Pubblicato da: vditella | novembre 22, 2006

Dalla NUOVA VENEZIA Di Mercoledì, 22 Novembre 2006

Pagina 3 – Primo Piano

Scontro finale in Comitatone
Cacciari gioca le ultime carte

LE DIVISIONI Tre ministri contrari all’idea di scartare le ipotesi alternative. Ma il governo darà un voto unitario

ALBERTO VITUCCI

VENEZIA. Interventi sperimentali per ridurre le acque alte. Varianti al progetto e una nuova Valutazione di Impatto ambientale per il MoSE. Che dovrà essere attuato come l’Alta Velocità, di concerto con gli enti locali. Il Comune insiste e si prepara ad affrontare l’ultima battaglia del MoSE. Oggi pomeriggio a Roma (ore 17, Sala Verde di palazzo Chigi) si riunisce il Comitatone che dovrebbe decidere sul futuro delle dighe. Il sindaco Cacciari ha pronto un ordine del giorno molto netto, che ricorda «le criticità ancora irrisolte del MoSE, i dubbi sui costi e l’efficacia del grande progetto, i suoi riflessi sulla portualità e sull’ambiente». Si profila un muro contro muro all’interno dell’organismo che dal 1984 decide gli interventi per la salvaguardia. Perché il Consiglio dei Ministri, dieci giorni fa, ha votato la relazione del ministro Antonio Di Pietro favorevole al MoSE. Ma durissima è stata la risposta del responsabile dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio. «Il MoSE è illegittimo», ha scritto a tutti i ministri e ai componenti del Comitatone, «manca la Valutazione di Impatto ambientale prevista dalla legge e manca anche il progetto esecutivo». Dunque si rischia lo scontro. Perché a votare «no» a Di Pietro, oltre a Pecoraro, è stato anche Fabio Mussi, ministro della Ricerca scientifica, con l’astensione critica del ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi. Tre ministeri chiave per la salvaguardia, che si trovano ora in perfetto accordo con le posizioni espresse dal sindaco Cacciari. Il governo ha annunciato che si esprimerà con una «posizione unitaria», cioè con un unico voto. Ma i ministri «ribelli» difficilmente accetteranno il diktat. E difficilmente il governo sceglierà la linea dello scontro frontale con uno dei suoi sindaci più rappresentativi.
L’ordine del giorno, messo a punto da Cacciari con il suo gruppo di tecnici, invita il governo a prevedere «varianti agli stralci esecutivi» attuando quanto previsto nel 2001 dal governo Amato. Cioè il rialzo dei fondali alle bocche di porto. Secondo l’ingegnere idraulico Luigi D’Alpaos, potrebbero ridurre le acque alte di almeno 20 centimetri.
Nel documento che andrà oggi ai voti, il Comune ricorda anche gli scenari futuri dell’eustatismo. Nel 2100 gli esperti prevedono un aumento di almeno 50 centimetri del livello del mare, e le chiusure delle paratoie potrebbero aumentare, fino a rendere problematica l’attività del porto. «E le conche di navigazione», sostengono gli esperti, «non saranno sufficienti a limitare i disagi».
Intanto si moltiplicano gli appelli al governo a «tener conto» delle indicazioni votate dalle commissioni Ambiente di Camera e Senato. E le associazioni ambientaliste del Veneto (Italia Nostra, Wwf, Ecoistituto, Lipu, Vas) hanno inviato un appello all’Unesco. «Venezia è inserita nell’elenco dei Patrimoni dell’Umanità da difendere», scrivono le associazioni, «che il ministro Rutelli si è impegnato a tutelare. Invitiamo dunque a fermare lavori che potrebbero devastare irrimediabilmente la laguna, con alterazioni permanenti e irreversibili». «Meglio», scrivono gli ambientalisti, «prendere in considerazione alternative serie e fattibili, meno devastanti e più economiche».
Ma Consorzio Venezia Nuova e Magistrato alle Acque tirano dritti. «Il ministro Di Pietro ha detto che le alternative non esistono», dice la presidente Maria Giovanna Piva. Al MoSE, in tempi di tagli, la Finanziaria ha concesso altri 100 milioni di euro. Una cifra di molto inferiore ai 900 milioni richiesti dal Consorzio. Con questo ritmo, per completare i lavori del MoSE ci vorranno 27 anni.

