica delle paratoie MOSE emersa nello studio Principia e dei suoi effetti sulla progettazione, infatti la impossibilità di poter usare modelli matematici per la sua modellazione e l’inadeguatezza  del modello fisico completo della bocca di Malamocco  utilizzato per la progettazione, come riportato nel commento del Comitato tecnico del Magistrato alle acque, non consentono di determinare il comportamento reale della paratoia singola e di conseguenza di tutta la schiera. La scala 1/80 usata per la modellazione della schiera competa, secondo la legge di Froude, non consente la corretta riproduzione delle forze viscose che seguono la legge di Reynolds, (durante la discussione ho fatto riferimento ad un esperimento che si può fare anche a casa con un semplice pendolo).

La presenza della instabilità dinamica, ovvero della risonanza sub armonica (mi scusino i lettori per questi termini tecnici), comporta un’amplificazione delle rotazioni angolari tra paratoie contigue che riguardano la inefficienza della schiera di paratoie alla tenuta del battente idrostatico del dislivello mare/laguna, e, in casi estremi, se una paratoia va in contato con il modulo di base, può anche causare seri  danni strutturali sia alla paratoia che alle cerniere.

E’ mio dovere precisare che, col mare mosso (altezza d’onda significativa maggiore di 2 m), questa inefficienza della schiera non protegge adeguatamente la laguna dal fenomeno delle acque alte ma non può certo produrre un effetto tsunami in laguna. La prego di volerne dare pubblicazione, nelle modalità che riterrà opportune, al fine di evitare eventuali strumentalizzazioni sul mio intervento.

La ringrazio anticipatamente e Le invio

I miei distinti saluti

Vincenzo Di Tella”

Articolo apparso su Il Corriere del Veneto

2013 05 05 Corriere del Veneto su Convegno cotro il MOSE-1

Pubblicato da: vditella | dicembre 6, 2011

Da La Nuova Venezia di Mercoledì 30 Novembre 2011

Mose, critiche legittime. Di Tella: «I nostri dubbi tecnici»
Per noi è una soddisfazione grandissima. Ci è stata riconosciuta la serietà del nostro lavoro. E soprattutto il fatto che non avevamo offeso nessuno, ma solo messo in luce alcune criticità tecniche.

Per noi è una soddisfazione grandissima. Ci è stata riconosciuta la serietà del nostro lavoro. E soprattutto il fatto che non avevamo offeso nessuno, ma solo messo in luce alcune criticità tecniche del progetto Mose, che derivavano dalla nostra esperienza professionale». L’ingegnere Vincenzo Di Tella, specialista in progetti off shore, per anni dirigente della Tecnomare, commenta con un gran sorriso la notizia della sentenza del Tribunale di Venezia. Che ha respinto la richiesta di risarcimento danni per diffamazione intentata dal Consorzio Venezia Nuova. Dando ragione a Di Tella e ai suoi colleghi (Paolo Vielmo e Gaetano Sebastiani). «Non si trattò di diffamazione, ma del legittimo diritto di critica», ha scritto il giudice civile Marco Campagnolo. Condannando anche il Consorzio per la prima volta a risarcire le spese legali, 5800 euro. Per i critici al grande progetto una sentenza importante. Anche perché le critiche tecniche al Mose erano state stampate nel 2006 dal Comune di Venezia – sindaco Cacciari – quando si discuteva di possibili alternative. I dubbi espressi da Di tella erano stati poi confermati dalla società francese Principia, su richiesta di Ca’ Farsetti, e riguardavano la possibile criticità del sistema in caso di risonanza tra le varie paratoie che compongono la diga. Obiezioni respinte al mittente dal Consorzio e dal presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta. Ma adesso la sentenza, secondo Di Tella, rilancia anche il dibattito sull’efficacia e il futuro della grande opera. Un tema di cui si sarebbe dovuto discutere anche nella tre giorni di convegno dell’Unesco sui cambiamenti climatici. Assise annullata dal governo italiano su richiesta del ministro Brunetta, quando gli scienziati erano già stati invitati. Adesso l’Unesco ha fatto sapere di voler riconvocare la tre giorni di studio, e il sindaco Giorgio Orsoni si è detto d’accordo. Un’occasione per fare il punto anche sulle questioni tecniche del Mose, a cominciare dall’effetto risonanza e dalle cerniere. Temi affrontati da Di Tella negli anni scorsi e finiti in Tribunale con la richiesta di risarcimento danni intentata dal Consorzio Venezia Nuova. Ma il tribunale, per la prima volta, ha dato torto al pool di imprese. Dibattito che si riaccedne, in vista di importanti appuntamenti previsti nei prossimi mesi. Il varo dei cassoni in calcestruzzo sui fondali del Lido, previsto per la primavera del 2012. La costruzione in serie delle cerniere che dovranno sostenere le paratoie. Affidata alla Fip, impresa padovana del gruppo Mantovani e controllata da Tethis, la società di proprietà del Consorzio che fa da direttore dei lavori.(a.v.)
30 novembre 2011

