Pubblicato da: vditella | ottobre 20, 2006

Da LA NUOVA VENEZIA del 20 Ottobre 2006

«MoSE, le alternative costano solo un miliardo»

Le proposte del sindaco al tavolo tecnico convocato a Palazzo Chigi il 2 novembre

Cacciari: «Altri progetti fattibili e meno cari» L’Europa avvia un’indagine sulle violazioni segnalate dall’Assemblea Permanente

ALBERTO VITUCCI

Le alternative sono fattibili, e costano un terzo delle dighe mobili. Sarà questa la proposta che il sindaco Massimo Cacciari farà al tavolo tecnico della Salvaguardia, convocato per il 2 novembre a palazzo Chigi. Una carta in favore dei progetti alternativi al MoSE, che è finito nuovamente sotto la lente dell’Unione europea. Il presidente della commissione Petizioni di Bruxelles Marcin Libicki ha infatti comunicato all’Assemblea permanente No Mose che è stato avviato l’esame della petizione presentata al Parlamento europeo nel marzo scorso con cui si chiedeva «un intervento urgente in difesa della laguna». E ora la commissione ha avviato un’indagine preliminare sul MoSE. Che va ad aggiungersi alla procedura di infrazione aperta due anni fa, per cui il sindaco ha chiesto di essere sentito dal Parlamento europeo.
 Ieri intanto Cacciari ha riunito il suo gruppo di esperti, che gli hanno presentato il lavoro fatto fino ad ora. La principale novità riguarda lo studio dell’Istituto di idraulica dell’Università di Padova, coordinato dall’ingegnere Luigi D’Alpaos. Che ha dimostrato come con alcuni interventi relativamente semplici si possa ridurre l’acqua alta di 20 centimetri in breve tempo. Significa, dicono i tecnici di Ca’ Farsetti, che la gran parte delle acque medio alte (fino a 105-110 centimetri) sarebbero annullate. Ma adesso è quasi ultimato anche il progetto che il Comune presenterà alla Presidenza del Consiglio.
 La proposta è quella di modificare il progetto MoSE. Riutilizzando gran parte delle opere preliminari fin qui costruite. Ma al posto dei cassoni e della cementificazione dei fondali si dovrebbe utilizzare il sistema alternativo. A Punta Sabbioni è prevista una diga trasversale, che oltre ad avere un effetto di riduzione della corrente e della marea sarebbe utilizzata come banchina per far approdare al largo le grandi navi. Il canale di bocca potrebbe essere così rialzato a quote di un secolo fa, passando da 12 a 7 metri e riducendo l’apporto di acqua in laguna. Nella parte restante della bocca – circa 300 metri – si potrebbero installare le «paratoie a gravità», soluzione progettata dall’ingenere Vincenzo Di Tella, autore di piattaforme offshore in tutto il mondo, oppure soluzioni simili già presentate. In ogni caso «reversibili e rimovibili d’estate, quando le acque alte non ci sono», dicono gli esperti. Le paratoie sarebbero installate non più sulle basi in calcestruzzo con la difficile manutenzione subacquea, ma su navi affondate che sarebbero rimosse in estate. Costo globale degli interventi, poco più di un miliardo di euro, circa un terzo di quanto costerebbe il MoSE da qui in avanti, già finanziato per 1500 milioni di euro, a cui ne mancano ancora 3100.
 Una tesi che il Comune è ora intenzionato a portare avanti fino al Comitatone. Dopo la visita del sottosegretario Enrico Letta in laguna e l’accordo sul «tavolo tecnico» sembra ormai scongiurata l’ipotesi di una clamorosa rottura in Comitatone, con la possibilità che fossero presentati ordini del giorno contrapposti o un voto contrario del Comune. Il ministero per l’Ambiente ha annunciato più volte di condividere la linea illustrata dal sindaco. Il ministero delle Infrastrutture con i suoi gruppi di lavoro ha invece respinto la proposte alternative. Ma il ministro Di Pietro ha in parte addolcito il suo «no». «Deciderà il Comitatone, se qualcuno che ha titolo vuole modificare il progetto noi lo faremo. Anche se bisogna stare attenti a non buttare un lavoro fatto a metà».
 I lavori del MoSE sono stati realizzati fino ad oggi per il 22 per cento (opere preliminari) finanziati per il 35 per cento.

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Responses

  1. Non mi è chiaro in base a quali dati Di Pietro afferma che il MoSE è un “lavoro fatto a metà“, viste le percentuali che il giornalista Vitucci enumera subito dopo.

  2. Immagino che siano dati forniti al Ministro dal Consorzio Venezia Nuova e fatti propri dal Magistrato alle acque che tendono a dimostrare un avanzamento lavori che non c’è.
    Sono stati forniti al Ministro dati da bicchiere mezzo pieno ma soprattutto sono dati di spesa non qualificati (andrebbe specificata la quota relativa alle opere di chiusura delle bocche), perchè le opere di cui esiste un progetto definitivo sono solo le opere complementatri, e non di certo le opere di chiusura di cui come si è detto più volte il progetto definitivo non c’è.
    V. Di Tella


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