Pubblicato da: vditella | maggio 7, 2006

Presentazione del Progetto di massima della Paratoia a Gravità  al Comune di Venezia

Venezia, 19 dicembre 2005

Presentazione dell’ingegner DI TELLA

Innanzitutto ringrazio il Sindaco, che ci ha invitato a questa presentazione, la Commissione e tutti Voi che siete qui presenti. Buongiorno a tutti intanto.

Prima di entrare nel merito devo fare una piccolissima precisazione. Noi, quando abbiamo presentato il Progetto, il nostro Progetto di massima, alle Commissioni consiliari, abbiamo presentato una soluzione che rispetta tutti i requisiti posti dalla Legge Speciale e che, quindi, pensavamo di poter confrontare direttamente col progetto del MoSE. Questo invece – per i motivi che il Sindaco questa mattina ha ricordato – non è possibile, e quindi ci siamo trovati un po’ spiazzati. Inoltre abbiamo visto che la Commissione, probabilmente trovandosi di fronte a delle soluzioni molto diverse tra di loro, ha allargato lo spettro dei requisiti di progetto, inserendo la stagionalità e valutandola molto positivamente. E noi abbiamo accettato questo metodo e abbiamo adeguato il nostro progetto tenendo conto anche di questo nuovo criterio. Ci è stato chiesto cosa pensiamo della metodologia usata: noi pensiamo che è stato fatto un ottimo lavoro, anche perché ci ha consentito di evidenziare aspetti di flessibilità del nostro Progetto che, prima, non erano evidenti ma che invece sono emersi nella soluzione progettuale che abbiamo elaborato.
Quindi oggi faccio una brevissima presentazione di questa nuova soluzione progettuale ricordando di aver già mandato i documenti alla Commissione: sia la nuova relazione di progetto sia le risposte puntuali a tutte le domande fatte dalla Commissione.
Siccome in 15 minuti non ci sarà il tempo di parlarne diffusamente, cercherò di fare una sintesi di tutte queste cose.

