Pubblicato da: vditella | dicembre 6, 2006

Da IL GAZZETTINO di Mercoledì, 6 Dicembre 2006

Il MoSE e la bocciatura dei progetti alternativi

Il dibattito sul MoSE continua, nonostante il parere positivo alla continuazione dell’opera espresso dall’ultimo “Comitatone”

A intervenire questa volta, con una lettera al Gazzettino, sono tre ingegneri (Vincenzo Di Tella, Gaetano Sebastiani, Paolo Vielmo) che hanno illustrato il loro progetto alternativo lo scorso luglio al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ricevendone poi una bocciatura.

I tre ingegneri chiamano in causa il ministro delle Infrastrutture, Antonio di Pietro, che risponde loro con una lettera che qui sotto pubblichiamo.


Lettera dei progettisti. Mercoledì, 6 Dicembre 2006

Ministro sbaglia, il nostro era un buon piano
La “paratoia a gravità” è un sistema più semplice, reversibile e costerebbe meno

di Vincenzo Di Tella, Gaetano Sebastiani, Paolo Vielmo

Pregiatissimo Direttore,

in qualità di progettisti della Paratoia a Gravità ci sentiamo chiamati in causa da alcune affermazioni e giudizi del Ministro Di Pietro sui progetti alternativi al MoSE riportati sul Gazzettino del 12 novembre scorso: “A ciascuno il suo mestiere”, “C’è un Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici con esperienza ultrasecolare” e “soluzioni trite e ritrite” che ci permettiamo di contestare nel metodo e nel merito. Ricordiamo alcuni fatti: il 27 luglio 2006 il Progetto Paratoia a Gravità è stato da noi presentato a Roma al Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, presente il Presidente Balducci ed una quindicina di persone. Durante la presentazione è stato fatto un confronto puntuale con il MoSE, evidenziando le differenze ed i vantaggi (tecnici, economici, di affidabilità, ecc.).

Durante la presentazione nessuno ha fatto obiezioni e alla fine della presentazione, nonostante ripetute richieste, nessuno ha fatto domande, e solo successivamente abbiamo saputo che il Consiglio, a nostra insaputa, aveva espresso parere negativo. Recentemente abbiamo preso visione del documento:
“Relazione-Parere del Gruppo di Lavoro costituito con nota del 21-09-06 n. 272 del Presidente del Cons. Sup. degli LL.PP.”
dove sono esplicitate le motivazioni di quel parere negativo; ad esso facciamo riferimento per evidenziarne le fondamentali incongruità.

1. Il progetto Paratoia a Gravità viene definito a livello di “idea progettuale” quindi ad un dettaglio non paragonabile con quello del MoSE.

La definizione dello stato di avanzamento di un progetto non si giudica solo in funzione delle risorse spese e dei timbri ottenuti, ma dal rispetto dei requisiti di progetto, da cosa resta da fare per arrivare al progetto esecutivo, dai tempi e costi di realizzazione e manutenzione, e dal suo impatto ambientale.

Si può dimostrare, per chi conosce le tecnologie di cui si sta trattando, che il progetto di massima da noi presentato è sviluppato ad un livello tale da consentire un rapido passaggio ad una progettazione esecutiva in quanto ha una architettura di sistema estremamente più semplice, non ha alcun aspetto tecnologico indefinito ed utilizza componenti, tecnologie, procedure e tecniche di progettazione, costruzione e installazione che sono standard nell’ingegneria marina offshore.

Per il MoSE, invece, nonostante le approvazioni già acquisite, non è ancora possibile completare la progettazione definitiva e sviluppare quella esecutiva delle opere principali (paratoie e cassoni di fondazione) se prima non si definisce il componente di interfaccia (il sistema di connessione), che ne condiziona le configurazioni e gli ingombri e non se ne qualifica sperimentalmente l’idoneità all’uso. Per quanto riguarda poi l’impatto ambientale e sulla navigazione sia nelle fasi di costruzione che di operazione, i vantaggi della nostra soluzione sono evidenti e incontestabili.