Pubblicato da: vditella | novembre 27, 2011

Da La Nuova Venezia di Sabato 26 Novembre 2011

Mose, il giudice civile dà torto al Consorzio
«Non ci fu diffamazione». Diritto di critica, è la prima sentenza nel suo genere Richiesta di risarcimento contro Di Tella e Sebastiani respinta perché infondata

di Alberto Vitucci
Gli ingegneri dei progetti alternativi al Mose avevano ragione. E criticare il grande progetto non significa diffamare chi lo ha portato avanti, ma «esprimere liberamente le proprie opinioni». Sentenza quasi storica, che farà molto discutere, quella pronunciata dal giudice civile del Tribunale di Venezia Marco Campagnolo. Che ha respinto al mittente la richiesta di risarcimento danni del Consorzio Venezia nei confronti degli ingegneri Vincenzo Di Tella, Gaetano Sebastiani e Paolo Vielmo. Condannando per la prima volta il Consorzio a rifondere loro le spese legali, 5800 euro. La sentenza depositata nei giorni scorsi dalla terza sezione del Tribunale civile veneziano non lascia spazio a dubbi. «La richiesta del Consorzio va disattesa», scrive il giudice, «perché infondata». Precedente importante anche per le richieste di risarcimento già avviate nei confronti di altri soggetti. Il magistrato spiega nella sentenza che non si è trattato di diffamazione, come sostenuto dal Consorzio e dal suo legale, l’avvocato Ugo Camerino. I 40 articoli di giornale prodotti dal pool di imprese, secondo il giudice, non dimostrano l’esistenza della diffamazione («ne basterebbe uno solo se si trattasse di aggressione gratuita e distruttiva dell’onore e della reputazione del soggetto interessato»). In quel caso invece i tre ingegneri, autori di uno dei progetti alternativi al Mose denonimato «Paratoie a gravità», secondo loro meno costoso e meno impattante, avevano soltanto esposto dubbi e critiche al Mose. Comportamento legittimo, insiste il magistrato, «perché escludere il diritto di critica ogniqualvolta leda sia pure in modo minimo la reputazione di taluno, significherebbe negare il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero».
Molto soddisfatto l’avvocato Massimo Donadi, capogruppo alla Camera di Italia dei Valori, avvocato mestrino a cui si erano rivolti i tre ingegneri. «Una sentenza molto importante e una motivazione che non lascia spazio ad alcun dubbio», commenta, «era evidente fin da subito che si trattava di una intimidazione più che di una richiesta fondata dal punto di vista del diritto. Sono contento che la giustizia abbia dato ragione a questi tre professionisti, persone serie e coraggiose, che hanno continuato la loro battaglia di idee, quasi come moderni Davide contro Golia». La lunga storia del Mose è densa di cause civili contro i dissenzienti. Questa è la prima volta che il giudice dà loro ragione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
26 novembre 2011

Commento
Pubblichiamo con piacere l’articolo della Nuova che informa sull’esito della sentenza del Tribunale di Venezia relativa alla causa di diffamazione intentata dal Consorzio Venezia Nuova nei nostri confronti. Nell’esprimere la nostra viva soddisfazione per la sentenza emessa dal Tribunale, riteniamo doveroso puntualizzare che nel sottotitolo insieme a Di Tella e Sebastiani  non è indicato l’ing Vielmo. Vi è poi una ulteriore precisazione che riguarda il nostro collegio di difesa composto oltre che dall’avvocato On. Massimo Donadi, citato nell’articolo, anche dall’avvocato Prof. Cesare Galli e dall’avvocato Mariella Melandri; a tutti loro vanno il nostro sentito apprezzamento ed il nostro doveroso grazie.
Vincenzo Di Tella

