Pubblicato da: vditella | novembre 26, 2006

Dalla NUOVA VENEZIA di Domenica 26 Novembre 2006

Pagina 17 – Cronaca

Pesanti dubbi degli studiosi sul funzionamento dell’opera in via di costruzione

Settantanove moduli da comandare: «E se una paratoia si guastasse?»

 L’ingegnere idraulico Arturo Colamussi ha lavorato per anni con il Consorzio Venezia Nuova al sistema di dighe mobili. Ora ha scritto uno studio per il Comune, che lo ha allegato al dossier sul MoSE. «Nessuno sbarramento antimarea al mondo ha un numero così grande di moduli indipendenti da comandare e controllare», scrive Colamussi, «il Tamigi ne ha 6, la diga mobile Maeslant sulla Schelda 2, come la Hartel Barrier. E tutti consentono una ispezione all’asciutto». «Il MoSE invece», scrive l’ingegnere, «è sott’acqua. Anche ammettendo che un inconveniente accada una volta ogni mille, essendo i moduli 78 l’intero sbarramento presenterà un modulo che non funziona 7,8 volte ogni cento azionamenti, cioè una volta ogni 13 manovre». Secondo i progettisti del Consorzio Venezia Nuova questo non avrebbe alcuna influenza sull’aumento del livello dell’acqua in laguna. «Ma nel varco lasciato libero i sedimenti potrebbero impedire il funzionamento delle paratoie vicine», dice l’ingegnere, «un aspetto non approfondito, che insieme al moto ondoso e al vento potrebbe provocare oscillazioni di grande ampiezza».
 Dubbi tecnici che restano agli atti, anche dopo l’approvazione politica a maggioranza del progetto decisa dal Comitatone. Oltre a quello di Colamussi, il dossier del Comune comprende anche tre dettagliati studi di docenti universitari di fama. «Confermo l’esistenza di aspetti critici del progetto MoSE, come rilevato dallo studio degli esperti del Comune», scrive il professor Giovanni Benvenuto, del Dipartimento di Ingegneria navale e Tecnologìe marine dell’Università di Genova, «e in particolare i problemi dei connettori meccanici e dei tunnel, la manutenzione e la necessità di consolidare il fondale con 12.500 pali profondi 43 metri, la presenza di gas pericolosi». «Purtroppo la scelta della disposizione delle paratoie», scrive Benvenuto, «non garantisce una stabilità intrinseca, per cui è necessario utilizzare un complesso sistema di controllo attivo che comporta un consistente consumo di energia e il rischio di comportamento instabile in caso di avarie».
 Il professor Antonio Campanile, ordinario di Strutture Offshore all’Università di Napoli, invita ad eseguire «mirate prove sperimentali». «Lo sfasamento di moto delle paratoie», scrive, «potrebbe ridurre la capacità di tenuta della barriera». Un tema sollevato anche nel 1998 dal cinese Chang Mei, che faceva parte del Gruppo di esperti internazionali che diede il via libera al MoSE. «Le preoccupazioni del Comune appaiono ragionevoli», scrive ancora il professore, «soprattutto per quanto riguarda l’affidabilità del sistema di controllo e le incognite sul sistema dei connettori meccanici». A questi rilievi si aggiungono quelli del professor Luigi D’Alpaos, dell’Istituto di Idraulica dell’Università di Padova. Critiche che il Comitatone non ha nemmeno discusso, passando subito al voto. «Ma che non per questo», dice il sindaco Cacciari, «non esistono più».

10 DICEMBRE 1998. La commissione per la Valutazione di Impatto ambientale del ministero boccia il progetto di massima del MoSE. Ministro è Edo Ronchi, che firma il giudizio di compatibilità ambientale negativa con la responsabile dei Beni Culturali Giovanna Melandri. L’opera costava 5 mila miliardi di lire.


Pagina 17 – Cronaca

L’esito del braccio di ferro sulle dighe mobili ha spaccato l’Unione a Roma e in città
Va in onda lo «schiaffo» del governo al sindaco

Duello televisivo Cacciari-Di Pietro
De Piccoli: «Il Comune vigilerà sui cantieri»

Il sottosegretario Enrico Letta: «Venezia dimenticata? Non direi Abbiamo reintrodotto la Legge speciale»