2. Rispetto dei criteri di gradualità, sperimentalità, reversibilità.

Come noto e come segnalato da più parti, senza mai ottenere una risposta nel merito, il progetto MoSE, per la sua concezione monolitica, non rispetta e non potrà mai rispettare questi criteri, enunciati per la prima volta proprio in un parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (del 1982) e successivamente recepiti dalla Legge Speciale per Venezia (L. 798/84).

Anche la stessa Relazione-Parere sopra citata, a pag. 13, richiamando le prescrizioni per il passaggio al progetto esecutivo del MoSE, ribadisce: “Beninteso, detta elaborazione esecutiva dovrà tener conto che la realizzazione delle opere alle bocche deve avvenire con i richiesti caratteri di gradualità, flessibilità, reversibilità e possibile sperimentabilità, allo scopo di poter verificare tutti gli aspetti fondamentali connessi con l’efficacia del sistema e della sua gestione”.

Si tratta di una posizione chiarissima e giusta, che richiama la saggezza dei legislatori veneziani dei secoli scorsi, ma in evidente contraddizione con il fatto che lo stesso Consiglio Superiore, che mette in evidenza quei criteri, approva il MoSE che non li rispetta e considera non idonea la Paratoia a Gravità che li rispetta perfettamente, grazie alla sua possibilità di rimozione, anche stagionale, dal sito di installazione.

Logica vuole che i componenti del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, nel momento in cui approvano il progetto del MoSE, indichino in che modo il progetto possa rispettare questi requisiti.

3. Paratoia a Gravità già esaminata e scartata nel 1981.

A pag. 22 della Relazione-Parere si afferma “È riconducibile alla soluzione a ventola galleggiante rovescia che il gruppo di esperti aveva preso in esame e scartata”.

Il concetto esaminato nel 1981 prevedeva una paratoia a ventaglio incernierata al fondo, che viene sollevata in galleggiamento con immissione d’aria formando un angolo acuto con il fondale, aprendosi nella direzione della marea entrante; essa è tenuta in posizione fissa da stralli (tiranti) ancorati al fondale con sistemi di pali. I carichi agenti su una struttura fissa in operazione e le sollecitazioni di strappo sugli stralli nella fase di apertura per effetto dei carichi d’onda, rendono il concetto praticamente non dimensionabile e per questo fu scartato. Questo concetto di paratoia non ha nulla a che fare con la Paratoia a Gravità, che è un sistema di sbarramento oscillante (compliant) che contrasta le forze di marea per effetto del peso della sua parte emersa e che fa del suo comportamento dinamico non in risonanza con le onde uno dei suoi punti di eccellenza rispetto al MoSE che, come acclarato anche dal parere degli esperti internazionali, lavora in regime di risonanza. Non distinguere le differenze sostanziali tra i due concetti, fa supporre una insufficiente documentazione, ovvero la mancanza di cognizioni tecniche adeguate per comprenderle, se così non fosse dovremmo pensare ad altro ma non vogliamo neppure prendere in considerazione questa alternativa.

4. Fondazioni della Paratoia a Gravità.

Sempre a pag. 22, parlando della fondazione, si afferma che: “la semplice collocazione in trincea, come delineato nella soluzione proposta, rende la paratoia a gravità molto più vulnerabile“.

Fermo restando che i carichi agenti sulla Paratoia a Gravità sono minori di quelli del MoSE, si ricorda che esistono ed operano nel mondo (anche in condizioni ambientali estreme come quelle del Mare del Nord nettamente più onerose di quelle del MoSE) numerose piattaforme, con fondazioni a gravità, e che i sottoscritti hanno una esperienza diretta avendone progettate alcune e sanno benissimo di cosa parlano. Inoltre il sistema proposto non presenta tutte le criticità funzionali del MoSE (tenuta stagna tra i cassoni di fondazione, pericolosità dei cedimenti differenziali, impossibilità di interventi di modifica, ecc) che rendono estremamente critica la sua affidabilità nel tempo.