Andiamo nel merito. Il Progetto che noi presentiamo chiaramente è quello della Paratoia a Gravità e l’abbiamo reso stagionale, accettando proprio la sfida che ci è venuta da questa Commissione che, giustamente, ha valutato questa stagionalità in una maniera molto positiva, perché evidentemente una cosa è mettere delle strutture che stanno in fondo al mare cento anni e fare manutenzione sottomarina, e su certi aspetti del progetto MoSE non si sa ancora neppure come fare gli interventi – perché è con questo che ci stiamo confrontando – e un’altra cosa è invece avere un sistema che, dopo tre mesi che è stato in fondo al mare, viene recuperato e portato in cantiere per le operazioni di manutenzione. Questo è il progetto che noi proponiamo in questo momento. E qui vedete, alle mie spalle, la soluzione che noi presentiamo (figura 1). In alto vedete una semi barriera, che copre metà di una bocca di porto: è una struttura di 200 metri, larga 40, che viene costruita completamente in cantieri navali. Sotto vedete invece la struttura in operazione con le paratoie alzate.
Anche in questo caso noi non abbiamo inventato una nuova tecnologia, e questo, direi, è un aspetto estremamente importante che mi piace evidenziare. Noi abbiamo preso in prestito l’idea dei pontoni sommergibili comunemente detti “submersible barges” e su di essi abbiamo installato le paratoie. Abbiamo riportato in questa figura 2 un pontone sommergibile tipico, si tratta di una struttura lunga 160 – 170 metri capace di portare oltre 24 – 25 000 tonnellate, che si affonda fino a 20 metri e va su e giù perché serve per trasportare grosse strutture, grossi manufatti – chi conosce l’offshore sa di che cosa sto parlando – e quindi noi riteniamo che questa struttura è ideale per portare le paratoie, le Paratoie a Gravità che non hanno bisogno del sistema di controllo. Questi pontoni sono autonomi: non hanno bisogno di nulla, vengono portati sul posto con rimorchiatori portuali; lì si posizionano e si zavorrano per appoggiarsi sul fondo del mare e con i propri impianti si azionano, all’occorrenza, le paratoie per la chiusura parziale o totale della bocca di porto.
Il fatto che il nostro Progetto utilizza componenti, tecniche, procedure di progettazione e di costruzione che sono ormai standard nell’ingegneria navale e marina e che non bisogna inventare “nulla” è un aspetto qualificante del progetto e vorrei che fosse chiaro a tutti.
Nel Progetto sono riportate le strutture per tutte le bocche di porto, qui ho riportato le due più grosse che sono quelle della Bocca di Malamocco con le sue dimensioni (figura 3); questa è una semi struttura, come ho detto, e questa è una sezione – vado molto veloce perché il tempo non mi consente di illustrare i dettagli, poi se volete possiamo entrare in qualche dettaglio; qui (figura 4) vedete proprio la sezione del pontone in corrispondenza della paratoia dove nella parte alta si vede la paratoia, si vedono i tubi dell’aria per immettere l’aria nella camera di manovra e di scarico dell’acqua – chi ha seguito il progetto sa di che cosa sto parlando, gli altri purtroppo si devono accontentare; la parte grigia rappresenta la struttura del barge modificato: cioè è stato creato all’interno di questo barge lo spazio per alloggiare le paratoie, paratoie che sono costruite e installate completamente sulle barges in cantiere e non c’è bisogno di installazioni in mare fatta con jack up così come previsto per il MoSE. Questa (figura 5) è un’altra semistruttura per l’altra metà della bocca di porto e, quindi, con due di queste barges sommergibili noi realizziamo lo sbarramento sia per la bocca di Malamocco che per la bocca di Chioggia. Per la definizione della geometria delle bocche di porto, si pone il problema dello scambio mare – laguna e della portualità; noi diciamo che, una volta che è stata definita la larghezza della sezione e la profondità della bocca di porto ottimali, le barges vengono dimensionate e posizionate per realizzare la geometria voluta. Quindi noi siamo in grado di realizzare qualsiasi sezione delle bocche si voglia, nell’assoluto rispetto dei piani di portualità definiti e di qualsiasi altro requisito che permetta di ottimizzare i flussi di marea e cosi via.
