Pubblicato da: vditella | novembre 25, 2006

Dalla NUOVA VENEZIA di Sabato 25 Novembre 2006

Pagina 16 – Cronaca

La battaglia del MoSE si sposta a Bruxelles

Gli ambientalisti annunciano ricorsi e il Consorzio chiederà un prestito europeo

 La battaglia del MoSE si sposta in Europa. Dopo il via libera del Comitatone presieduto da Romano Prodi tutti si appellano all’Unione europea. «Non accettiamo questa decisione», dice il presidente nazionale di Italia Nostra Carlo Ripa di Meana, «e non la consideriamo ineluttabile. Nei prossimi giorni organizzeremo a Venezia un vertice nazionale per decidere le forme di lotta. Ci rivolgeremo a tutte le sedi legali anche internazionali per denunciare i rischi di un’opera costosissima e inadeguata. Esprimiamo solidarietà al sindaco Cacciari per il suo coraggio e senso di responsabilità». «Contro l’Ecomostro ci rivolgeremo al Parlamento europeo, che ha aperto una procedura per i lavori avviati in modo illegittimo», annunciano i comitati dell’Assemblea permanente NoMose, «il Comitatone si è trasformato in una farsa, hanno dato ascolto solo alle lobby affaristiche e non alla città e alle commissioni Ambiente di Camera e Senato che chiedevano una revisione del progetto. Noi continuiamo la mobilitazione e continueremo a denunciare quello che non va».
 Ma intanto i lavori proseguono, dopo il voto assunto per la prima volta a maggioranza dal Comitatone. Prodi, Galan e il sindaco di Jesolo da una parte, Cacciari dall’altra, con l’astensione dei due sindaci di Mira e Chioggia. Contrari i ministri Mussi e Pecoraro Scanio, che però non hanno potuto esprimere il loro voto dopo la «fiducia» chiesta da Prodi.
 Per essere conclusi secondo il cronoprogramma, nel 2012, i lavori del MoSE hanno bisogno però di altri 2671 milioni di euro, da aggiungere agli altri 1500 già stanziati negli ultimi anni dal Cipe. E la Finanziaria ne ha messi a disposizione soltanto 100.
 «Con questo ritmo ci vorranno almeno vent’anni», ha obiettato Cacciari. Ecco allora la contromossa del Consorzio Venezia Nuova, già anticipata qualche mese fa al nostro giornale. Un prestito europeo, con i finanziamenti erogati da una banca a cui lo Stato li restituirebbe nei prossimi trent’anni. «É un’ipotesi a cui stiamo lavorando», conferma il presidente del Consorzio Giovanni Mazzacurati, «fino a ieri c’era l’incertezza sul futuro del progetto, adesso ci sono le garanzie di andare avanti». Dunque potrebbe essere una grande banca europea ad anticipare i 2600 milioni di euro per consentire al Consorzio di ultimare i lavori nei tempi previsti. Un progetto che sarebbe condiviso anche dalla Presidenza del Consiglio. Occorre però convincere il ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa. Che ha eliminato dalla Finanziaria tutti i mutui per gli enti locali, e più volte dichiarato l’impossibilità di impegnare il governo per gli anni futuri.
 Una partita appena all’inizio, da cui dipenderà comunque la «seconda fase» dei lavori del MoSE. Nei prossimi giorni saranno infatti resi disponibili i 330 milioni già stanziati dalla Finanziaria 2006. Serviranno per ultimare i lavori delle opere preliminari (conche e moli foranei) e per avviare la fase di scavo.
 E mentre il verde Beppe Caccia annuncia «la mobilitazione», Alberto Mazzonetto (Lega) chiede l’estromissione dei Verdi dalla giunta. e l’avvio di un nuovo laboratorio politico. «Il vero problema di Venezia», dice Mazzonetto, «è la chimica pericolosa».

Commento

Dalle dichiarazioni del Presidente del Consorzio Venezia Nuova ci viene qualche perplessità: la dichiarazione avrebbe senso e ne comprenderemmo il significato se il Consorzio si assumesse in proprio gli oneri finanziari di un prestito bancario (e poi perché europeo e non italiano); se questi oneri, invece, sono a carico dello Stato e quindi dei contribuenti italiani, ci sembra di intravedere una presupponenza del Concessionario unico veramente sorprendente per due motivi: il primo è che questi oneri finanziari vanno ad incrementare ulteriormente l’oneroso budget e il debito pubblico a carico dei Contribuenti italiani per l’iniziativa di un gruppo di imprese private, anche se opera in regime di concessione; il secondo fa riferimento alla capacità del concessionario di poter ottenere tassi bancari migliori di quelli che può ottenere lo Stato Italiano.
D’altra parte, mi chiedo: perché il Ministro delle Finanze ha eliminato i mutui per gli enti locali dalla finanziaria?
Mi aspetto qualche commento da chi è più competente di me su questi problemi finanziari.

Vincenzo Di Tella

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Responses

  1. Sono proprio curioso di vedere se per il MoSE, oltre a derogare dalle regole della tecnica, si derogherà dalle regole della Finanziaria.

  2. Penso che a questo punto ci possiamo aspettare di tutto.
    Quando si negano principi fondamentali della fisica (stabilità statica e dinamica dei corpi galleggianti) penso che non ci sono più limiti.


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