Pubblicato da: vditella | giugno 27, 2006

Il primo confronto televisivo Paratoia a Gravità – MoSE

LETTERA INVIATA A GIORNALI LOCALI E NAZIONALI

Pregiatissimo Direttore,

il giorno 9 scorso è andato in onda su Televenezia un dibattito pubblico sulla salvaguardia della laguna, al quale ho partecipato, come proponente del progetto Paratoia a Gravità e al quale partecipava, cosa mai successa in un dibattito di confronto pubblico sui progetti alternativi, un ingegnere del Consorzio Venezia Nuova (CVN).

Ho potuto così finalmente capire quali sono gli argomenti che il CVN oppone alla nostra proposta progettuale, ai quali ho avuto modo di rispondere durante la trasmissione, seppure nei limiti del tempo concesso, ed ho colto l’occasione per porre alcune domande su aspetti critici del progetto MoSE. Le chiedo, pertanto, di far giungere ai lettori del suo giornale, che possono aver perso questa utile occasione di informazione, alcune delle argomentazioni emerse nel dibattito.

Vado per ordine:

  • Alla mia affermazione che molti degli aspetti critici del sistema MoSE dipendono dalle scelte tecnologiche, l’ingegnere del CVN sostiene che le conoscenze di ingegneria marina (che tra l’altro studia problemi di interazione tra strutture anche mobili in moto ondoso e le tecnologie relative) non sono rilevanti nei problemi della salvaguardia di Venezia, richiedendo questi solo competenze nel campo dell’ingegneria costiera e portuale (che si occupa essenzialmente di opere fisse quali frangiflutti, pontili, ecc).Questa affermazione è veramente sorprendente perché non si tratta di scegliere una tecnologia o l’altra in funzione di quello che più ci aggrada ma di valutare le conseguenze delle scelte fatte. Nel caso del MoSE le conseguenze sono: non rispetto dei requisiti di progetto (gradualità, sperimentalità e reversibilità), tunnel sottomarino, complessità impiantistica, 12000 pali di fondazione, costi, tempi di realizzazione ed impatto ambientale elevatissimi, ecc. La controprova è costituita  dagli enormi vantaggi – che per brevità non sto qui ad elencare – del progetto Paratoia a Gravità che è proprio basato su tecnologie diverse.

    Tutto ciò ci conferma anche nella convinzione che i progettisti del MoSE non abbiano un corretto dominio delle problematiche della interazione dinamica tra le paratoie mobili ed il mare, cosa che era per altro emersa (e da noi denunciata) nel documento del Comitato Tecnico di Magistratura in cui si approva il cosiddetto “progetto definitivo” di cui si recepiscono i risultati. Nel documento si definiscono come irrilevanti i problemi di risonanza tra le paratoie e le onde di progetto; queste argomentazioni sono scientificamente errate e fanno ragionevolmente dubitare sulla validità dei metodi analitici e sperimentali sui quali è basato il dimensionamento del MoSE. Il fatto che queste analisi abbiano avuto un’approvazione dal MAV non ne definisce “per legge” un valore scientifico e la validità tecnica che invece derivano esclusivamente dalla corretta impostazione ed interpretazione del fenomeno fisico che si sta analizzando.

  • La Paratoia a Gravità si ribalterebbe, secondo l’interlocutore, quando si chiude l’ultima Paratoia con una corrente di 4 metri al secondo.Ho fatto presente che questo è un dato di progetto tenuto molto bene in conto e che quando abbiamo presentato il progetto al MAV abbiamo dimostrato che nel progettare la paratoia vi si possono realizzare dei margini di stabilità tali da garantirne la sicurezza al ribaltamento per qualsivoglia condizione ambientale si volesse considerare. In quella occasione, presente anche l’ing. Scotti del CVN, questa potenzialità del concetto non ci è stata contestata (né lo poteva essere per le prove fornite): i presenti dissero che avevano bisogno di tempo per fare domande “intelligenti e non banali”, domande che non ci sono mai state fatte. La prova che le paratoie sono dimensionate con un elevatissimo margine di sicurezza al ribaltamento è dimostrato nella presente assonometria che mostra la massima posizione raggiungibile della paratoia fisicamente compatibile con la geometria delle bocche di porto.
  • Ad una domanda di un ascoltatore che chiedeva in quale modo il MoSE rispetta il requisito della reversibilità, a cui ho aggiunto anche la sperimentalità e la gradualità, e cosa succede se nel sistema, dopo gli otto anni che ci vogliono per realizzare le opere, c’è qualcosa che non funziona, queste sono le risposte. Il CVN interpreta la sperimentalità in modo assolutamente singolare e riduttivo, identificandola nell’aver  eseguito per venti anni molte analisi sperimentali (su modelli in scala ridotta) a supporto della progettazione, quasi che la mole enorme delle risorse spese possa essere, da sola, una certezza della relativa bontà.Sulla gradualità non dice assolutamente nulla, è da fare presente che la gradualità e la sperimentalità richieste dalla legge si riferiscono alla possibilità di verificare al vero, durante la realizzazione graduale dell’opera, proprio la validità dei risultati delle analisi e delle prove su modello, avendo il modo di interrompere per tempo la sperimentazione, se non soddisfacente, e di apportare le correzioni necessarie, limitando al minimo il danno ambientale ed economico.