Qui (figura 6), molto brevemente, è presentata la procedura di installazione delle barges: non posso entrare nei dettagli ma comunque posso assicurare che è molto facile, perché le strutture sono realizzate per fare proprio queste operazioni. La barge viene portata sul posto completamente vuota, arrivata sul posto viene zavorrata e quindi installata e posizionata con una precisione del centimetro. Chi vi parla ha progettato strutture da 150 000 tonnellate che sono state posizionate con la precisione di un pollice. Quindi posizionare strutture di 20 000 tonnellate con una precisione di un centimetro non è certo un problema!
Qui vedete una bocca di porto in fase operativa: la Paratoia a Gravità consente una flessibilità operativa eccezionale perché, una volta che è stato definito qual è la profondità massima della bocca che vogliamo realizzare, si può parzializzare la bocca di porto come si vuole (figura 7). Noi possiamo realizzare qualsiasi canale navigabile: centrale (figura 7 al centro), laterale (figura 7 in basso), possiamo creare due corridoi, uno per l’entrata, uno per l’uscita, si può operare con la massima flessibilità! Il vantaggio di questa soluzione è che, non avendo sistemi di controllo, una volta che la paratoia è attivata, resta automaticamente in posizione, cioè non c’è bisogno di controllare continuamente il livello della zavorra al suo interno, il sistema è intrinsecamente stabile, cosa che il MoSE non è. Il MoSE, essendo un sistema intrinsecamente instabile, per funzionare ha bisogno del sistema di controllo.
Qui avete visto qualche esempio – è la bocca di Malamocco diversamente parzializzata e lo stesso vale anche  per Chioggia –  vado molto veloce…, la (figura 8) mostra la bocca di porto chiusa. Per il Lido invece abbiamo presentato due alternative (questa è la prima, figura 9, poi vedrete anche l’altra, figura 12) ma qui c’è proprio la possibilità di una scelta la più ampia possibile, se si vuole realizzare il porto passeggeri si può chiudere la parte restante con due barges, in pratica si può fare qualsiasi cosa. Una volta che sia stata definita la sezione e che siano stati definiti i criteri di Progetto dell’opera, ebbene si progetta il sistema di chiusura: con le Paratoie a Gravità non ci sono limitazioni! La figura 10 e la figura 11 mostrano rispettivamente la bocca di Lido parzialmente chiusa e totalmente chiusa.
Qui vedete una sezione delle possibili alternative per il Lido (figura 12): ci siamo posizionati su una larghezza della bocca di porto di 990 metri e realizziamo lo sbarramento con quattro di questi barges affondabili. Sul lato destro, nella parte più bassa dove le onde sono più piccole (qui non mi posso dilungare), abbiamo messo un cassone affondato a gravità e il resto è realizzato con le barges affondabili, abbiamo due aperture: una per il traffico pesante, un’altra per il traffico leggero. Faccio notare che  sono rappresentate le aperture massime e che pertanto si possono parzializzare per ridurre il numero delle maree medio basse in laguna. Questa possibilità di parzializzare le bocche, su previsione, e poi di chiuderle totalmente all’occorrenza, se serve, cioè solo se superiamo i valori che abbiamo previsto, è un vantaggio enorme perché ci permette di ridurre al minimo indispensabile le chiusure totali e per il tempo minimo le chiusure. Questo è un aspetto che altre soluzioni non hanno. E questo vorrei che fosse chiaro.
Qui vedete la bocca del Lido parzializzata, una per il traffico pesante, una per il traffico leggero; questa invece è la bocca del Lido chiusa. Non c’è più l’Isola del Bacan: non serve l’Isola del Bacan!
Questa è un’altra alternativa che, volendo, invece di usare 4 barge, se ne usano tre, si fanno tre pontoni sommergibili da 200 e si completa la bocca con un cassone auto-affondante da 200 m e un altro da 190 m, realizzando lo sbarramento con una parte fissa e una parte mobile. Tutto questo, presentato a titolo di esempio, dimostra che si può fare ciò che si vuole: la soluzione è di una flessibilità unica!