Pagina 3 – Primo Piano

Manifestazione a San Barnaba dopo l’occupazione

Il dissenso dell’assemblea in un volantinaggio pacifico

VENEZIA. Slogan e volantini distribuiti ai passanti in campo San Barnaba per denunciare «tutti i rischi del MoSE». Dopo l’occupazione della sede del Consorzio Venezia Nuova, in campo Santo Stefano, l’Assemblea No Mose ha distribuiti ieri migliaia di volantini ai passanti. Polizia e carabinieri hanno presidiato in forze molti punti ritenuti a rischio, compresi il ponte dell’Accademia e la Basilica della Salute gremita di fedeli. Ma la performance annunciata non c’è stata. I comitati, a cui aderiscono anche Disobbedienti e No global, hanno scelto la via della politica.
«Si è tentato negli ultimi giorni di ridurre tutto a una questione di ordine pubblico», denuncia il consigliere comunale dei Verdi Beppe Caccia, presente lunedì sera con i manifestanti del No Mose, «ma così non è. Le cento persone che hanno dimostrato in modo assolutamente pacifico a Santo Stefano hanno toccato un nervo scoperto, messo in luce l’intreccio d’affari che da 20 anni condiziona la vita di questa città».
Secondo l’esponente dei Verdi, chi manifesta contro il MoSE rappresenta in realtà «la maggioranza della città». «Anche il sindaco Cacciari, i parlamentari che erano qui come Zanella, Casson e Paolo Cacciari, le commissioni Ambiente del Senato e della Camera la pensanno in questo modo. Ma c’è stata una reazione isterica che ha portato alla frettolosa delibera del Consiglio dei Ministri, a ignorare le posizioni democraticamente espresse per modificare il progetto MoSE, per far prevalere le lobby». Caccia annuncia: «Ricordiamo quei matti che manifestavano con le barchette contro le petroliere e gli scavi in laguna, alla fine degli anni Sessanta. Abbiamo scoperto solo dopo che avevano ragione. Bisogna rimettere in piedi il Fronte per la Difesa di Venezia, per denunciare un modello di sviluppo sbagliato e pericoloso».
«Le persone che si occupano di questa vicenda e condizionano la politica sono sempre le stesse», accusa Caccia, «chi scrive i comunicati del presidente Galan è Franco Miracco, ex capoufficio stampa del Consorzio, il capogruppo della Margherita alla Camera Luigi Zanda, ex presidente di Venezia Nuova. E Mauro Fabris, tifoso del MoSE, lavorava come addetto stampa per le ditte del Consorzio. Così Aurelio Misiti, consigliere Di Pietro, è lo stesso che da presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici aveva dato il via libera al MoSE. La gente lo deve sapere». (a.v.)


Responses

  1. Leggo che il presidente del Magistrato alle Acque dichiara che “il ministro Di Pietro ha detto che le alternative non esistono”.
    Ma lei dove era quando, nella sua sede istituzionale, è stata presentata la Paratoia a Gravità?

  2. A proposito dell’occupazione della sede del Consorzio Venezia Nuova:
    «Manifestare sempre contro qualcosa – ha concluso Luca Zaia, vicepresidente della Giunta regionale del Veneto – e solo per il gusto di attirare l’attenzione su di sé, non è utile ad alcuno, tanto più quando manca un atteggiamento propositivo da cui si possa partire per ragionare in modo proficuo».

    Non contesto la sua affermazione, che è riferita a movimenti di cui non ho stima, e anzi in generale vi concordo.
    Ma mi chiedo: perché, quando si può invece dialogare ad alti livelli tecnici, con persone di professionalità provata, su basi scientifiche importanti, anche in quei casi, forse non direttamente da parte di Luca Zaia ma da parte di suoi vicini colleghi certamente sì, ogni minimo confronto è rifiutato con toni sarcastici?


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