Pubblicato da: vditella | novembre 10, 2006

Da Il Gazzettino del 10 novembre 2006

È articolato in schede il documento sulle criticità del MoSE che il Comune ha distribuito l’altra sera alla fine della riunione del tavolo tecnico convocato a Roma presso la Presidenza del Consiglio dei ministri per discutere delle proposte alternative al MoSE.

Alla riunione era presente anche l’ing. Vincenzo Di Tella, progettista delle "paratoie a gravità", ma la relazione distribuita da Cacciari è interamente frutto del gruppo di lavoro del Comune: l’ingegnere padovano era stato inserito nella delegazione del Comune per rispondere alle osservazioni che il Magistrato alle Acque avrebbe potuto fare sulle prime osservazioni critiche del Comune, giudicate analoghe a quelle di Di Tella. In realtà, non ce n’è stato il tempo, e ora il Ministero delle Infrastrutture dovrà far avere a tutti i componenti del Comitatone le sue valutazioni sui 13 "affondo" del Comune:

  1. Intrinseca instabilità del MoSE – Per il Comune, le paratoie possono funzionare solo a seguito di un continuo controllo, ma il sistema può non funzionare, portando anche al rovesciamento della paratoia, tanto che il progetto prevede delle strutture a collasso predeterminato. «Ciò dimostra che il problema esiste altrimenti si dovrebbe spiegare perché si prevedono strutture inutili su di un sistema già così complesso».
  2. Criticità dei connettori – La sperimentazione è stata fatta su un prototipo in scala ridotta e in condizioni non realmente operative. L’esperienza costruttiva e operativa su tale elemento chiave, «non esiste», e dunque «allo stato attuale si può confermare che senza il progetto e la qualificazione del connettore non è possibile definire il progetto dello sbarramento MoSE».
  3. Criticità dei tunnel – Non esistono tunnel progettati per sostenere carichi ambientali come una marea eccezionale, «un allagamento dei tunnel è un evento di probabilità non nulla e può portare alla perdita dello sbarramento per tempi non definibili».
  4. Criticità dei passaggi a scafo – «Non è noto come si voglia provvedere per evitare ed eventualmente rimediare al possibile problema di vie d’acqua nelle interfacce cemento – acciaio, in particolare alle sedi di ancoraggio della parte di connettore che rimane permanentemente vincolata al cassone di fondazione».
  5. Manutenzione – I tempi di progetto sono indicativi perché non esiste alcuna dimostrazione reale delle operazioni previste di manutenzione.
  6. Cedimenti differenziali – Il MoSE impone il consolidamento del suolo con 12.500 pali mentre sono tuttora irrisolte le problematiche relative alle caratteristiche geomorfologiche dei fondali.
  7. Gas nei tunnelMetano e anidride solforosa sono presenti nel sottosuolo e possono penetrare nei tunnel, ma la ventilazione forzata dei locali è solo annunciata «e la presenza dei gas pericolosi rappresenta tuttora un rischio non quantificato».
  8. Vie di fuga – La presenza di operatori e di impianti sensibili nei tunnel è un limite che tecnologie diverse non hanno.
  9. Affidabilità – Nel campo dell’ingegneria off shore nessuno al mondo pensa di mettere gli impianti sottomarini in ambiente atmosferico, e l’affidabilità di un sistema è tanto più bassa quanto più esso è complesso e se presenta componenti critici innovativi.
  10. Dinamica – Nel progetto definitivo non è stata data risposta alle problematiche di risonanza del sistema con le onde, sollevate anche dal collegio degli esperti internazionali.
  11. Deterioramento – L’opera per la parte immersa è esposta agli agenti dell’ambiente marino che esercitano una continua azione di deterioramento, l’applicazione di anodi sacrificali in zinco rende incompatibile l’opera in rapporto ai limiti stabiliti per il bacino lagunare.
  12. Incremento del mare – «È incontrovertibile che il MoSE è immodificabile, e che può rispondere all’incremento del livello del mare solo con l’aumento del numero delle chiusure».
  13. Impatto ambientale – Si richiama la Via già espletata e il fatto che il Ministero dell’Ambiente ne chiede una di nuova.

Silvio Testa

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Responses

  1. Dalla Nuova Venezia del 13 luglio 2007[..] Nel mirino i tre ingegneri autori delle soluzioni alternative MoSE, richiesta dei danni ai "dissidenti" Il Consorzio Venezia Nuova in tribunale lamenta un "accanimento mediatico" Il Consorzio Venezia Nuova chiede i danni ai diss [..]


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