Pubblicato da: vditella | maggio 3, 2006

Perché il sistema deve essere reversibile

Chiariamo innanzitutto cosa s’intende per reversibilità.
Nell’articolo pubblicato sulla rivista Newton del 1 gennaio 2004 sotto il titolo “L’ultima difesa della Serenissima”, gli autori Massimo Murianni e Flavia Caroppo si pongono la domanda: “Il MoSE è un’opera irreversibile?” E riportano la risposta della Presidente del Magistrato alle Acque: “Chi si oppone oggi al MoSE“, spiega l’ingegner Piva a Newton, “contesta soprattutto la cosiddetta irreversibilità dell’opera. Ma non è così. Quando non sono in funzione, le paratoie giacciono nei loro alloggiamenti sul fondale e non interferiscono con il naturale ricambio d’acqua tra la laguna e il mare. Quindi gli effetti dell’opera possono essere considerati perfettamente reversibili“. In altre parole, per l’ingegner Piva, la reversibilità del MoSE è rappresentata dal fatto che il sistema può anche restare sul fondo e non essere più operato.
Troviamo estremamente singolare questa affermazione e stentiamo a credere che questa argomentazione sia stata accettata da chi ha approvato il progetto e dalle Autorità competenti che lo hanno avallato. Nel caso in questione, dopo aver speso 4300 milioni di euro, se si scoprisse che il sistema non funziona o che dei guasti irreparabili non ne permettessero più il regolare funzionamento, si dovrebbe lasciarlo in fondo alle bocche di porto, buttando letteralmente a mare i soldi dei contribuenti italiani. In altre occasioni (una presentazione pubblica del progetto da rappresentanti del Consorzio Venezia Nuova) è stato detto che la rimozione, come avviene per le costruzioni a terra, è rappresentata dalla distruzione delle opere. Citiamo, ad esempio, quello che è stato fatto recentemente per il cosiddetto eco-mostro di Bari, ma questo non è reversibilità ma demolizione delle opere. La rimozione delle opere, nel caso del MoSE, richiederebbe dei costi comparabili e forse anche maggiori di quelli necessari alla sua costruzione, e non potrebbe mai ripristinare le condizioni ambientali preesistenti alla realizzazione delle opere, devastate dalla massiccia cementificazione delle bocche di porto. In questo caso si aggiungerebbe al danno di aver realizzato qualcosa di inaffidabile o peggio ancora dannoso, anche la beffa delle spese ingenti delle operazioni di demolizione e di riequilibrio ambientale della zona.
La reversibilità vuol dire rimovibilità del sistema per portare l’ambiente allo “status quo ante”, in inglese si usa il termine “remouval” e cioè rimozione completa delle opere.
Questo è un requisito di progetto che ormai sta diventando standard per tutte le installazioni in mare nel mondo, e per le opere di difesa di Venezia rappresenta una caratteristica di estrema e vitale importanza. Esaminiamo quali sono le ragioni principali:

  • È un requisito di progetto richiesto dalla legge speciale. Sia il Consorzio sia il Magistrato alle Acque non hanno mai spiegato come il MoSE, per la sua concezione monolitica e fortemente integrata, possa rispettare questo requisito. Le argomentazioni riportate in precedenza sono semplicemente irricevibili. Non esiste alcun motivo plausibile per non rispettare questa caratteristica di sistema che, tra l’altro, comporta una rigidezza nella progettazione delle opere, dei costi esorbitanti per la loro realizzazione e gestione, ed un impatto ambientale veramente devastante. È la scelta di sistema della Paratoia Spingente che opera in modo intrinsecamente instabile, e l’impiego di tecnologie obsolete in ambiente sottomarino a pressione atmosferica, che hanno portato all’attuale progetto del Consorzio Venezia Nuova. La prova, mai smentita, è che la Paratoia a Gravità, che opera in modo intrinsecamente stabile ed utilizza componenti e tecnologie largamente utilizzati nell’ingegneria marina ed offshore, consente di rispettare tutti i requisiti di progetto imposti dalla legge speciale, inclusa la reversibilità, costa il 20% del MoSE, si costruisce completamente in tre anni in cantieri navali esistenti ed elimina completamente il devastante impatto ambientale dei cantieri in opera previsti per il MoSE.
  • Non è pensabile che un’opera che deve durare centinaia di anni in fondo al mare abbia delle strutture e dei componenti che in caso di rotture e/o guasti e/o eventi accidentali non possano essere riparati. Si fa presente che le basi di fondazioni in cemento armato e alcuni componenti essenziali per il funzionamento e l’affidabilità delle opere non hanno applicazioni similari esistenti e quindi non se ne conosce il comportamento nel tempo, né è stato mai detto come intervenire in caso di necessità. Il riferimento ai tunnel immersi per opere stradali e ferroviarie esistenti non è pertinente: questi ultimi sono interrati, non sono soggetti alle azioni dinamiche delle forze d’onda e non hanno i numerosi passaggi stagni e le piastre di ancoraggio delle cerniere delle paratoie, attraverso le quali i carichi delle paratoie si trasferiscono alle basi del MoSE. Vi sono poi, sulle basi di fondazione, le strutture a collasso predeterminato in calcestruzzo di cui non si conoscono i principi di progettazione, né le procedure di rimozione/sostituzione in caso di una loro rottura per il ribaltamento possibile di una paratoia. Di questi aspetti, vitali per la sicurezza e l’affidabilità delle opere, non c’è traccia nel cosiddetto “Progetto definitivo” del MoSE.
  • Il sistema delle opere di protezione di Venezia dalle acque alte si inserisce in uno scenario futuro difficilmente prevedibile. Basti pensare alle previsioni dell’innalzamento del livello medio mare a causa dell’effetto serra e ai possibili fenomeni di subsidenza che hanno fatto tanto discutere e continuano a dividere gli scienziati e i ricercatori che si sono occupati di questo argomento.