 Il sindaco filosofo guarda avanti e promette «una vigilanza asfissiante» sui lavori. Ma la polemica non si placa. In pochi giorni, dal governo di centrosinistra sono arrivati molti «stop» alle aspettative della città lagunare. I tagli della Finanziaria, i soldi alla festa del cinema di Roma, lo stop all’accordo sulla chimica. E, ultimo ma non ultimo, lo «schiaffo» del MoSE. Il governo ha posto la «fiducia» e superato di scatto tutte le obiezioni avanzate dalla città e dal suo sindaco. «Sul MoSE faremo come dice Cacciari», aveva promesso il vicepremier Francesco Rutelli in campagna elettorale, «agiremo d’intesa con le comunità locali». Invece è andata diversamente. I lavori del MoSE vanno avanti, nonostante il «no» del sindaco.
 Eppure i dubbi, stavolta, non venivano solo dai No Mose. Tre ministri hanno votato contro in Consiglio dei Ministri, tra questi l’Ambiente e la Ricerca scientifica, due si sono astenuti (Trasporti e Lavoro). Le commissioni Ambiente di Camera e Senato avevano votato una risoluzione che invitava a tener conto delle obiezioni del Comune. «Ma non sono emersi elementi nuovi, in questo Paese non si può ricominciare ogni volta da zero», dice il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Che nei prossimi giorni parteciperà a un faccia a faccia sul MoSE con il sindaco Cacciari, ospite di Giuliano Ferrara a Otto e mezzo. In realtà il vero vincitore della partita per ora è lui. L’ex pm ha nominato suo consigliere Aurelio Misiti, ex presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che aveva dato il via libera al MoSE. E ha preso per buone le relazioni del Magistrato alle Acque. «Se ci sono elementi deciderà il Comitatone», aveva promesso. Invece ha deciso, una settimana prima, il Consiglio dei Ministri. E al Comitatone i ministri contrari (Pecoraro Scanio, Mussi e Bianchi), sono stati zittiti, perché Prodi ha votato per tutti. Risultato finale: tre voti per il sì (Prodi, Galan e il sindaco di Jesolo), un contrario (Cacciari), due astenuti (i sindaci di Chioggia e Mira).
 Il sindaco filosofo ne esce moralmente rafforzato, per aver sostenuto la sua tesi con coraggio. Ma politicamente indebolito. Perché sono stati proprio i leader della Margherita, suo partito di riferimento (Prodi e Rutelli) a non sostenere le sue ragioni. «Non è certo la prima volta che mi trovo in disaccordo con il governo Prodi», minimizza Cacciari, «ho fatto quello che ritenevo giusto, ora ognuno si assuma le sue responsabilità».
 Si dice che un ruolo importante in favore del MoSE sia stato svolto in queste settimane dall’ex sindaco Paolo Costa, da sempre tra i sostenitori della grande opera. E da Galan, che ha scoperto in Di Pietro un alleato nel centrosinistra, non solo per il MoSE ma anche per le infrastrutture, passante e sublagunare.
 Scalpita la sinistra radicale, che però ha subito le decisioni imposte da Prodi. «Mi sono astenuto perché non sono d’accordo con quel progetto», ha spiegato ieri il ministro del Lavoro Cesare Damiano. Fabio Mussi, ministro della Ricerca scientifica, al Comitatone non ha parlato, e al termine della riunione ha promesso una «svolta» sui sistemi di monitoraggio e di controllo dei lavori. Non si è visto nemmeno Cesare De Piccoli, viceministro ai Trasporti. «Prendiamo atto», dice, «ma il fatto che il Comune abbia subìto una diversa decisione non fa venir meno il suo ruolo strategico. Finalmente si è parlato della necessità di una valutazione scientifica sopra le parti, che in questi anni non c’è stata. Si dovrà vigilare durante i lavori su tanti aspetti non ancora chiari come gli impatti sull’ambiente e la portualità, e se necessario modificare il progetto». Venezia dimenticata dal governo? «Non proprio», fa sapere il sottosegretario alla Presidenza Enrico Letta, «quest’anno il governo ha reintrodotto i finanziamenti di Legge Speciale, 90 milioni per la città».

16 DICEMBRE 1969. Viene inaugurato il canale dei Petroli Malamocco-Marghera (un’autostrada dentro la laguna). Una petroliera Agip viene bloccata dalle barche di pescatori e manifestanti. Indro Montanelli sposa la causa di Italia Nostra e del Fronte per Venezia. Nel 1973 viene istituita la legge speciale.

 

Commento

La dichiarazione del Ministro Di Pietro: «Ma non sono emersi elementi nuovi, in questo Paese non si può ricominciare ogni volta da zero», è veramente sorprendente e per certi aspetti sconcertante. Ci chiediamo se le carte presentate dal Sindaco sono mai state lette dal Ministro oppure se la sua convinzione è basata esclusivamente sui pareri dei gruppi di lavoro del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici e del Magistrato alle Acque. 
Per la prima volta in questo progetto sono stati presentati pareri "super partes" di cattedratici di provata competenza nel campo tecnologico di riferimento per questo progetto; questi pareri confermano e asseverano, in modo inequivocabile, le critiche al MoSE mosse dai tecnici del Comune che, tra l’altro, sono evidenziate dal confronto puntuale col nostro progetto di Paratoia a Gravità, e il Ministro dice che non sono emersi elementi nuovi.
Ci permettiamo di suggerire di nuovo al Ministro di nominare una commissione di tecnici competenti "super partes", come ha fatto il Sindaco Massimo Cacciari, e verificare come effettivamente stanno le cose e le competenze tecniche specifiche di chi ha preparato i pareri per il Ministero.
Questo, Ministro Di Pietro, la gente se lo aspetta da Lei proprio per la sua storia professionale prima di entrare in politica e per quella Italia dei valori che il suo partito intende rappresentare.

Vincenzo Di Tella

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Responses

  1. Ogni volta che leggo un nuovo articolo su questo blog mi interrogo su quali “valori” Di Pietro voglia trasmettere con il suo modo di operare.


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