I costi.
  Bene, li vedete qui. Questo è il costo del MoSE: 3 440 milioni di Euro, che già sono diventati 4 300 milioni e poi vi dirò anche perché, secondo me. Poi ci sono i costi della Paratoia a Gravità e su questo vorrei che anche le altre soluzioni chiarissero come sono stati fatti i costi. Noi abbiamo presentato due scenari: uno realizzato con i costi e gli oneri del Consorzio e l’altro con i costi di mercato; con i costi unitari e gli oneri del Consorzio si hanno 747 milioni di Euro; se invece l’opera si realizza con gara d’appalto normale i costi sono circa 382 milioni di Euro. Quindi, quando si leggono i costi delle altre soluzioni – e qui pregherei chi parla dopo di me di chiarire questo aspetto che mi sembra fondamentale – bisogna che si indichi, anche, con quali criteri sono stati derivati; non stiamo parlando di noccioline o di qualche per cento: stiamo parlando del doppio!
Quali sono gli aspetti qualificanti di questo Progetto? Alcune cose le ho già dette ma qui vale la pena di tornarci: si utilizzano tecniche e procedure per la progettazione, costruzione, installazione e manutenzione che sono standard nell’ingegneria marina offshore e cioè quelle dei pontoni sommergibili e delle piattaforme a gravità. Chi presenta questo Progetto ha esperienza operativa in questo campo. Noi le abbiamo progettate, le abbiamo realizzate. Una delle nostre piattaforme dopo 16 anni è stata rimossa e su internet trovate tutti i dati possibili e immaginabili, se volete. Questa è reversibilità: se noi, quella volta, al nostro Cliente avessimo detto:  “Ah, ci hai chiesto di progettare la piattaforma rimovibile alla fine della sua vita operativa, uhm… guardi, non si può, noi te la progettiamo non rimovibile”, credo che il Cliente ci avrebbe tolto il contratto e ci avrebbe messo nella cosiddetta “black list” o lista nera e non ci avrebbe mai più mandato una richiesta di offerta.
Quindi per la progettazione della Paratoia a Gravità non c’è bisogno di sviluppo di componenti e si può passare già da domani alla progettazione definitiva ed esecutiva delle opere: basta solo scegliere le norme da seguire, se si vuole progettare secondo il RINA, secondo il Det Norske Veritas, secondo l’American Bureau o altri Registri di classificazione, o secondo più di uno questi Registri come si fa quando si vuole un progetto con elevati margini di garanzia e sicurezza. Il nostro progetto rispetta tutti i requisiti di progetto, richiesti dai vari Comitati e recepiti nella legge speciale, compresi la gradualità, la sperimentalità e la reversibilità ed in più, se vogliamo, può essere impiegato per un uso stagionale che è la massima espressione della reversibilità. Può realizzare qualsiasi geometria delle bocche di porto che ottimizzi lo scambio mare – laguna in funzione dei requisiti portuali richiesti. Le paratoie non sono in risonanza con le onde di progetto – e questo è un altro aspetto di caratterizzazione rispetto al MoSE e alle altre soluzioni – quindi minimizzano le forze delle onde. Le forze d’onda sono notevolmente minori rispetto a quelle che si hanno sulla paratoia del MoSE, e sono di due ordini di grandezza inferiori alle forze agenti sui cassoni auto-affondanti. I cassoni fissi, proprio perché sono fissi e quindi devono riflettere tutta l’energia che arriva dalle onde, sono soggetti a forze che sono di due ordini di grandezza superiori rispetto a quelle agenti sulla Paratoia a Gravità. Questo ha un evidente impatto sulle fondazioni del sistema.
Dal punto di vista delle operazioni, con la Paratoia a Gravità possiamo fare la chiusura delle bocche di porto con qualsiasi condizione di onde e corrente, il sistema è stato progettato per le condizioni di progetto previste per il MoSE ed è stato provato. Nel 2002 abbiamo provato una paratoia in vasca in scala 1:20, quindi quello che vi sto dicendo sono cose provate e riscontrabili, non dovete fare un atto di fede.
Esiste la massima flessibilità nella gestione operativa – e ne abbiamo già parlato; infatti la parzializzazione variabile delle aperture delle bocche di porto su previsione, permette di ridurre al minimo e per il minimo tempo necessario le chiuse totali delle bocche di porto. Facilità di adattamento all’eustatismo e all’effetto serra, l’assoluta reversibilità delle opere e la tipologia di fondazione a gravità, senza pali di fondazione, consente di modificare, nel tempo, le soglie di appoggio dei pontoni come si vuole: il sistema è compatibile con qualsiasi variazione futura del livello medio mare che si possa prevedere. Lo sbarramento non ha vincoli di interfaccia, come per il MoSE, e non è vincolato ad una posizione fissa.
La costruzione avviene completamente in cantieri navali esistenti e quindi non ha bisogno di cantieri in loco ed evita quello che sarà un impatto devastante per la realizzazione dei cantieri per la costruzione in loco dei cassoni in cemento armato del MoSE: il nostro progetto li elimina completamente!
Riduzione drastica di tempi e costi, che sono certi, perché la costruzione si realizza in cantieri navali, con tecniche e procedure standard e quindi si sa, con estrema precisione, quanto tempo ci vuole e quanto costa. Non ci sono dubbi.
I volumi di aria compressa per l’azionamento delle paratoie sono minimi e non variano durante il periodo di chiusura delle bocche di porto perché il sistema è intrinsecamente stabile e quindi la potenza degli impianti è minima e i tempi di chiusura sono minimi. Pertanto, compatibilmente con i fenomeni di sessa che si hanno per effetto dell’energia cinetica della marea entrante, si può realizzare la chiusura delle bocche nel minimo tempo possibile; quindi riducendo anche il numero di chiusure totali delle paratie. Il comportamento delle paratoie è intrinsecamente stabile e non ha bisogno del sistema di controllo che invece è fondamentale per il MoSE. L’azionamento è “on-off”: si spinge un bottone e la paratoia si alza, si spinge un altro bottone e la paratoia si abbassa; questo, oltre alla semplicità e alla riduzione dei costi, rappresenta una garanzia di sicurezza ed affidabilità delle operazioni indiscutibile.
La procedura di installazione e di recupero delle opere di sbarramento, costituite dai pontoni sommergibili, è standard. La manutenzione avviene in cantieri attrezzati. L’impatto sulla portualità, che si discuterà domani, è nullo, sia per le fasi di installazione che per le fasi di operazione. Noi, in mezza giornata, installiamo i due pontoni in una bocca di porto, la tipologia di queste strutture lo consente: queste sono operazioni di routine, non sono una cosa nuova per cui dovete credere in ciò che vi dico, questo si fa normalmente.
Una riduzione drastica dell’impatto ambientale sia durante l’esercizio che durante l’installazione, quindi riduzione notevole dei 7 milioni di metri cubi di dragaggi, eliminazione dei 12 000 pali di fondazione ed inoltre si elimina soprattutto quello sconcio dell’isola artificiale di fronte al Bacan.