Di fronte a queste incertezze, avere un sistema rigido e irreversibile come il MoSE è veramente molto rischioso e pericoloso, per due motivi di fondo. Il primo riguarda l’attendibilità dei dati di progetto assunti, il secondo riguarda l’effetto che questi eventi causerebbero sul numero di chiusure e i tempi di chiusura delle bocche di porto.
Sul primo aspetto basti considerare cosa succederebbe, dopo aver speso le ingenti somme previste per il MoSE se le previsioni degli effetti globali di subsidenza e innalzamento del livello medio mare fosse errato: ci troveremmo di fronte alla impossibilità del sistema di far fronte alle maree eccezionali che dovessero verificarsi durante la vita operativa delle opere.
Sul secondo punto basta considerare l’effetto della variazione di fondale delle bocche di porto dovuto alla variazione del livello medio mare: l’incremento del raggio idraulico delle sezioni comporta un notevole incremento dello scambio mare laguna che, a parità di dislivello di marea in Adriatico, comporta un aumento della marea massima all’interno della laguna. Il dottor Georg Umgiesser del CNR di Venezia, durante la presentazione dei progetti alternativi al MoSE presentati nel dicembre 2005 al Comune di Venezia, ha presentato uno studio che dimostra l’incremento del numero di chiusure e la durata delle chiuse che si avrebbero con l’attuale progetto MoSE, facendo riferimento alla statistica attuale delle maree e considerando la variazione nello scambio mare-laguna in seguito all’incremento della sezione delle bocche di porto dovuto alla variazione di fondale per effetto di eustatismo e innalzamento livello medio mare: i risultati di queste simulazioni sono veramente impressionanti e il loro impatto sullo scambio mare – laguna e sulle attività portuali facilmente prevedibile. Pur senza entrare, in questa sede, nel merito tecnico delle simulazioni, non c’è dubbio sugli effetti, anche solo qualitativi, di un eventuale incremento del livello medio mare sul numero e la durata delle acque alte in laguna. Un sistema irreversibile, che non sia capace di potersi adeguare alle mutate condizioni di riferimento durante la vita delle opere previste, rappresenta un rischio elevato per la salvaguardia di Venezia e delle sue attività produttive.
È per questo motivo – che si ispira ad un sano ed elementare principio di precauzione – che i sette saggi del cosiddetto Progettone avevano stabilito, per le opere di difesa, questo requisito di progetto che è stato recepito nella legge speciale e successivamente sempre ribadito nei momenti decisionali fondamentali.
La Paratoia a Gravità, un sistema completamente reversibile che può avere un utilizzo anche stagionale, risolve completamente questi problemi. Rispetta il requisito di progetto e la manutenzione viene fatta completamente in superficie in cantieri navali attrezzati con tempi e costi certi. Le scelte tecnologiche e la tipologia delle fondazioni a gravità e cioè senza pali di fondazione, oltre a permettere la completa rimozione delle opere, consente anche di potersi adeguare alle eventuali variazioni delle condizioni del livello medio mare, modificando la quota del piano di appoggio delle strutture di base lasciando sostanzialmente invariati la geometria delle bocche di porto e, di conseguenza, lo scambio mare – laguna, riducendo al minimo il numero delle chiusure totali delle bocche. In questo modo e con una gestione ottimale delle chiusure parziali delle bocche di porto, condizione operativa consentita dalla Paratoia a Gravità, è possibile abbattere i picchi di marea senza chiudere completamente gli accessi alla laguna, e ridurre al minimo indispensabile le chiusure totali richieste da fenomeni di marea assolutamente eccezionali. Nelle condizioni attuali, secondo simulazioni già fatte, le chiusure totali possono essere ridotte all’ordine di una ogni 5-10 anni. Nel caso di eventuale aumento del livello medio del mare, intervenendo anche sugli effetti dissipativi alle bocche di porto, l’incremento del numero e della durata delle chiusure totali, sarebbe comunque il minimo possibile in assoluto.

