Pubblicato da: vditella | settembre 22, 2006

Da Il GAZZETINO di venerdì 22 Settembre 2006

L’Ulivo avverte Prodi: «Il MoSE può attendere»

Votata a Montecitorio una risoluzione che impegna il governo a verificare soluzioni diverse al sistema di paratie mobili

Venezia

Il giorno della verità per il futuro del MoSE, il sistema di chiusura delle bocche di porto della laguna, si avvicina. E il Parlamento dice la sua, appoggiando il Comune di Venezia nella sua richiesta di impedire al progetto di superare il punto di non ritorno.

Ieri, in commissione ambiente di Montecitorio, l’intera Unione si è ricompattata votando una risoluzione che impegna il Governo a «prendere immediatamente tutte le necessarie iniziative volte a evitare che siano realizzare quelle parti del progetto che prevedono lavori non coerenti con eventuali modifiche e che portino il MoSE a uno stadio di irreversibilità».

L’obiettivo è quello di spianare la strada a quelle alternative, sostenute dal Comune e attualmente all’esame del comitato tecnico istituito presso la Presidenza del Consiglio, che oppongono alle chiuse mobili del MoSE dei modelli meno impattanti.

La risoluzione chiede anche che il comitato rispetti i «tempi previsti» e che si proceda a una «verifica dei finanziamenti, del loro stanziamento e della loro ripartizione, in modo che non siano pregiudicate le possibilità di adeguarsi agli esiti della verifica tecnica delle proposte di revisione».

Il testo è frutto di una mediazione interna ai partiti della maggioranza. Ricompattare l’Unione su un tema tanto complesso, infatti, non è stato facile. La prima stesura del documento – sottoscritto da Fulvia Bandoli (Ds), Paolo Cacciari (Rifondazione), Ermete Realacci (Margherita) e Luana Zanella (Verdi) – è stata limata fino ad ottenere il via libera anche di Comunisti italiani, Italia dei Valori e Udeur.

Ma i distinguo continuano. E ieri, anche dopo il voto, c’è stato uno scambio di precisazioni tra il capogruppo dell’Udeur in commissione ambiente, Angelo Picano, e la verde veneziana, Luana Zanella.
Per il primo – contrario a un blocco dei cantieri aperti, giudicato dannoso sia per l’opera, sia per le imprese, sia per i lavoratori interessati – quel richiamo ai «tempi previsti» impegna il Governo a far chiudere entro il 30 settembre i lavori del comitato tecnico. «L’Udeur – ha ribadito – è contrario a qualsiasi stop ai lavori previsti per la salvaguardia di Venezia».
Per Zanella, invece, la data del 30 settembre non potrà essere rispettata perché proprio entro quella data il ministero dell’Ambiente ha chiesto alle soprintendenze di produrre importanti documentazioni: «Non è pensabile che lo stesso giorno il comitato tecnico chiuda i suoi lavori, mentre non sono state convocate riunioni tecniche per valutare quella documentazione».

Paolo Cacciari è comunque soddisfatto. «La preoccupazioni di molti era di buttare via i soldi – riferisce il deputato veneziano -, ma abbiamo spiegato in commissione che le eventuali modifiche non andrebbero a demolire le opere già realizzate. Quanto alle penali, qui non si tratterebbe di interrompere i lavori, ma di modificarli in corso d’opera».

Per il sindaco Massimo Cacciari questa ritrovata unione è, invece, un «dato politico importante, che contrasta con gli strani balletti che si sono visti nel Consiglio comunale di Venezia e di cui il Governo dovrà tenere conto».

Luana Zanella Soddisfatta anche Luana Zanella: «Finalmente l’Unione si rende conto che è possibile variare il progetto del MoSE in termini più aderenti alla legge speciale per Venezia: quindi più reversibilità, sperimentazione, possibilità di tornare indietro». La deputata verde si richiama anche all’ultima ondata di maltempo che ha messo in ginocchio la terraferma veneziana: «Nessuno si è chiesto che cosa sarebbe successo senza deflusso delle acque dalla laguna. Il sistema idrogeologico del territorio è un elemento di cui bisogna tenere conto in termini globali».

A Venezia, intanto, il braccio di ferro tra il Comune e il Magistrato alle acque, che attraverso il Consorzio Venezia Nuova sta realizzando il MoSE, continua. Il sindaco Massimo Cacciari ha negato nei giorni scorsi al Magistrato l’uso degli spazi dell’Arsenale per la realizzazione, la manutenzione e la gestione delle paratoie del MoSE, affermando, a sostegno del proprio diniego, che il progetto presentato dal Consorzio Venezia Nuova è incompatibile con la destinazione urbanistica assegnata dal Comune all’area. Il piano particolareggiato, infatti, destina i bacini di carenaggio dell’Arsenale ad attività di «cantieristica» e l’istruttoria tecnica dei funzionari di Ca’ Farsetti sostiene che le paratoie non possono venire assimilate alle navi.

R. Br.
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