Concludo con le diapositive di confronto con gli altri progetti perché è stato chiesto dalla Commissione: cosa pensiamo degli altri Progetti.
Devo dire che il Progetto MoSE lo abbiamo studiato a fondo, lo abbiamo criticato e le differenze sono state già evidenziate, in parte, durante la presentazione. Sugli altri progetti, purtroppo, non c’è questo stesso grado di approfondimento ma abbiamo alcuni dubbi e riteniamo che certe cose non sono state chiarite, quindi mi scuseranno anche i Colleghi se dirò delle cose che probabilmente saranno chiarite durante la loro presentazione.
Il Progetto MoSE non rispetta i requisiti imposti dalla Legge Speciale ma anche dei requisiti che, a noi, hanno detto che dovevamo rispettare: mi riferisco alla gradualità, sperimentalità e reversibilità, già discusse in precedenza, ed alle fondazioni. Nel documento con cui la Technital ha valutato il nostro Studio di fattibilità si diceva che ”le strutture non devono avere fondazioni ciclopiche…”; ora è evidente che 12 000 pali di fondazione sono fondazioni ciclopiche! Le fondazioni della Paratoia a Gravità sono fondazioni a gravità, senza pali e quindi rispettano in pieno questo requisito, il MoSE non lo rispetta insieme agli altri requisiti già indicati.
Nel progetto MoSE non sono definiti i principi  per il calcolo strutturale dei componenti: non si capisce questo Progetto definitivo su cosa è basato e come sono state fatte le stime dei costi: gli effetti li vediamo, sono passati da 3 400 a 4 300 milioni di euro e siamo all’inizio. Non definire i principi di progetto del calcolo strutturale è una carenza fondamentale in un progetto, e non si può parlare di Progetto definitivo – e qui mi rivolgo agli ingegneri – senza definire i principi di progetto per il calcolo strutturale; che cosa è stato calcolato e cosa hanno approvato? Ci dovrebbero dire qualcosa su questo argomento, purtroppo non sono qui, lo sapremo dai giornali forse.
Il MoSE utilizza componenti e particolari strutturali mai sperimentati prima. Signori! Il connettore sconnettibile delle cerniere che collega le paratoie alle strutture di base non esiste! Il progetto non esiste, è incredibile ma non esiste. E questo ha un impatto fondamentale sulla struttura, sulla configurazione delle opere.
Il sistema è in risonanza con le onde di progetto e questo, oltre a portare a forze maggiori rispetto alla Paratoia a Gravità che sono di un ordine di grandezza diverse – e non sto parlando di noccioline –, pone dei seri problemi per il passaggio dalle prove in vasca ai dati al vero (questo lo ha detto anche la Commissione degli Esperti Internazionali). Sul comportamento dinamico delle paratoie del MoSE, quello che loro hanno fatto e quello che loro dicono nel documento di approvazione è una cosa che è completamente assurda! Cioè si negano dei principi fisici su cui si basa il comportamento dinamico delle strutture in mare. Loro dicono che, nel mare irregolare, la risonanza non esiste: questa è la più grossa cavolata che io abbia mai sentito nella mia vita professionale! Di questo stiamo parlando, Signori, non stiamo parlando di finezze. Qui affermo che chi dice queste cose dimostra di non sapere di cosa sta parlando e, su questo, sono pronto a qualsiasi confronto tecnico perché parlo per esperienza personale.