5. Aspetti non considerati.

Ci sono aspetti che i componenti del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici non considerano ma che sono fondamentali nella valutazione dei progetti: l’affidabilità del sistema e i costi di realizzazione, gestione e manutenzione che qui non dettagliamo per brevità.

Chiunque abbia conoscenza delle tecnologie proposte nel nostro progetto, non può non valutare positivamente le implicazioni progettuali di un sistema intrinsecamente stabile che ha un comportamento dinamico non in risonanza con le onde (paratoia a gravità) rispetto ad un sistema intrinsecamente instabile e in risonanza con le onde (MoSE), e dobbiamo constatare che, di queste argomentazioni, i tecnici di esperienza “ultrasecolare” del ministero non ne abbiano fatto menzione al ministro.

Riteniamo che un esame di merito di queste considerazioni tecniche specifiche ed una comparazione delle caratteristiche dei due sistemi fatta da una commissione indipendente di esperti nelle tecnologie che si stanno trattando, e non da chi per anni ha approvato il MoSE e avallato le scelte del Magistrato alle Acque, avrebbe messo in evidenza i vantaggi tecnici ed economici della paratoia a gravità, e comunque avrebbe consentito al ministro Di Pietro, di esprimere un giudizio oggettivo.

È ovviamente pieno diritto delle autorità preposte, che non ci permettiamo di contestare, adottare le decisioni politiche che si vorranno prendere per la salvaguardia di Venezia, in relazione a priorità ed interessi che si intendono tutelare. Non possiamo accettare però che queste decisioni vengano giustificate con argomenti tecnici pretestuosi, non veri e facilmente confutabili, che mettono in discussione la nostra professionalità di progettisti con esperienza più che trentennale nel settore dell’ingegneria marina ed offshore, esperienza acquisita con la progettazione e realizzazione di grandi lavori in un contesto di reale competizione internazionale, nel quale il meccanismo del “Concessionario Unico”, espressione estrema del “General Contractor” (stigmatizzato dal ministro Di Pietro durante la campagna elettorale), non è neppure concepibile.

Ingegneri: Vincenzo Di Tella, Gaetano Sebastiani, Paolo Vielmo

Lettera del Ministro. Mercoledì, 6 Dicembre 2006

No, abbiamo fatto la migliore scelta possibile

di Antonio Di Pietro *

Caro Direttore,

ben volentieri aderisco alla Sua gentile sollecitazione ad esprimermi sugli argomenti richiamati nella lettera che Le è stata inviata dai proponenti di una delle soluzioni progettuali per la difesa idraulica della Laguna.

Le “proposte progettuali alternative per la regolazione dei flussi di marea alle bocche della Laguna di Venezia” trasmessemi dal Comune di Venezia sono state esaminate da una Commissione all’uopo costituita presso il Consiglio Superiore del mio Ministero. Le osservazioni degli esperti sono chiaramente espresse nella relazione-parere del 5 ottobre scorso, citata dal Suo quotidiano.

A questi esperti lascio l’impegno di rispondere ai quesiti più squisitamente tecnici sollevati dagli scriventi.

Mi preme invece confermare a lei e ai lettori del suo quotidiano che non rende giustizia alla mia storia personale ipotizzare che io voglia surrettiziamente coprire scelte politiche con argomentazioni tecniche, secondo una prassi che io sempre ho censurato. Tralascio l’accenno finale a promesse elettorali non mantenute: è mia abitudine assumere in prima persona ogni responsabilità delle scelte politiche, chiamando i tecnici solamente per dotarmi di tutti gli elementi necessari ad assumere le decisioni in maniera ben ponderata.

Debbo dirle che non mi sorprendo delle dispute e delle controversie che sempre accompagnano le grandi scelte infrastrutturali: questo è indice di vitalità democratica e di interesse e volontà di fornire il proprio contributo per il bene della nazione.

