Pubblicato da: vditella | novembre 15, 2006

Dalla NUOVA VENEZIA di Mercoledì 15 Novembre 2006

Pagina 15 – Pagina Aperta

Il MoSE è una scelta politica
Sul punto tecnico c’è molto da dire

In qualità di progettisti della Paratoia a Gravità ci sentiamo chiamati in causa da alcune affermazioni e giudizi sommari del ministro Di Pietro sui progetti alternativi al MoSE riportati sulla Nuova del 12 novembre: «Si tratta solo di idee progettuali» e le diverse tipologie di paratoie «sono già state scartate nel concorso del 1981», che ci permettiamo di contestare nel metodo e nel merito.
Abbiamo preso visione del documento:

«Relazione-Parere del Gruppo di Lavoro costituito con nota del 21-09-06 n. 272 del Presidente del Cons. Sup. dei Lavori Pubblici»

dove sono esplicitate le motivazioni del parere negativo; ad esso facciamo riferimento per evidenziarne le fondamentali incongruità.

  1. Il progetto Paratoia a Gravità viene definito a livello di «idea progettuale» quindi non paragonabile con quello del MoSE. Si ricorda che il progetto è sviluppato a livello di progetto di massima da professionisti con indiscussa esperienza internazionale nel campo delle tecnologie proposte. Dal parere espresso dobbiamo dedurre che, senza mettere in dubbio le loro capacità professionali, gli esperti del Gruppo di Lavoro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici non abbiano alcuna familiarità con questo settore ingegneristico e tecnologico. Si può dimostrare che il progetto di massima da noi presentato è certamente più sviluppato di quanto lo era il MoSE in quella stessa fase e che, per aspetti importanti, lo è anche del «progetto definitivo» dello stesso MoSE, in quanto quest’ultimo ha gravi mancanze di definizione su componenti critici come, ad esempio, il progetto dei connettori meccanici e delle loro interfacce strutturali, le procedure di riparazione in caso di danni maggiori che coinvolgano i cassoni di base e altro. D’altra parte è facilmente verificabile che il sistema Paratoia a Gravità installate su pontoni sommergibili non ha alcun aspetto tecnologico indefinito e che esso utilizza componenti, tecnologie, procedure e tecniche di progettazione, costruzione e installazione che sono standard nell’ingegneria marina offshore e pertanto, dopo alcune necessarie verifiche sperimentali in vasca navale per determinare i carichi di progetto, certamente inferiori a quelli del MoSE, si può partire immediatamente con la progettazione definitiva ed esecutiva di tutte le opere. L’utilizzo di componenti, tecnologie e procedure consolidate garantisce non solo che la sua fattibilità è fuori discussione, ma anche che si richiedono tempi relativamente brevi per sviluppare il progetto definitivo e successivamente quello esecutivo. Per il MoSE non è ancora possibile completare la progettazione definitiva e sviluppare quella esecutiva delle opere principali (Paratoie e Cassoni di fondazione) se prima non si definisce il componente di interfaccia che ne condiziona le configurazioni e gli ingombri.
  2. Rispetto dei criteri di gradualità, sperimentalità, reversibilità. Come noto e come segnalato da più parti il progetto MoSE, per la sua concezione monolitica, non rispetta e non potrà mai rispettare questi criteri, enunciati per la prima volta proprio in un parere del Consiglio Superiore e successivamente recepiti dalla legge speciale per Venezia. C’è una evidente contraddizione con il fatto che lo stesso Consiglio Superiore approva un progetto che non rispetta quei criteri e boccia la Paratoia a Gravità che li rispetta perfettamente.