Si, ho finito, un’ultima cosa sulle opere realizzate, ebbene sono inutili per la protezione della laguna dalle acque alte, cioè tutte le opere fatte fino adesso non servono per la regolazione dei flussi di marea, sono opere che servono soltanto per far funzionare  “eventualmente” il MoSE, quando sarà completato, ma non servono alla riduzione delle acque alte. Ripeto: sono partiti da due anni, hanno speso non so quanto e quello che hanno fatto fino ad adesso non serve a niente se non a permettere di costruire il MoSE e a farlo funzionare quando lo faranno.
Per quanto riguarda gli altri progetti che saranno presentati nel seguito ci sono diverse cose che vorrei chiedere, dato il tempo limitato a disposizione mi limito a chiedere ai Progettisti che propongono di chiudere le bocche di porto con cassoni autoaffondanti di dirci con che condizione di mare fanno queste operazioni di chiusura, perché, a nostro avviso, queste operazioni di chiusura totale non si possono fare con le condizioni di mare e correnti di progetto previste nelle bocche di porto. Per la parte delle strutture gonfiabili, vorrei sapere il grado di sviluppo a cui è arrivata la membrana di gomma.
Ho finito, grazie.

Domande e risposte

Professor CACCIARI Massimo
Ringrazio l’Ingegnere anche perché è stato perfettamente nei tempi dando il buon esempio. Pregherei per ovvi motivi di cortesia che quando si parla del MoSE si dicesse tutto quello che si pensa senza particolare enfasi perché mi pare ovvio che l’assenza dell’interlocutore rende necessaria una, da parte nostra, anche se da parte loro questa cortesia, forse, è mancata, a maggior ragione da parte nostra una particolare attenzione.
Il proponente Società Nord Consult… no?  Ah… “Dighe Omodinamica, allora, a gestione evoluta”, diciamo Progetto DOGE, il Professor TAMBURRINO… scusi Professore, come dicevo, se ci sono dei flash sulla relazione dell’Ingegner Di Tella?… Prego.

Professor D’ALPAOS
Sì, avevo due piccole curiosità. Da una parte, sapere… quando Lei porta in posizione i due elementi galleggianti per poi affondarli, nel momento in cui li affonda, questi elementi sono disposti trasversalmente alla bocca e, quindi, sono soggetti all’azione della corrente. Il corretto assetto dell’elemento rispetto alla direzione di posa, come viene garantito? Questa è la prima domanda.
La seconda, che è collegata al fatto che alcuni di questi elementi potrebbero essere sollevati mentre altri restano sul fondo per parzializzare la bocca. Allora, circa la stabilità degli elementi di bordo che sono soggetti ad azioni idrodinamiche di un certo tipo e anche pulsanti. Volevo sapere se avevate condotto qualche valutazione e se c’è la sicurezza che questi elementi di bordo restino in assetto. Grazie.

Ingegner DI TELLA
Grazie Professor D’ALPAOS per questa domanda e cercherò di essere brevissimo. Purtroppo, come dicevo, il tempo non è stato sufficiente. Queste barche, questi pontoni sommergibili sono autosufficienti. Hanno sistemi di ormeggio, verricelli… che li rendono del tutto autonomi, se volete poi vi do tutti i dati sulle attrezzature, delle potenze e quanto altro necessario. Ripeto, io non ho inventato nulla, ho preso una di queste barge e l’ho modificata per installare le paratoie ed usata, come elemento modulare, per realizzare lo sbarramento. C’è voluto molto poco. Il posizionamento avviene con un sistema di verricelli. Devo dire che, comunque, è una installazione che si fa su previsione, quindi si preparano le barges, arrivato sul posto le affondo quasi completamente per la parte che porta le paratoie, che sono anch’esse zavorrate, le porto a livello del pelo libero e l’ultima operazione di affondamento per raggiungere il fondo, la faccio operando soltanto sulla parte emersa. Cioè mi preparo tutto e le tengo in posizione longitudinale rispetto alle bocche di porto: nella fase di stanca delle correnti per evitare problemi – potrei farlo anche con le correnti ma non mi vado a complicare la vita – nel momento in cui vedo che le previsioni per le correnti sono buone, mi ruoto, mi ormeggio e, zavorrando le barges, vado giù e mi posiziono sul fondo con la precisione di centimetri. Questa operazione di installazione è già stata fatta, l’abbiamo fatta per la piattaforma di Maureen che è stata posizionata nel Mare del Nord, con due metri e mezzo di onde significative e con la precisione di un pollice. Quindi sappiamo di cosa stiamo parlando.
L’altro discorso era sulla stabilità. Certo. L’unica cosa che abbiamo provato è la paratoia singola sottoposta a onde e correnti. Evidentemente il comportamento dinamico della paratoia a gravità, essendo fuori dalla risonanza, ha un comportamento molto stabile e quindi, non ha nessun problema. L’unica cosa che dobbiamo provare per passare al progetto definitivo – e questo lo dico nel documento che avete avuto – è il comportamento della paratoia in schiera, che siamo certi beneficerà, anch’esso, del comportamento dinamico della paratoia singola non in risonanza con le onde. Questa è l’unica cosa che manca a questo progetto: è una fase del progetto necessaria per valutare quanto le forze, che noi abbiamo misurato sulla paratoia singola, variano rispetto a quando la paratoia opera in schiera, e questo fa parte della progettazione. Per la parte di stabilità dovuta alle onde non ci sono problemi. Per le correnti… io capisco a cosa si riferisce: evidentemente ai vortici di estremità (Voce in sala che commenta), sì, certo, certo. Siccome i vortici hanno una frequenza che è disaccoppiata sia con la frequenza delle onde sia con la frequenza della paratoia a gravità, questo semplifica le cose. La paratoia che abbiamo provato e di cui ci sono le prove sperimentali che Voi avete visto durante la precedente presentazione, ha una frequenza propria che è dell’ordine di 16 secondi, le forze indotte dal distacco dei vortici di estremità hanno periodi molto più bassi e sono piccole: i moti oscillatori indotti dalla corrente durante le prove sono risultati del tutto trascurabili e non apprezzabili.

