Pubblicato da: vditella | novembre 19, 2006

Dalla NUOVA VENEZIA di Domenica19 Novembre 2006

Pagina 19 – Cronaca

Per finire i lavori servono 2571 milioni. Mercoledì il pronunciamento del Comitatone sulla grande opera contestata

MoSE, fondi dimezzati nel 2007

Solo 100 milioni dalla Finanziaria, il Consorzio ne voleva 900

Piva: «Le osservazioni di Pecoraro Scanio? Abbiamo già risposto»

ALBERTO VITUCCI

 Fondi dimezzati per il MoSE. Nel tormentato iter della Finanziaria, i 200 milioni promessi al Consorzio Venezia Nuova si sono ridotti a 100. Molto meno dei 900 richiesti nel 2007 per proseguire con i lavori secondo il cronoprogramma. All’appello mancano ancora 2571 milioni.
 Intanto aumenta la tensione in vista della riunione del Comitatone convocata per mercoledì pomeriggio a palazzo Chigi. Sul piatto ci sono le richieste di modifica del progetto presentate dal Comune, che sta mettendo a punto un documento da far votare. I dubbi tecnici sull’efficacia del MoSE e le incertezze sugli scenari futuri dell’eustatismo, che potrebbe rendere obsoleto e dannoso un progetto basato sulla chiusura totale delle bocche di porto. Ma anche il via libera deciso a sorpresa dal governo, nel bel mezzo del dibattito scientifico sulle alternative, su richiesta del ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Un via libera che il ministero per l’Ambiente ora contesta duramente. Accusando senza mezzi termini l’ex pm di Mani Pulite: «La relazione del ministro che ha determinato la decisione del Consiglio dei Ministri», scrive il direttore generale Bruno Agricola, «afferma che tutte le norme sono state rispettate. Invece la modifica dei cantieri non ha seguito tutte le procedure autorizzative previste». Non basta. Secondo il ministero manca la progettazione esecutiva e la Valutazione di impatto ambientale prevista dalla legge. «Vi sono carenze e illegittimità», conclude l’alto funzionario. E il ministro ha inviato la lettera a tutti i membri del Comitatone. «Noi abbiamo risposto infinite volte», replica la presidente del Magistrato alle Acque Maria Giovanna Piva, «il governo darà mercoledì un parere unitario sul progetto MoSE. Sono certa che il ministro avrà fatto una relazione precisa, visti i suoi precedenti di magistrato». Anche se un altro magistrato, l’ex pm Felice Casson oggi senatore dei Ds, ha firmato insieme ad altri senatori (Edo Ronchi, Anna Donati, Francesco Ferrante, Tommaso Sodano), una interrogazione urgente al governo chiedendo di rivedere la decisione. «Il fiuto di Di Pietro stavolta ha fallito», dice, «ha fatto vincere i poteri forti».
 La battaglia non è conclusa. E mercoledì a Roma il Comune conta almeno di ottenere un’apertura sulle varianti possibili al progetto MoSE e sul monitoraggio degli interventi. Un appello al governo e al Parlamento è stato inviato dai presidenti nazionali delle associazioni ambientaliste (Fulco Pratesi del Wwf, Carlo Ripa di Meana per Italia Nostra, Giuliano Tallone della Lipu e Fabrizio Vigni della Sinistra Ecologista).
 E la Cgil veneziana ha chiesto al Comitatone, «unico soggetto giuridico competente sulla salvaguardia» di sospendere i lavori per prendere decisioni sagge e documentate sul futuro della laguna.

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