Pubblicato da: vditella | novembre 12, 2006

Dalla NUOVA VENEZIA di Domenica 12 Novembre 2006

Mille dubbi tecnici rimasti senza risposta

di Alberto Vitucci

Di Pietro ha tagliato corto: «Non ci sono elementi nuovi»
Ignorati anni di studi

Le perplessità espresse da tre ministeri restano sullo sfondo
L’ex pm: «Alternative? Sono solo idee progettuali»

 Il governo accelera e manda avanti il MoSE. Ma i dubbi tecnici sollevati dal ministero per l’Ambiente e dal Comune restano. Che fine faranno i dossier consegnati alla Presidenza del Consiglio dal sindaco Cacciari in cui si ricordano «carenze e criticità del progetto MoSE»? E i pareri contrari del ministero per l’Ambiente, che ha parlato di «gravi illegittimità nelle procedure utilizzate per aprire i cantieri?»
Antonio Di Pietro  Nel documento letto al Consiglio dei ministri per giustificare il «no» alle alternative, il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro non ha fatto cenno alle critiche «tecniche». «Non sono emersi elementi nuovi tali da richiedere la modifica del progetto MoSE», ha detto l’ex magistrato. Solo 24 ore prima il sindaco Cacciari aveva consegnato a Palazzo Chigi un corposo documento che metteva sotto accusa diversi aspetti del progetto MoSE. Dalla criticità dei connettori attraverso cui passa l’aria che dovrebbe far alzare le paratoie, alla possibilità di ribaltamento delle singole dighe. Dai cedimenti alle infiltrazioni di gas metano nei tunnel alla manutenzione. E infine le incertezze sull’aumento del livello di mari. «Il MoSE è un’opera prevista dalla legge», si è limitato a dire Di Pietro, «è stato approvato a tutti i livelli decisionali». Quanto alle alternative, secondo il rapporto del gruppo di lavoro nominato dal ministro Di Pietro «si tratta solo di idee progettuali». E le tipologie diverse di paratoie «sono già state scartate nel concorso del 1981». Insomma, i dubbi sono superati.
 Ma la pensano diversamente i tecnici del Comune che avevano proposto scenari alternativi e di modifica del progetto. Luigi D’Alpaos, ingegnere idraulico dell’Università di Padova, ha dimostrato che con questi interventi di rialzo dei fondali e modifica dei moli, compatibili con quanto già realizzato con le opere preliminari del MoSE, si potrebbe abbattere l’acqua alta di almeno 20 centimetri.
 Restano sul piatto anche i dubbi messi nero su bianco dal gruppo di lavoro del sindaco che riguardano gli impatti delle dighe sull’operatività del porto. E poi i pesanti rilievi formulati – anche qui a livello tecnico – dal ministero per l’Ambiente. «Occorre una nuova Valutazione di Impatto ambientale nazionale», ha più volte ricordato il ministro Pecoraro Scanio, che solleva dubbi di illegittimità dei cantieri e il mancato esame dei progetti da parte del ministero, competente per legge. Dubbi espressi anche dal ministero per la Ricerca scientifica, che ha apertamente sconfessato gli studi del Corila – il Consorzio ricerca laguna – favorevoli al MoSE, sostenendo che non rappresentano la posizione del ministero. Incertezza che riguarda non soltanto il conflitto fra controllori e controllati (il Corila è lo stesso soggetto che ha avuto incarico dal Consorzio Venezia Nuova di monitorare i lavori già in corso alle bocche di porto) ma anche nel merito di una questione fondamentale. Cioè il livello dell’eustatismo, l’aumento del livello del mare nel prossimo secolo. Previsioni molto diverse quelle ipotizzate dai vari scienziati, e da questo dipende il numero delle chiusure della paratoie su cui il ministero dei Trasporti vuole chiarezza. In sostanza, sulla «più importante opera di ingegneria ambientale d’Europa», come la definiva l’ex presidente del Consorzio Venezia Nuova – oggi presidente del gruppo dell’Ulivo alla Camera – Luigi Zanda, restano pesanti dubbi tecnici e procedurali da parte di tre ministeri che siedono in Comitatone e si occupano di ambiente di e ricerca scientifica.

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