Di Tella, Sebastiani, Vielmo

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Responses

  1. irreversibile… come l’istinto dei lemuri che li porta irreversibilmente verso la loro fine… in acqua.

    Preferirei evitarcelo ed evitarglielo… o l’uomo dovrà sempre ricorrere agli epitaffi storici:
    – quì cadde l’ing….
    – quì sbagliò strada il grande luminare… sebbene i segnali di fumo ci fossero tutti…

    speriamo nel buon senso dei governanti nazionali e cittadini… so che Franco Conte della Margherita ne ha chiesto la ri-discussione in Consiglio Comunale (non sto sponsorizzando nessuno, ma quelli che si muovono su cose intelligenti sono da apprezzare).

    Acqua attrazione fatale.
    Dei lemuri si salvano solo quelli lenti che, rimanendo indietro riescono a sopravvivere e continuare la specie.

    Riusciranno i veneziani-lemuri che amano l’acqua a rallentare la folle corsa verso l’irreversibile? A salvare la specie-Venezia?

  2. Se chi ha il potere di farlo lo vuole, si può ancora fermare il progetto del MoSE e dare comunque con costi decisamente ninori e in tempi relativamente brevi (tre anni) un sistema veramente efficace alla protezione della Laguna Veneta dalle acque alte, nel rispetto di tutti i requisiti di progetto imposti dalla Legge Speciale. Nonostante i lavori già fatti non siamo ancora all’irreversibiltà ovvero al punto di non ritorno. Spero ancora che un confronto pubblico, questa volta senza le assenze fondamentali e istituzionali che abbiamo visto il 19 dicembre scorso alla presentazione delle alternativa al Comune di Venezia, possa far conoscere, non solo ai Veneziani ma a tutti gli Italiani come stanno le cose veramente. Bisogna che l’azione avviata dal sindaco Massimo Cacciari non si fermi e prosegua col metodo della trasparenza fin quì adottatto e che tanto abbiamo apprezzato. Chi ci legge non può certamente non notare la differenza di comportamento dell’Amministrazione Comunale da quella che è stato in questi ultimi tempi il comportamento dell’Ammonistrazione Regionale e Nazionale. Speriamo bene.
    V. Di Tella

  3. speriamo che i consiglieri comunali al prossimo dibattito sul Mose votino “con scienza e coscienza”, sarà un voto storico per Venezia e anche per loro, a futura memoria… e voto

  4. … e perché no, anche a futura responsabilità economica, se vale per la chimica a Marghera perché non dovrebbe valere per il Mose? Chiunque riempia di debiti futuri la Serenissima qualche responsabilità dovrebbe pur prendersela, politici e non. Il minimo è il taglio della mano dx di antica memoria su pubblica piazza… almeno simbolico e un’incisione su pietra con i nomi degli Attila nostrani a futura memoria, almeno per ricordare che un principio di responsabilità dovrebbe valere per ogni scelta, opera. Ma io spero sempre che il buon senso vinca.

  5. Ci speriamo anche noi. Da quanto apparso sui quotidiani locali, il 5 giugno ci sarà un Consiglio Comunale su questo argomento e speriamo in una conferma della mozione votata in giunta in modo che si possa avere finalmente un confronto col Consorzio Venezia Nuova e col Magistrato alle Acque di Venezia in cui si possa finalmente far conoscere ai veneziani le carenze del progetto MoSE su componenti essenziali del progetto e su un fatto molto importante che è IL RISPETTO DEI REQUISITI DI PROGETTO imposti dalla legge speciale per Venezia che il MoSE, per la sua concezione, non rispetta nè potrà mai rispettare, e che finalmente si possano valutare serenamente e alla luce del sole le alternative presentate.
    Noi sappiamo che il nostro progetto è stato sottoposto ad un esame nei laboratori di Voltabarozzo di proprietà del Ministero delle Infrastrutture, gestito dal Magistrato alle acque, come si può vedere su questo blog, ma non ci è dato di conoscere che cosa è stato esaminato e quali sono i risultati di questo esame. Evviva la trasparenza.


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