    Per quanto riguarda la reversibilità, è stata fatta dal rappresentante del CVN l’affermazione sorprendente che nessuna opera di ingegneria è reversibile e che se non adeguato allo scopo il MoSE potrà venir abbandonato sotto il fondale delle bocche, perché in tale condizione non disturba il regime idrico della laguna.

    A parte la possibilità di accettare una “sepoltura per l’eternità” di un’opera così invasiva dell’ambiente lagunare, e di seppellire con essa una quantità enorme di risorse pubbliche, ogni persona di buon senso non può che intendere per reversibilità la RIMOZIONE delle opere ed il ripristino delle condizioni primitive del contesto morfologico e geologico delle bocche. La reversibilità invece è uno dei punti di forza della Paratoia a Gravità che, tra gli altri vantaggi, permette una realizzazione progressiva delle opere, consente di verificarne il funzionamento già con un primo modulo con otto paratoie installato in una bocca di porto e di sperimentare l’effetto delle chiusure parziali sullo scambio mare-laguna, verificando in campo il comportamento e l’efficienza del sistema.

  • Sulla osservazione relativa alla mancanza, nel cosiddetto “progetto definitivo”, di un elemento essenziale al funzionamento dell’intero sistema quale il connettore delle paratoie alla base, sconnettibile, è stato detto che sono utilizzati i connettori già usati per il modulo sperimentale e che sono quelli che si usano nell’offshore.Questa affermazione, oltre a contraddire la precedente per cui non servirebbe quella tecnologia, non risponde a verità, in quanto i connettori usati e certamente qualificati in campo marino offshore (“Collet Connectors”), hanno principio di funzionamento ed architettura che non possono essere impiegati nel MoSE.

    I connettori sconnettibili previsti per il MoSE hanno una configurazione innovativa, della quale in effetti non esiste sperimentazione nelle dimensioni necessarie e sollecitazioni massime effettive e dei quali il progetto è stato iniziato solo qualche mese fa, come annunciato pubblicamente dalla Presidente del MAV. Questa circostanza nota mi consente di contraddire pubblicamente il CVN e di confermare che l’assenza di un componente qualificato per dimensionamento, funzionalità, ed affidabilità che deve collegare le paratoie alle fondazioni e consentirne la manutenzione, mette tuttora in discussione la stessa fattibilità tecnica del Progetto MoSE, nonostante le approvazioni del Comitato Tecnico di Magistratura.

Le posizioni e le affermazioni tecniche del rappresentante del CVN danno evidenza del fatto che il Consorzio non dispone delle competenze necessarie per valutare correttamente la soluzione alternativa da me proposta, quand’anche volessi dare per scontata una serenità ed imparzialità di giudizio.

Auspico quindi che finalmente, nel quadro di un diverso atteggiamento del contesto politico locale e nazionale, si possa arrivare ad un confronto tecnico di merito tra il progetto di massima della Paratoia a Gravità ed il cosiddetto “progetto definitivo” del MoSE, valutato da parte di tecnici ed esperti di tecnologie marine, terzi e qualificati, in ambito internazionale.

Ingegnere Vincenzo Di Tella

Commenti aggiuntivi

La lettera inviata ai giornali, necessariamente breve, non mi ha consentito di fornire un quadro completo della situazione che per certi aspetti mi è sembrata addirittura grottesca e sinceramente scorcertante.

Quando l’ingegnere del CVN ha affermato, in modo pretestuoso e senza alcuna prova, che la Paratoia a Gravità si ribalta, ho fatto presente che questa circostanza, per un sistema intrinsecamente stabile quale la Paratoia a Gravità, se correttamente dimensionato, non può accadere, e che al contrario è la paratoia a spinta di galleggiamento del MoSE che si può ribaltare: infatti il suo comportamento, intrinsecamente instabile, ha bisogno di un sistema di controllo attivo in tempo reale per funzionare e il suo idoneo comportamento dipende esclusivamente dalla perfetta efficienza e dal corretto funzionamento del sistema di controllo. Questo fatto è avvalorato dagli stessi progettisti del CVN che hanno previsto strutture a collasso predeterminato sulle basi di fondazione, le quali si rompono in caso di ribaltamento delle paratoie per evitare danni irreparabili alle paratoie e alle strutture di base in tale evenienza.

