Pubblicato da: vditella | aprile 30, 2006

Come è stato approvato il cosiddetto “Progetto MoSE”

Mancano ancora le verifiche scientifiche e tecniche e il confronto con le alternative

Il Magistrato alle Acque ha rifiutato, per sé e per il Consorzio Venezia Nuova, di partecipare al recente confronto e dibattito sulla salvaguardia di Venezia e della laguna; così ancora una volta si è evitato di rispondere alle critiche scientifiche e tecniche e ai formali pareri negativi espressi sul progetto MoSE in diversi atti e occasioni.

  1. Il parere negativo di merito tecnico sull’avanzamento del progetto Rea-MoSE del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici è stato superato nel 1990 con una decisione politica del Comitatone.
  2. Il parere di merito negativo del 1998 sul Progetto MoSE della Commissione statale VIA, con argomentazioni scientifiche molto approfondite,  è stato superato nel 2003 con una decisione politica.
  3. Su ricorso della Regione Veneto il TAR nel 2000 ha annullato, per motivi rimasti ingiudicati ai livelli superiori e non di merito, il Decreto interministeriale negativo sul MoSE (governo Prodi) che prescriveva in particolare il “riequilibrio con interventi sui fondali  e sui canali per conseguire l’attenuazione dei livelli di marea” e il necessario “riesame del progetto o di sue parti sperimentali”.
  4. Il Magistrato alle Acque ha ignorato gli esiti della verifica scientifica molto approfondita (richiesta dal Comitatone presieduto da D’Alema nel 1999) elaborata dal Ministero dell’Ambiente che concludeva: “Le elaborazioni segnalano la possibilità di ottenere (senza MoSE e senza irrigidimento dei fondali) una riduzione delle punte di marea mediamente di 20 cm… si possono ridurre gli allagamenti a un evento ogni 5 anni con una durata media di 2 ore e 40 minuti”.
  5. Il Decreto del Consiglio dei Ministri (presieduto da Amato il 15 marzo 2001) che prescriveva “un ulteriore stadio progettuale per aumentare le capacità dissipative dei canali alle bocche di porto tendendo al ripristino delle condizioni esistenti prima della costruzione dei moli e dei grandi canali di navigazione e connesso adeguamento del progetto delle opere mobili di regolazione delle maree” è stato disatteso e superato con decisione politica  del Comitatone nel 2003.
  6. Il Consorzio Venezia Nuova ha rifiutato il confronto nell’ambito del convegno scientifico promosso nel 2003 dall’IUAV – Facoltà di Pianificazione del Territorio nel quale venti studiosi si sono confrontati per due giorni su “Riequilibrio, riqualificazione e salvaguardia”, sul MoSE e sui progetti alternativi “Paratoia a gravità” (già presentato al Ministero delle Infrastrutture nel 2002), Arca e Perla.
  7. Nel 2004 alla Commissione per la Salvaguardia è stato imposto di votare il parere sul MoSE dopo aver esaminati solo i primi 9 volumi del progetto, ne restavano da esaminare ancora 63; sei membri si sono rifiutati di avvallare questa forzatura senza precedenti e non hanno partecipato al voto.
  8. Il Magistrato alle Acque non ha risposto né allora né in seguito ai problemi già emersi in sottocommissione e da me riproposti e formalizzati agli atti nella Commissione di Salvaguardia sui seguenti temi: gestibilità in caso di innalzamento del livello del mare (paratoie sempre chiuse), affidabilità degli enormi e complessi impianti subacquei e sotterranei per la gestione di un sistema di paratoie “intrinsecamente instabile”, possibilità di rottura per oscillazione in risonanza con le onde e/o per ribaltamento (affidabilità delle cerniere-connettori), allagamenti per sovralzo acqueo in laguna a paratoie chiuse in caso di evento alluvionale eccezionale (afflusso dal bacino scolante e dalle paratoie, da pioggia e accumulo da vento), mancato riequilibrio e aggravamento degli squilibri per gli scavi e gli sbancamenti orizzontali alle bocche di porto, criticità geologiche e geotecniche per le fondazioni, danni ambientali e paesaggistici irreversibili, mancata verifica costi-benefici (costi di costruzione, gestione e manutenzione).

In questi giorni ancora una volta si è evitato il confronto per imporre un progetto non “graduale”, non “sperimentale” e non “reversibile” (prescrizioni di legge disattese), senza comparazioni alternative grazie al monopolio della “concessione unica” dichiarata decaduta dalle leggi europea del 1993 e italiana del 1995; un progetto in contrasto con gli strumenti di pianificazione e con le normative ambientali europee, avviato per stralci e ancor oggi in assenza di un progetto esecutivo complessivo.
Per qualche tempo è ancora possibile realizzare credibili e pubbliche verifiche scientifiche e tecniche e confronti comparati con le alternative di intervento disponibili da subito.
Chi ha responsabilità pubblica senta il dovere, anche verso le future generazioni, di evitare disastrosi errori e garantire alla città, alla laguna e al porto prospettive compatibili e sostenibili nel breve e nel lungo periodo.

Venezia 1 gennaio 2006

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Responses

  1. Ho inserito nel nostro blog questo articolo del prof. Boato apparso su diversi quotidiani, perchè rappresenta in estrema sintesi le carenze del cosiddetto “Progetto definitivo” del MoSE.
    Alle carenze tecniche evidenziate in questo articolo ne aggiungo un’altra che non è certo di secondaria importanza: nel progetto definitivo mancano “i principi per il calcolo strutturale dei componenti del sistema”. Chiediamo ai responsabili di questa approvazione: come sono state calcolate le quantità dei materiali per la stima del costo delle opere? Che affidabilità hanno queste stime?
    Vincenzo Di Tella


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