Pubblicato da: vditella | luglio 20, 2010

Da La Nuova Venezia di martedì 20 luglio 2010

“Fermate il Mose, non funzionerà”

Presentata videoinchiesta delle associazioni ambientaliste

«Mose – Errori, limiti e ragionevoli alternative». È questo il titolo della videoinchiesta contro l’intervento alle dighe mobili che il coordinamento delle associazioni ambientaliste – tra cui Nomose, Ecoistituto Veneto, Legambiente, Italia Nostra, Wwf, Ambiente Venezia – ha presentato ieri a Ca’ Farsetti e che sarà distribuito nei prossimi giorni e inviato alla stessa Procura della Repubblica. Un dvd video a più voci che evidenzia, alla vigilia dell’entrata nella fase dell’effettiva realizzazione del progetto di dighe mobili, quelli che sarebbero limiti ed errori, individuati anche da soggetti terzi, come la società francese di tecnologia marina Principia, come ha spiegato per il coordinamento delle associazioni ambientaliste Luciano Mazzolin, con Stefano Boato, Cristiano Gasparetto e altri.

In particolare, si mette in discussione la sicurezza e l’efficacia del sistema di paratoie a oscillazione – che permetterebbero in condizioni particolari il passaggio dell’acqua – rispetto a quelle a gravità che sono state invece scartate e che costerebbero circa un decimo delle altre. L’incertezza sulla sua reale utilità di fronte a un innalzamento dei mari che, secondo le più recenti stime, potrebbe essere nel secolo in corso di 80 centimetri sul medio mare. Ma anche il problema dei costi di costruzione dell’opera sollevati anche da una recente relazione della Corte dei Conti. Si è detto anche ieri che, a opera non ancora conclusa, i costi sono già triplicati rispetto a quelli iniziali e che per la manutenzione e gestione del sistema si dovrebbero spendere 60 milioni di euro l’anno, cioè circa cinque volte in più della spesa inizialmente preventivata. Le associazioni ambientaliste chiedono pertanto – prima che la realizzazione del Mose entri nella fase dell’irreversibilità, con i primi mesi del 2011 – un confronto tecnico al più alto livello scientifico con le autorità regionali, locali e nazionali per ridefinire il modo migliore di gestire i flussi di marea nella laguna di Venezia alla luce dei nuovi elementi che stanno emergendo. Tra di essi, appunto, ora lo studio condotto da esperti dall’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Venezia, del Dipartimento di Metodi e Modelli Matematici per le Scienze Applicate dell’Università di Padova e dell’Istituto di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste che conferma la possibilità di rialzare progressivamente in una decina d’anni Venezia di circa 30 centimetri ”pompando” acqua salata tra i 700 e i 900 metri di profondità senza rischi per la stabilità degli edifici. (e.t.)

Commento

Prendiamo atto di questa iniziativa e ne seguiremo con interesse gli sviluppi.
Per correttezza dell’informazione dobbiamo far presente che il costo del sistema di protezione basato sulla Paratoia a gravità non è del 10% rispetto a quello del MoSE. Per chi volesse avere maggiori dettagli può trovarli nella relazione di sintesi del progetto di massima su questo stesso blog che riporta il confronto dei costi secondo le stime e i dati disponibili in quel periodo.
Ovviamente ci associamo alla richiesta di un confronto tecnico, al più alto livello scientifico possibile, per poter discutere dei risultati dello studio di Principia, riportato anche su questo blog.

V. Di Tella

Il video

Pubblichiamo qui sotto i collegamenti al video di cui si discute nell’articolo, suddiviso in due parti:

  1. parte 1;
  2. parte 2.
Pubblicato da: vditella | luglio 20, 2010

Dal Corriere del Veneto di martedì 20 luglio 2010

Ambientalisti. Contro le dighe: dubbi della Corte dei Conti e della Società Principia

Il video anti-Mose e il nuovo progetto “Pompare acqua per sollevare Venezia”

Per la lettura dell’articolo cliccare sull’immagine qui sotto.