A questo punto il rappresentante del CVN ha superato ogni limite dimostrando un’ignoranza assoluta sul concetto stesso di stabilità, associandolo al verso di apertura della paratoia, a favore o contro corrente. Consigliamo all’ingegnere del CVN di leggersi qualche libro di architettura navale o di progettazione strutturale e di documentarsi sulla stabilità dei sistemi, prima di lanciarsi in queste affermazioni. Un sistema è stabile se, dimensionato secondo i dati di progetto assunti e secondo sani principi di progettazione, mantiene la sua posizione di equilibrio senza interventi esterni. Un sistema è instabile se non dimensionato correttamente o se per funzionare ha bisogno di un sistema di controllo. Non conosco la competenza specifica del mio interlocutore occasionale, ma di certo l’affermazione fatta non è degna di un ingegnere.

Faccio notare il comportamento di questo personaggio, che ritiene di risolvere tutti i problemi di ingegneria delle opere di chiusura delle bocche di porto con competenze esclusive dell’ingegneria costiera e fonda le sue certezze tecniche non sulla base di conoscenze specifiche ma su una scelta di campo; ha detto testualmente: serve l’ingegneria costiera, non serve l’ingegneria marina. Avrebbe dovuto spiegare su quale testo d’ingegneria costiera si può trovare l’analisi del comportamento dinamico non lineare di più corpi sottoposti al moto ondoso che interagiscono tra di loro (multy body non linear dynamic analysis) che rappresenta l’aspetto determinante e dimensionante delle paratoie mobili per la chiusura delle bocche di porto. Siccome chi ha competenze di ingegneria costiera non conosce queste tematiche si comprende anche perchè il progetto MoSE presenta su questi aspetti notevolissime lacune evidenziate, tra l’altro, anche dagli esperti internazionali. Come si possono fare e interpretare delle prove su modelli in scala senza conoscere la fisica del fenomeno che si sta esaminando? Cosa c’entra con l’ingegneria costiera la progettazione delle cerniere, dei connettori sconnettibili, il sistema di controllo e tutta l’impiantistica all’interno dei tunnel? È del tutto evidente che questo signore dimostra una grande confusione mentale quando, prima, dice che non serve una tecnologia per la realizzazione delle opere e in un secondo momento asserisce, a sproposito, che stanno utilizzando un componente di quellla tecnologia per un elemento essenziale per la realizzazione delle opere di chiusura con paratoie mobili. Faccio presente che il componente usato nell’offshore è un componente cosiddetto “wet”, viene attivato dalla superficie e non attraverso un tunnel sottomarino a pressione atmosferica e soprattutto non deve durare cento anni e garantire la tenuta stagna delle basi di fondazione a cui è collegato, cosa quest’ultima fondamentale per i connettori delle paratoie del MoSE, e che allo stato attuale non si sa come venga realizzato.

Ultime considerazioni.

  • La scelta di una tecnologia nella progettazione non è una scelta filosofica o religiosa e non può essere definita “a priori” e indipendentemente dalle opere da realizzare, ma dev’essere dettata solo  dalla sua adeguatezza  nella rappresentazione fisica del fenomeno che si sta analizzando e dalla presenza o meno di esperienze pregresse che possano rappresentare un valido riferimento per la progettazione, realizzazione e manutenzione del sistema che si deve realizzare e per il suo impatto ambientale.
  • Mi auguro che la visione del Consorzio e a maggior ragione del Magistrato alle Acque siano diverse da quella espressa nella trasmissione televisiva dal mio interlocutore e di poterne discutere, seriamente, con la presenza di professionisti competenti nelle tecnologie che si propongono.
  • Trovo del tutto irrituale, per non usare parole più pesanti, che io debba conoscere i motivi della esclusione del mio progetto in una trasmissione televisiva e da un personaggio che dimostra in maniera inequivocabile la sua assoluta incompetenza a trattare di questi argomenti tecnici.

Lascio ai lettori il loro commento.

V. Di Tella
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Responses

  1. E’ preoccupante, ma in che mani siamo? Sarebbe bello che le occasioni televisive di confronto si moltiplicassero…. Leda Cossu

  2. E’ vero, sono rimasto sconcertato dalla incompetenza, dalla presupponenza e l’arroganza del mio interlocutore.
    Purtroppo lo spazio televisivo e l’organizzazione della trasmissione (mi era stato detto che non avrei potuto proiettare diapositive) non mi ha consentito di sviluppare completamente tutti gli argomenti tecnici. Mi sono chiesto e mi chiedo ancora: ma è possibile che nel nostro paese io debba sapere, in maniera così imprevista, da una persona chiaramente incompetente delle cose che si stanno trattando e durante una trasmissione televisiva i motivi per cui il nostro progetto è stato ritenuto non idoneo? Spero sempre che si riesca ad ottenere un confronto tecnico di merito in cui si possano far emergere queste questioni non in uno studio televisivo ma di fronte ad una commissione tecnica di esperti e che si possa agire di conseguenza.
    V. Di Tella


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