  3. Paratoia a Gravità già esaminata e scartata nel 1981. A pagina 22 della suddetta relazione si afferma: «la Paratoia a Gravità non appare possedere significativi contenuti innovativi rispetto al sistema MoSE» e più avanti «É riconducibile alla soluzione a ventola galleggiante rovescia che il gruppo di esperti aveva preso in esame e scartata». Entrambe le affermazioni non sono vere: il concetto esaminato nel 1981 prevedeva una paratoia a ventaglio incernierata al fondo, che viene sollevata in galleggiamento con immissione d’aria formando un angolo acuto con il fondale, aprendosi nella direzione della marea entrante. Questo concetto di paratoia non ha nulla a che fare con la Paratoia a Gravità, che è un sistema di sbarramento oscillante che contrasta le forze di marea per effetto del peso della sua parte emersa e che fa del suo comportamento dinamico non in risonanza con le onde uno dei suoi punti di eccellenza rispetto al MoSE. Si trae quindi la conclusione che il fatto di non distinguere le differenze sostanziali tra i due concetti fa supporre una insufficiente documentazione, ovvero la mancanza di cognizioni tecniche adeguate per comprenderle.
  4. Fondazioni della Paratoia a Gravità. Sempre a pagina 22 si afferma: «Confrontando le fondazioni della Paratoia a Gravità e della paratoia MoSE, appare evidente come quest’ultima sia vincolata al terreno da una struttura di contenimento e di fondazione profonda, che ne impedisce spostamenti e rotazioni, mentre la semplice collocazione in trincea, come delineato nella soluzione proposta, rende la Paratoia a Gravità molto più vulnerabile». Fermo restando che i carichi agenti sulla Paratoia a Gravità sono minori di quelli del MoSE, si ricorda che esistono e operano nel mondo (vedi Mare del Nord) numerose grandi piattaforme offshore, con fondazioni a gravità, e che i progettisti della Paratoia a Gravità hanno una esperienza diretta avendone progettate alcune.
  5. Aspetti non considerati. Ci sono aspetti che i componenti del Consiglio Superiore non considerano ma che sono fondamentali: l’affidabilità del sistema e i costi di realizzazione, gestione e manutenzione. Riteniamo che un esame di merito di queste considerazioni tecniche specifiche e una comparazione delle caratteristiche dei due sistemi fatta da una commissione indipendente di esperti nelle tecnologie che si stanno trattando, e non da chi per anni ha approvato il MoSE e avallato le scelte del Magistrato alle Acque, avrebbe messo in evidenza i vantaggi tecnici ed economici della Paratoia a Gravità, e comunque avrebbe consentito al ministro Di Pietro di esprimere un giudizio corretto. La riduzione di costo della Paratoia a Gravità rispetto al MoSE deriva dal principio di funzionamento, dall’impostazione del sistema e dalle tecnologie impiegate ed è dovuta in gran parte all’assenza dei componenti più critici. Sono assenti i 156 connettori meccanici sconnettibili che da soli valgono alcune centinaia di milioni di euro, è assente il sistema di controllo con la sua mastodontica centrale operativa, è assente il tunnel sottomarino con tutti i relativi e complessi impianti di servizio, sono assenti le enormi palificate di fondazione, perché la fondazione è a gravità, sono assenti i cantieri di costruzione dei cassoni in cemento perché il sistema viene assemblato in cantieri navali e tutti gli impianti e le opere di spalla sono ridotti di un ordine di grandezza. Sono questi i punti che fanno scendere i costi a meno di un terzo di quanto resta ancora da spendere per il MoSE.
    Un ragionamento analogo vale per l’affidabilità. L’affidabilità di un sistema è tanto più bassa quanto più il sistema è complesso, quanto maggiore è il numero dei suoi componenti e se presenta componenti critici innovativi e non sperimentati.

É ovviamente pieno diritto delle autorità preposte, che non ci permettiamo di contestare, adottare le decisioni politiche che si vorranno prendere per la salvaguardia di Venezia; non possiamo accettare però che queste decisioni vengano giustificate con argomenti tecnici pretestuosi, non veri e facilmente confutabili, che mettono in discussione la nostra professionalità di progettisti con esperienza più che trentennale nel settore dell’ingegneria marina e offshore.

Vincenzo Di Tella
Gaetano Sebastiani
Paolo Vielmo
ingegneri

Venezia

Commento

Si pubblica nel seguito la versione integrale della lettera inviata alla NUOVA che per motivi editoriali è stata parzialmente ridotta.