Dal Corriere del Veneto di martedì 20 luglio 2010

Pubblicato da: vditella | maggio 26, 2010

Da Terra di martedì 25 maggio 2010

Analisi. Gli scienziati dell’Istituto ora confermano: le paratie non tengono conto dei cambiamenti climatici

I dubbi del CNR sul Mose

Per la lettura dell’articolo cliccare sull’immagine qui sotto.

Da Terra di martedì 25 maggio 2010

Commento

Prendiamo atto di quanto riportato in questo articolo ed in particolare il riferimento alla irreversibilità del MoSE che invece permetterebbe un riadattamento delle opere e un loro riposizionamento se il progetto fosse stato eseguito secondo le prescrizioni imposti dalla legge speciale, come ampiamente commentato in questo blog.

V. Di Tella

Pubblicato da: vditella | maggio 15, 2010

Dalla Nuova Venezia di mercoledì 12 maggio 2010

Mose, il Cnr avanza dubbi «Con l’aumento dei mari potrebbe non bastare»

Caccia: «Finalmente confermate le nostre perplessità»
Documento di protesta consegnato al direttore Ciesm

«Il Mose è funzionale all’interno di un certo scenario di innalzamento del livello del mare. Oltre il quale questa misura di protezione potrebbe essere inadeguata». Dopo l’elogio del Mose arrivano i dubbi e le proteste. Il direttore del Cnr-Ismar Fabio Trincardi lancia l’allarme sull’aumento del livello dei mari, che potrebbe rendere inutili o addirittura nocive le dighe mobili.

Lo ha detto ieri al Lido, nella seconda giornata di studio organizzata dal Ciesm, la commissione scientifica per il Mediterraneo presieduta da Alberto di Monaco di cui fanno parte 23 Paesi: «Per il momento abbiamo una soluzione. Compito della ricerca scientifica è capire quanto a lungo questa soluzione può essere applicata». Dubbi che rilanciano la polemica. «Ci fa piacere che sia il Cnr a confermare le cose che diciamo da anni», dice Beppe Caccia, capogruppo della lista Bettin in Consiglio comunale. Presa di posizione netta, che stride con quella del sindaco Orsoni. All’apertura dei lavori aveva definito il Mose «esempio di sviluppo sostenibile». Più prudente il vicesindaco Sandro Simionato: «Il Mose c’è, e speriamo che sia utile», dice, «ma occorre avviare anche tutti gli altri interventi previsti dalla Legge Speciale, e aumentare i controlli». Ieri mattina seduta con Corila, Cnr, Consorzio Venezia Nuova. Il direttore del Corila Pierpalo Campostrini ha assicurato che nel 2012 la prima fila delle paratoie entrerà in funzione. «Non ci sono state devastazioni all’ambiente».

Un gruppo di aderenti all’associazione Ambiente Venezia e Assemblea permanente No Mose ha consegnato una corposa documentazione al direttore generale del Ciesm Frederic Briand.

«Gli abbiamo fatto omaggio del volume edito dal Comune di Venezia qualche anno fa», ha spiegato Massimo Rossi, portavoce dei movimenti, «sui progetti alternativi al Mose e due filmati che spiegano dei danni e delle emergenze vere di cui soffre la nostra città». «Abbiamo anche ribadito la richiesta», continua Rossi, «che i cittadini devono essere informati sull’andamento dei lavori, in completa trasparenza, come prevede la legislazione europea. Il direttore si è detto d’accordo con noi».

Ambiente Venezia ha diffuso ieri anche un volantino – sotto l’occhio attento di decine di poliziotti – in cui definiscono il convegno «l’ennesimo strombazzamento mediatico in cui la lobby delle grandi opere si autoincensa con l’aiuto di molti appartenenti al mondo scientifico locale per magnificare il Mose e occultare i danni portati alla laguna». «Restiamo stupiti», scrive Luciano Mazzolin, «nel sentire l’entusiastico appoggio del sindaco Orsoni che così cancella tutti gli atti della precedente amministrazione. È questo il laboratorio del centrosinistra allargato?»

di Alberto Vitucci

Commento

L’affermazione virgolettata «Per il momento abbiamo una soluzione. Compito della ricerca scientifica è capire quanto a lungo questa soluzione può essere applicata» è stupefacente e non credo si possa aggiungere altro. L’articolo non riporta da chi è stata fatta ma verrebbe da chiedere a questa persona, se si comporterebbe allo stesso modo nel caso si trattasse della sua abitazione.

V. Di Tella

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