Professor CACCIARI Massimo
Va bene. Grazie.

Dibattito dopo la Presentazione

Ingegner DI TELLA
(Risposta ad una domanda di Massimo Cacciari)
Lei ha posto una domanda e mi chiedeva in che cosa si differenzia la Paratoia a Gravità rispetto al MoSE, vero? Eh, è una bella domanda perché i due sistemi sono simili nella loro funzione ma sostanzialmente diversi e credo, tra l’altro, – consentitemi una battuta alla Commissione – che la Commissione mi abbia, in parte, penalizzato perché il mio Progetto assomiglia un po’ troppo al MoSE. Diciamo che la differenza riguarda due aspetti: c’è una differenza di sistema che riguarda la configurazione e il modo di operare che, nel caso della Paratoia a Gravità, abbiamo definito un modo intrinsecamente stabile, nell’orientamento della paratoia rispetto alla direzione della corrente in entrata ed in uscita, e cioè: una volta che io ho portato, agendo sulla zavorra nella camera di manovra, la paratoia in equilibrio peso – spinta, è la corrente entrante e la corrente uscente che la fanno andare su e giù. Quindi non ho bisogno di controllare le operazioni. Una volta che l’ho attivata, la paratoia resta dove ho deciso di farla stare o in superficie o sul fondo. È il peso della paratoia – di qui il nome Paratoia a Gravità – che stabilizza la spinta dovuta alla marea, ovvero al battente differenziale di marea e questo è l’aspetto fondamentale. Il secondo discorso invece riguarda le scelte tecnologiche che sono il grosso difetto del progetto MoSE – se mi consente il Sindaco. Noi abbiamo usato la tecnologia cosiddetta “bagnata” che è la tecnologia che si usa da ormai 30 anni nell’offshore. Il MoSE utilizza invece la tecnologia “asciutta”. Una tecnologia che l’offshore ha provato 30 anni fa – e io di questo parlo con cognizione di causa, quindi su questo sono pronto a qualsiasi dibattito – e l’ha subito abbandonata, perché mettere gli impianti in ambiente atmosferico sott’acqua creava più problemi rispetto a quelli che risolveva. Molte Compagnie, dopo aver speso milioni di dollari in un progetto multi-cliente – parlo di fine anni 60, primi anni 70 –  per introdurre la tecnologia asciutta nel campo dell’offshore petrolifero, visti i risultati, l’hanno abbandonato. Oggi nessuno più nell’offshore, e questo lo posso dimostrare con i fatti, usa impianti sottomarini a pressione atmosferica, nessuno!
La scelta della tecnologia asciutta porta tutta una serie di conseguenze: la presenza del tunnel, il fatto di avere una struttura che deve essere monolitica… e porta al MoSE.
La nostra scelta tecnologica è completamente diversa: si tratta di un sistema perfettamente modulare, flessibile ed estremamente modulabile, come si vuole, alle più diverse condizioni di progetto.

