Pubblicato da: vditella | novembre 10, 2006

Dalla NUOVA VENEZIA di Venerdì 10 Novembre 2006

Tutti i mali del MoSE riuniti in un dossier

Il Comune lo ha consegnato allo staff di Prodi. Oggi si aspetta la data per il Comitatone

di Alberto Vitucci

Elencati i difetti delle paratoie mobili. Faccia a faccia teso

Rischi strutturali. Incognite sui connettori, parti determinanti per il funzionamento della paratoia. Difficoltà di manutenzione dei tunnel di controllo subacquei e tonnellate di zinco versate in laguna per evitare le incrostazioni. Sono alcune delle pesanti contestazioni al progetto MoSE, consegnate dal sindaco Cacciari e dal suo gruppo di tecnici alla Presidenza del Consiglio, al termine del vertice di mercoledì a palazzo Chigi. Un faccia a faccia molto teso, in cui il ministero per l’Ambiente ha ribadito la volontà di fermare i lavori alle bocche di porto per modificare il progetto.
Un dossier in sette capitoli che gli esperti del Comune, guidati dall’ingegnere idraulico Luigi D’Alpaos, intendono farsi ora vidimare da esperti di caratura mondiale. L’asso nella manica che potrebbe spostare gli equilibri del Comitatone e convincere i ministri ad accogliere la proposta di una modifica progettuale avanzata dal sindaco Cacciari. La data del Comitatone, che si terrà entro novembre, dovrebbe essere decisa oggi dal Consiglio dei ministri. Intanto alla Camera è stato confermato il finanziamento di 125 milioni di euro per i prossimi tre anni (85, 15 e 15) da dividere tra Stato, Regione e Comune secondo l’emendamento presentato dai deputati Fincato, Martella e Viola.
Ma cosa dice il rapporto tecnico sulle «criticità» del MoSE? Si tratta di osservazioni raccolte dal gruppo di lavoro, sulla base della Valutazione di Impatto ambientale del 1998, dello studio presentato dall’ingegnere Vincenzo Di Tella (ex Tecnomare) e negli stessi Studi del Consorzio Venezia Nuova. «La paratoia si può rovesciare per effetto di un battente dal lato laguna o del moto ondoso», si legge nel rapporto degli esperti, «lo dimostra il fatto che sono state previste nel progetto strutture a collasso predeterminato per evitare danni maggiori». Secondo punto critico, il connettore. Per sollevarsi dal fondo del mare dove è alloggiata sui cassoni in calcestruzzo, la paratoia ha bisogno di energia, prodotta dalle nuove centrali da costruire sull’isola del bacan, a Santa Maria del Mare, a Chioggia. Bisogna introdurre aria compressa nelle strutture metalliche attraverso i connettori. Nel progetto definitivo, scrivono gli ingegneri, di questo non c’è traccia». Altro dubbio riguarda la tenuta dei tunnel e locali stagni alloggiati nei cassoni di fondazione: «Un allagamento del tunnel è evento di probabilità non nulla e può portare alla perdita dello sbarramento per tempi non definibili». Si chiedono chiarimenti anche sulla manutenzione subacquea del sistema, con la sostituzione periodica delle paratoie (16 all’anno), le prove di sollevamento. Cosa comporteranno queste operazioni in condizioni di mare agitato? Un altro pericolo deriva dai gas e dalle infiltrazioni dal sottosuolo, che sarà bucato per inserirvi 12 mila pali in calcestruzzo lunghi 35 metri. Un rischio segnalato già nel 1994 dal Consiglio Superiore dei Lavori pubblici. E poi la risonanza (le onde prodotte dalle stesse paratoie mobili mosse da vento e onde), già segnalata dai cinque esperti internazionali. E infine lo zinco, che dovrebbe essere versato in misura di almeno 40-50 tonnellate per ogni paratoia, per impedire il fouling e le incrostazioni delle strutture sott’acqua. E l’impatto ambientale, per cui gli esperti rimandano allo studio del 1998, che aveva bocciato il progetto di massima. In definitiva un giudizio durissimo e un richiamo puntuale di tutte le «criticità irrisolte» che secondo il sindaco Cacciari giustificano una modifica del progetto, approvato nel 2003.
La battaglia non è ancora conclusa. Perché sul piano delle procedure il Consorzio e il Magistrato hanno incassato mercoledì il sostegno del consigliere Gallucci a nome della Presidenza. Il ministero per l’Ambiente ha però idee diverse, e ha minacciato il sequestro dei cantieri aperti senza autorizzazioni a Alberoni e Santa Maria del Mare.

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