Pregiatissimo Direttore,

in qualità di progettisti della Paratoia a Gravità ci sentiamo chiamati in causa da alcune affermazioni e giudizi sommari del Ministro Di Pietro sui progetti alternativi al MoSE riportati sulla Nuova del 12 novembre: “si tratta solo di idee progettuali” e le diverse tipologie di paratoie “sono già state scartate nel concorso del 1981” che ci permettiamo di contestare nel metodo e nel merito.
Ricordiamo alcuni fatti: il 27 luglio 2006  il progetto Paratoia a Gravità è stato da noi presentato a Roma al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici,  presente il Presidente Balducci ed una quindicina di tecnici e funzionari. Durante la presentazione è stato fatto un confronto puntuale con il MoSE, evidenziando le differenze ed i vantaggi (tecnici, economici, di affidabilità, ecc.). Durante la presentazione nessuno ha fatto obiezioni e alla fine della stessa, nonostante ripetute richieste, nessuno ha contestato quanto da noi argomentato, e solo successivamente abbiamo saputo che il Consiglio, a nostra insaputa, aveva espresso parere negativo.
Recentemente abbiamo preso visione del documento:

“Relazione-Parere del Gruppo di Lavoro costituito con nota del 21-09-06 n. 272 del Presidente del Cons. Sup. degli LL. PP.”

dove sono esplicitate le motivazioni di quel parere negativo; ad esso facciamo riferimento  per evidenziarne, punto per punto, le fondamentali incongruità.