La seconda domanda che Lei ha fatto riguarda i tempi di chiusura, vero? Be’, i tempi di chiusura – come ho già detto durante la presentazione – sono dettati dal problema che poneva prima il Professor D’Alpaos, cioè nel momento in cui noi chiudiamo, ci dobbiamo preoccupare della quantità di moto dell’acqua che sta entrando. Questo, chiaramente, significa che, se noi chiudiamo immediatamente, si crea un battente considerevole che è un po’ il problema che il Professore ha posto a queste chiusure con i barconi che chiudono 120 metri per volta; la Paratoia a Gravità chiude 20 metri per volta. Quindi io posso modulare la chiusura  a piacere chiudendole una alla volta.
(VOCE IN SALA chiede se non si debba chiudere tutto insieme) Ma per carità! Ma ci mancherebbe altro! Ogni paratoia è del tutto indipendente
(VOCE IN SALA chiede in cosa è diversa dal MoSE) La Paratoia a Gravità non ha sistema di controllo e quindi si opera meglio del MoSE, perché io ho un bottoncino “on-off”, cioè apro e chiudo per azionare la paratoia in tempi brevissimi, nel MoSE devo attivare il sistema di controllo e la paratoia ha bisogno di tempo per venire sù, dato il grande volume di acqua da spiazzare. Qui non ho potuto dimostrare il sistema che ho presentato in Commissione, cioè ogni paratoia, nel nostro progetto, ha un accumulatore di aria compressa – più un altro di riserva –  e basta che io apra una valvola e la paratoia viene sù in mezzo minuto. Quindi io posso modulare la chiusura in funzione dei tempi minimi possibili compatibili con la velocità della marea entrante.
Poi c’era un discorso che ha posto il Professor D’Alpaos, molto importante, relativo allo sviluppo della soluzione che un po’, nella mia presentazione, l’ho già parzialmente evidenziato parlando dell’uso di tecnologie ampiamente provate e sperimentate. In aggiunta noi abbiamo fatto – e anche qui vorrei fare non chiacchiere ma mostrare i fatti – delle prove in vasca e, quindi, qui vi mostro le forze sulle cerniere che noi abbiamo misurato. Queste forze sono di un ordine di grandezza più piccole di quelle che ci sono sul MoSE perché il sistema nostro non è in risonanza con le onde.

Professor CACCIARI Massimo
Scusi la curiosità profana. Ma il MoSE deve alzarsi resistendo all’onda di marea, giusto? Il suo deve resistere quando deve abbassarsi, quando la marea scende.

Ingegner Di Tella
…il mio si alza con marea entrante e rimane sù…

Professor CACCIARI Massimo
…e viene tenuto sù dalla marea stessa…

Di Tella
…dalla marea, esatto.

CACCIARI Massimo
Ma quando deve fare uscire l’acqua?

Di Tella
L’apertura si fa con marea discendente; siccome nel frattempo il livello è sceso, nel momento in cui si raggiunge il livello uguale, io appesantisco la paratoia e la paratoia va giù ed è la corrente uscente che la fa andare giù. È un gioco di rapporto peso/spinta ArchimedeNewton. In estrema sintesi noi abbiamo definito il nostro sistema intrinsecamente stabile perché non ha bisogno di controllo. Una volta che l’ho attivato, si alza, una volta che l’ho disattivato, si abbassa. Fine.
(VOCE IN SALA chiede del controllo) Il controllo, è quello che ha bisogno il MoSE. Il MoSE, siccome deve contrastare la differenza di livello tra mare e laguna con la spinta della paratoia, man mano che il livello di marea cambia, deve anche variare l’acqua che è contenuta nella paratoia e, se questo sistema di controllo non funziona, sono guai! Tanto è vero che i progettisti del MoSE hanno previsto una struttura a collasso predeterminato che, nel caso la paratoia perda il sistema di controllo e vada in verticale o si ribalti, si rompe per evitare danni irreparabili al sistema. Faccio presente che comunque non hanno detto poi cosa fanno di questa struttura, se si rompe, ma questo è un piccolo particolare!

Professoressa Zitelli
Ingegnere, scusi una cosa; nella nuova versione noi abbiamo apprezzato molto la capacità anche reattiva del Gruppo di adeguarsi alle osservazioni che sono scaturite…

Di Tella
…e noi Vi ringraziamo per questo.

Zitelli
Su questo ringraziamo Lei di avere risposto positivamente. Volevo chiederle: nel vostro sottosistema, prevedete la possibilità – come è dichiarato dall’altra parte per il MoSE – che ci possano essere infiltrazioni nella struttura sommersa di gas, quindi di accumulo di metano o di anidride solforosa?

Di Tella
Questa è un problema che per noi non si pone: diciamo che la nostra fondazione è una fondazione a gravità, quindi non abbiamo infissione di pali, non andiamo a toccare lo strato di caranto, e quindi questo problema non l’abbiamo. Comunque, se dovessimo anche andarlo a toccare o ci trovassimo in questa situazione, la nostra è una struttura in acciaio e quindi, per definizione, è una struttura impermeabile ad eventuali infiltrazioni di gas.

Professor CACCIARI Massimo
Grazie. Credo che basti.

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Responses

  1. Questa è la trascrizione della presentazione fatta al Comune di Venezia in occasione dell’esame dei progetti alternativi al MoSE fatta dalla Commissione di esperti nominata dal sindaco prof. Massimo Cacciari. La trascrizione è stata integrata con le figure proiettate durante la presentazione stessa.


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