Mi viene alla mente un caso analogo a quello di cui stiamo trattando e che fu costituito dalla difesa idraulica del centro monumentale di Roma, la cui necessità si evidenziò a seguito della disastrosa esondazione del Tevere, della quale ricorrerà tra pochi giorni il centotrentacinquesimo anniversario. Gli attori di quella vicenda furono moltissimi, tra questi il più importante fu certamente il Generale Garibaldi, e il ventaglio delle proposte progettuali fu molto ampio.

La scelta politica si volse verso la soluzione tecnica definita dalla commissione istituita ad hoc dal ministro e che oggi abbiamo ancora sotto gli occhi: la sua messa in opera fu perseguita con costanza e determinazione, anche con il contributo del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che, in assenza di proposte indiscutibilmente migliori di quella selezionata, operò affinché l’intervento proposto fosse realizzato celermente e secondo le più avanzate, per quell’epoca, metodiche di lavorazione, pur con le difficoltà finanziarie che angustiavano l’Italia di quel periodo. Ne risultò un’opera che, se pur criticata da alcuni, fa risentire il suo beneficio ormai da un secolo.

Questo esempio ben si adatta alla trattazione del caso attuale. Le proposte che nel tempo sono state avanzate non si rivelano decisamente superiori alla soluzione che si è andata sviluppando su un periodo di un ventennio, a partire dal concorso di idee del 1970 e dal successivo appalto concorso del 1976, con il contributo di commissioni di esperti italiani e di gruppi di consulenti internazionali di chiara fama, e che è conosciuta con il nome convenzionale di MoSE.

Ritengo quindi che oggi l’impegno sia quello di realizzare l’intervento, non per testarda e acritica adesione ad un progetto preordinato, ma per conseguire, in tempi da non renderlo vano, il risultato che a tutti sta a cuore: la difesa di Venezia.

Antonio Di Pietro
* Ministro alle Infrastrutture

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Responses

  1. Questa è la lettera di risposta che abbiamo inviato al Gazzettino.

    Pregiatissimo Direttore,

    Leggiamo sul Gazzettino di oggi 6.12.06 la risposta del Ministro Di Pietro pubblicata dal suo Giornale insieme alla nostra lettera del 13 novembre scorso.
    Vogliamo innanzitutto ringraziare Lei per l’ospitalità data alla nostra lettera sul suo giornale e soprattutto il Ministro per la cortesia e la sollecitudine con cui ha risposto; vogliamo poi evidenziare, se ce ne fosse bisogno, che non abbiamo mai inteso mettere in dubbio la sua correttezza personale e di politico che stimiamo. Siamo certi che la sua decisione è stata presa in seguito alle raccomandazioni tecniche elaborate dagli esperti delle strutture del suo Ministero, e apprezziamo particolarmente quanto dichiarato dal Ministro: ”A questi esperti lascio l’impegno di rispondere ai quesiti più squisitamente tecnici sollevati dagli scriventi”.
    Attendiamo con fiducia le risposte alle nostre affermazioni che, questa volta ci aspettiamo siano puntuali nel merito e non generiche. Ricordiamo che i vantaggi dichiarati e dimostrati del Progetto Paratoia a Gravità rispetto al MoSE rappresentano altrettanti punti critici del progetto del Concessionario unico indicati dagli Esperti della Commissione Comunale e asseverati, recentemente, dal gruppo di cattedratici incaricati dal Comune di Venezia di valutare gli aspetti critici strutturali del MoSE. Facciamo presente che il prof. A. Colamussi conosce il progetto MoSE avendo fatto consulenza per il Consorzio, il professore G. Benvenuto è tra i massimi esperti italiani di progettazione navale e marina, e il prof A. Campanile rappresenta la massima autorità accademica nel campo delle tecnologie navali e marine offshore, essendo l’unico professore ordinario della cattedra di “strutture offshore” in Italia.
    Ci auguriamo che le risposte degli Esperti del Ministero siano rese pubbliche e che finalmente la comunità scientifica e i cittadini possano avere un quadro oggettivo del confronto tra il MoSE e la soluzione da noi proposta e comprendere come stanno effettivamente le cose.

    Ingegneri: Vincenzo Di Tella, Gaetano Sebastiani, Paolo Vielmo


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