  1. Il progetto Paratoia a Gravità viene definito a livello di “idea progettuale” quindi ad un dettaglio non paragonabile con quello del MoSE.  Si ricorda anzitutto che il progetto è sviluppato a livello di progetto di massima da professionisti con indiscussa esperienza internazionale nel campo delle tecnologie proposte, facilmente riscontrabile per chi conosce queste tecnologie. É evidente che chi non conosce le tecnologie di cui si sta parlando, che fanno riferimento al settore marino/offshore, non è in grado di valutare la proposta. Dal parere espresso dobbiamo dedurre che, senza mettere in dubbio le loro capacità professionali nei loro campi di competenza, gli esperti del Gruppo di Lavoro (GdL) del Consiglio Superiore dei lavori pubblici non abbiano alcuna familiarità con questo settore ingegneristico e tecnologico.
    Ma entriamo nel merito.
    Si può dimostrare che il progetto di massima da noi presentato, è certamente più sviluppato di quanto lo era il MoSE in quella stessa fase e che, per certi aspetti critici importanti, lo è anche del “progetto definitivo” dello stesso MoSE, in quanto quest’ultimo ha gravi mancanze di definizione su componenti critici come ad esempio il progetto dei connettori meccanici e delle loro interfacce strutturali, le procedure di riparazione in caso di danni maggiori che coinvolgano i cassoni di base, la mancata definizione dei principi per il calcolo strutturale delle opere ecc.
    D’altra parte è facilmente verificabile, per chi conosca le tecnologie proposte, che il sistema Paratoia a Gravità installate su pontoni sommergibili non ha alcun aspetto tecnologico indefinito e che esso utilizza componenti, tecnologie, procedure e tecniche di progettazione, costruzione e installazione che sono standard nell’ingegneria marina offshore e pertanto, dopo alcune necessarie verifiche sperimentali in vasca navale per determinare i carichi di progetto, certamente inferiori a quelli del MoSE,  si può partire immediatamente con la progettazione definitiva ed esecutiva di tutte le opere. L’utilizzo di componenti, tecnologie e procedure consolidate garantisce non solo che la sua fattibilità è fuori discussione, ma anche che si richiedono tempi relativamente brevi per sviluppare il progetto definitivo e successivamente quello esecutivo.
    Per il MoSE, nonostante le approvazioni già acquisite, non è ancora possibile completare la progettazione definitiva e sviluppare quella esecutiva delle opere principali (Paratoie e Cassoni di fondazione) se prima non si definisce il componente di interfaccia (il sistema di connessione), che ne condiziona le configurazioni e gli ingombri: il “progetto definitivo” del MoSE  presenta inoltre anche altri elementi critici non ancora definiti.
  2. Rispetto dei criteri di gradualità, sperimentalità, reversibilità.
    Come noto e come segnalato da più parti il progetto MoSE, per la sua concezione monolitica, non rispetta e non potrà mai rispettare questi criteri, enunciati per la prima volta proprio in un parere del Consiglio Sup. dei LL. PP. (del 1982) e successivamente recepiti dalla legge speciale per Venezia (L. 798/84).
    La Relazione-Parere, a pagina 13, richiamando le prescrizioni per il passaggio al progetto esecutivo del MoSE, ribadisce: “Beninteso, detta elaborazione esecutiva dovrà tener conto che la realizzazione delle opere alle bocche deve avvenire con i richiesti caratteri di gradualità, flessibilità, reversibilità, e possibile sperimentalità, allo scopo di poter verificare tutti gli aspetti fondamentali connessi con l’efficacia del sistema e della sua gestione”.
    Si tratta di una posizione chiarissima e giusta, ma i componenti del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici dovrebbe spiegare come il MoSE li possa rispettare visto che il progettista, più volte interpellato sull’argomento, non ha saputo mai fornire risposta su questi punti. Siccome non si comprende come il MoSE possa rispettarli c’è una evidente contraddizione con il fatto che lo stesso Consiglio Superiore approva un progetto che non rispetta quei criteri e boccia la Paratoia a Gravità che li rispetta perfettamente.
  3. Paratoia a Gravità  già esaminata e scartata nel 1981.
    A pagina 22 della suddetta relazione si afferma: “la Paratoia a Gravità non appare possedere significativi contenuti innovativi rispetto al sistema MoSE” e più avanti “É riconducibile alla soluzione a ventola galleggiante rovescia che il gruppo di esperti aveva preso in esame e scartata”.
    Entrambe le affermazioni non sono vere.
    Il concetto esaminato nel 1981 prevedeva una paratoia a ventaglio incernierata al fondo, che viene sollevata in galleggiamento con immissione d’aria formando un angolo acuto con il fondale, aprendosi nella direzione della marea entrante; essa è tenuta in posizione fissa da stralli (tiranti)  ancorati al fondale con sistemi di pali. I carichi agenti su una struttura fissa in operazione e le sollecitazioni di strappo sugli stralli nella fase di apertura per effetto dei carichi d’onda, rendono il concetto praticamente non dimensionabile e per questo fu, giustamente, scartato.
    Questo concetto di paratoia non ha nulla a che fare con la Paratoia a Gravità, che è un sistema di sbarramento oscillante (compliant) che contrasta le forze di marea per effetto del  peso della sua parte emersa e che fa del suo comportamento dinamico non in risonanza con le onde uno dei suoi punti di eccellenza rispetto al MoSE, che, come acclarato anche dal parere degli esperti internazionali, lavora in regime di risonanza.
