Pubblicato da: vditella | novembre 12, 2006

Dalla NUOVA VENEZIA di Domenica 12 Novembre 2006

Lo «schiaffo» del governo ha acuito lo scontro.

Casson: «Il fiuto di Di Pietro ha fallito: vincono i poteri forti»  «Ci conteremo in Comitatone»

Cacciari porterà un ordine del giorno a Roma e chiederà il voto
De Piccoli: «Una grande opera non si può fare contro le comunità» Lunardi attacca i ministri contrari «Una vergogna»

 Il MoSE è un progetto sbagliato, abbiamo prodotto duemila pagine di documenti per dimostrarlo. Non è che il voto del governo li ha annullati. Ma in democrazia si decide, e il governo ha deciso. Noi non faremo altro: porteremo un ordine del giorno al Comitatone e lo faremo votare. Così ognuno si prenderà le sue responsabilità». Il giorno dopo lo «schiaffo» del governo il sindaco Cacciari non si arrende. Un voto espresso con la contrarietà di tre ministeri importanti che siedono in Comitatone (Ambiente, Ricerca scientifica e Trasporti) che segna però un punto importante a favore del MoSE. Ma non cancella dubbi e critiche al progetto. La forzatura voluta dal ministro Di Pietro e dallo stesso presidente Prodi intende fare esprimere con un solo voto i cinque ministri più il presidente alla prossima riunione del Comitatone. Ma i «ribelli», a cominciare dal titolare dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, hanno già annunciato che al Comitatone faranno valere le loro ragioni, come prevede la Legge Speciale.
Felice Casson e Massimo Cacciari  Tamburi di guerra vengono anche dal Parlamento. Ministri e deputati di Rifondazione e Verdi annunciano battaglia. E il senatore Felice Casson, l’ex pm che aveva sfidato Cacciari nella corsa a sindaco, stavolta è d’accordo con lui, ed esprime un giudizio durissimo sulla decisione del governo. «Una decisione pesante, la più preoccupante degli ultimi vent’anni», dice, «non condivido il merito e tanto meno il metodo. Il governo se n’è infischiato delle indicazioni espresse all’unanimità dalle commissioni Ambiente di Camera e Senato, e anche del programma del centrosinistra che prevede la concertazione con le comunità locali. In una fase in cui si chiedono sacrifici ai cittadini per la Finanziaria non si possono buttare via soldi per un’opera inutile e pericolosa». Bordate anche contro il ministro Di Pietro, suo ex collega magistrato. «Forse ha perso il suo fiuto da investigatore», dice il senatore, «perché stavolta ha vinto la concentrazione dei poteri forti».
 Che succederà adesso? Casson annuncia un incontro fra tutti i parlamentari del centrosinistra contrari a questa decisione per i prossimi giorni. «Credo sia possibile che il governo ritorni sulla decisione assunta ieri», dice il presidente dei senatori di Rifondazione Giovanni Russo Spena, interpretando il malumore della sinistra sul «blitz» realizzato dal governo. «Il voto contrario del ministro Ferrero? Non è uno strappo, ma un segnale preciso. Il MoSE è un progetto sbagliato, contestato da tre ministri e dagli ambientalisti, ma anche dagli enti locali interessati». Il ministro Paolo Ferrero ribadisce i motivi del suo «no»: «Il governo ha detto che non ci sono progetti alternativi validi. Ma è logico, perché questi non vengono finanziati e restano a livello di piani. Il MoSE è andato avanti per forza di inerzia. Eppure contro il progetto si sono pronunciate 12 mila persone e il sindaco Cacciari, che certo non è un estremista di sinistra».
 Mentre il governatore del veneto Giancarlo Galan plaude all’operato del governo Prodi, l’ex ministro delle Infrastrutture Pietro Lunardi, inventore della Legge Obiettivo, dice: «C’è da vergognarsi che tre ministri abbiano votato contro il governo. Non si può accettare che una soluzione tecnica oggettiva, affrontata e dibattuta su scala internazionale da 37 anni, sia votata a maggioranza. Diamo atto al ministro Di Pietro e al Consiglio superiore dei Lavori pubblici di aver lavorato bene. É inaccettabile che alcuni ministri accettino senza dimettersi e senza che nessuno chieda loro di dimettersi, la distruzione di un patrimonio dell’umanità come Venezia».
 «Ci sono sistemi efficaci, meno costosi e meno impattanti del MoSE per difendere Venezia dalle acque alte», dice il verde Gianfranco Bettin, «adesso lavoreremo perché al prossimo Comitatone ogni ministro possa pronunciarsi nel merito». Cesare De Piccoli, viceministro dei Trasporti, ricorda che «una grande opera non può essere fatta contro le comunità locali». «Che dunque va preso atto della decisione del governo, ma vanno anche trovati i modi per accogliere le osservazioni del Comune». Un’apertura che era stata lanciata dallo stesso sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta. Ma il modo per metterla in pratica, dopo il voto dell’altro giorno, non è affatto semplice. Intanto i lavori del MoSE vanno avanti, e il Consorzio si aspetta dalla prossima Finanziaria almeno 200 milioni di euro per cominciare la fase degli scavi alle bocche di porto e la costruzione dei cassoni in calcestruzzo per le paratoie.

Alberto Vitucci

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