    Si trae quindi la conclusione che il fatto di non distinguere le differenze sostanziali tra i due concetti fa supporre una insufficiente documentazione, ovvero la mancanza di cognizioni tecniche adeguate per comprenderle.
    Per quanto riguarda la sua innovatività, si fa presente che il concetto è stato ideato nel 2001 ed ha ottenuto il brevetto nel 2004, fatto che certifica, a nostro avviso, l’originalità della soluzione.
  4. Fondazioni della Paratoia a Gravità.
    Sempre a pagina 22 si afferma: “Confrontando le fondazioni della paratoia a gravità e della paratoia MoSE, appare evidente come quest’ultima sia vincolata al terreno da una struttura di contenimento e di fondazione profonda, che ne impedisce spostamenti e rotazioni, mentre la semplice collocazione in trincea, come delineato nella soluzione proposta, rende la paratoia a gravità molto più vulnerabile”.
    Fermo restando che i carichi agenti sulla Paratoia a Gravità sono minori di quelli del MoSE, si ricorda che esistono ed operano nel mondo (anche in condizioni ambientali estreme come quelle del Mare del Nord) numerose grandi piattaforme offshore, con fondazioni a gravità, e che i progettisti della Paratoia a Gravità hanno una esperienza diretta avendone progettate alcune.
    In fase di progetto definitivo la fondazione sarà dimensionata in funzione dei dati geotecnici specifici dei fondali alle bocche attualmente non disponibili ai proponenti, e certamente non richiederà i 12 000 pali di fondazione.
  5. Aspetti non considerati.
    Ci sono aspetti che i componenti del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici non considerano ma che sono fondamentali nella valutazione dei progetti: l’affidabilità del sistema e i costi di realizzazione, gestione e manutenzione.
    Chiunque abbia conoscenza delle tecnologie proposte nel nostro progetto, non può non valutare positivamente le implicazioni progettuali di un sistema intrinsecamente stabile che ha un comportamento dinamico non in risonanza con le onde (Paratoia a Gravità) rispetto ad un sistema intrinsecamente instabile e in risonanza con le onde (MoSE), e dobbiamo constatare che, di queste argomentazioni, i tecnici del Consiglio Superiore non ne abbiano fatto menzione al Ministro.
    Riteniamo che un esame di merito di queste considerazioni tecniche specifiche ed una comparazione delle caratteristiche dei due sistemi fatta da una commissione indipendente di esperti nelle tecnologie che si stanno trattando, e non da chi per anni ha approvato il MoSE e avallato le scelte del Magistrato alle Acque, avrebbe messo in evidenza i vantaggi tecnici ed economici della Paratoia a Gravità, e comunque avrebbe consentito al Ministro Di Pietro di esprimere un giudizio obiettivo e trasparente.
    La riduzione di costo della Paratoia a Gravità rispetto al MoSE deriva dal principio di funzionamento, dall’impostazione del sistema e dalle tecnologie impiegate ed è dovuta in gran parte all’assenza dei componenti più critici presenti nel MoSE. Sono assenti i 156 connettori meccanici sconnettibili che da soli valgono alcune centinaia di milioni di euro, è assente il sistema di controllo con la sua mastodontica centrale operativa, è assente il tunnel sottomarino con tutti i relativi e complessi impianti di servizio, sono assenti le enormi palificate di fondazione, perché la fondazione è a gravità, sono assenti i cantieri di costruzione dei cassoni in cemento perché il sistema viene assemblato in cantieri navali e tutti gli impianti e le opere di spalla sono ridotti di un ordine di grandezza.
    Sono questi i punti che fanno scendere i costi a meno di un terzo di quanto resta ancora da spendere per il MoSE. Un ragionamento analogo vale per l’affidabilità.
    L’affidabilità di un sistema è tanto più bassa quanto più il sistema è complesso, quanto maggiore è il numero dei suoi componenti e se presenta componenti critici innovativi e non sperimentati, per i quali non è noto l’MTBF (Mean Time Between Failure), elemento indispensabile per calcolare l’affidabilità del componente e quindi del sistema in cui è inserito. Siccome l’impiantistica del MoSE è molto più complessa, con un numero di componenti che è di almeno un ordine di grandezza maggiore e contiene componenti critici innovativi, quale il connettore meccanico sconnettibile delle Paratoie, è indiscutibile che l’affidabilità del sistema MoSE è di ordini di grandezza inferiore a quello della Paratoia a Gravità, ed allo stato attuale di fatto incalcolabile.

È ovviamente pieno diritto delle autorità preposte, che non ci permettiamo di contestare, adottare le decisioni politiche che si vorranno prendere per la salvaguardia di Venezia, in relazione a priorità ed interessi che si intendono tutelare; non possiamo accettare però che queste decisioni vengano giustificate con argomenti tecnici pretestuosi, non veri e facilmente confutabili, che mettono in discussione la nostra professionalità di progettisti con esperienza più che trentennale nel settore dell’ingegneria marina ed offshore, esperienza acquisita con la progettazione e realizzazione di grandi lavori in un contesto di reale competizione  internazionale, nel quale il meccanismo del “Concessionario Unico”, espressione estrema del “General Contractor” (stigmatizzato dal Ministro Di Pietro durante la campagna elettorale), non è neppure concepibile.

Ingegneri:
Vincenzo Di Tella
Gaetano Sebastiani
Paolo Vielmo
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