Pubblicato da: vditella | dicembre 9, 2006

Quando la Tecnica produce Innovazione

Un esempio di opera reversibile:
la piattaforma Maureen

Il concetto di “reversibilità” è stato spesso citato in questo blog come uno dei requisiti cardine che la “Legge speciale per la salvaguardia di Venezia” ha richiesto per la progettazione del sistema di regolazione dello scambio mare – laguna.

Più volte si è ribadito che il sistema MoSE, per la sua concezione monolitica e fortemente integrata dovuta alla presenza del tunnel sottomarino, non può rispettare tale requisito (oltre a quelli di gradualità e sperimentabilità), mentre al contrario il progetto Paratoia a Gravità ha tra i suoi numerosi punti di forza proprio la “reversibilità".

Ma nella realizzazione pratica che cosa implica la reversibilità? quali linee guida nella progettazione si devono seguire affinché si possa dichiarare di aver realizzato un’opera reversibile? e soprattutto: ha senso parlare di una struttura così complessa e al tempo stesso reversibile?

Meglio di tante parole può facilitare la comprensione un esempio concreto, che ora si va ad esporre.

Prima di tutto sgombriamo il campo da un equivoco che, purtroppo, la stessa presidente del Magistrato alle Acque, ingegner Maria Giovanna Piva, ha contribuito a diffondere: “Chi si oppone oggi al MoSE", spiega l’ingegnere, "contesta soprattutto la cosiddetta irreversibilità dell’opera. Ma non è così. Quando non sono in funzione, le paratoie giacciono nei loro alloggiamenti sul fondale e non interferiscono con il naturale ricambio d’acqua tra la laguna e il mare. Quindi gli effetti dell’opera possono essere considerati perfettamente reversibili".

Non vogliamo riprendere il concetto del perché il sistema debba essere reversibile (già trattato in questo blog) né ci interessa ora capire se questa dichiarazione sia frutto di tendenziosità o di inesperienza tecnica; ci si limita a sottolineare che dall’Istituto “che si occupa della gestione, della sicurezza e della tutela idraulica nel Triveneto” (definizione tratta dal sito ufficiale del Magistrato alle Acque) ci si aspetterebbe più attenzione nelle argomentazioni ingegneristiche, in quanto esso dovrebbe sapere che la Tecnica moderna permette risultati ben più validi, dal punto di vista delle reversibilità, rispetto alla semplice considerazione che una paratoia, se lasciata inutilizzata, lascia passare l’acqua.

Piattaforma Maureen in cantierePrendiamo (esempio non casuale) la Piattaforma petrolifera Maureen. Progettata per la Phillips Petroleum dalla società veneziana Tecnomare, esperta nell’ingegneria offshore internazionale, Maureen è stata la più grande struttura in acciaio del Mare del Nord. La piattaforma, del tipo a gravità in acciaio (se continuate a leggere, vedrete che non a caso la definizione assomiglia al nome della Paratoia a Gravità), si basa su una tecnologia ideata da Tecnomare e applicata per la prima volta sulle quattro piattaforme AGIP nel campo di Loango, nell’offshore del Congo tra il 1973 e 1977. Il progetto di Maureen è stato eseguito completamente dalla Tecnomare che ha curato anche la supervisione tecnica durante la costruzione e l’installazione. Realizzata tra il 1979 e il 1982, Maureen presentava numerose innovazioni: costruzione contemporanea alla perforazione dei pozzi in mare, trasporto in navigazione della piattaforma completa di topsides (impianti di perforazione, trattamento e stoccaggio del greggio) e posizionamento di precisione sui pozzi già perforati, entrata in produzione entro poche settimane dall’installazione, essere rimovibile (remouvable) alla fine della sua vita operativa.

Piattaforma Maureen in galleggiamentoSi giunge quindi alla fase cruciale del nostro discorso sulla reversibilità: la piattaforma, una struttura con una massa di 41 750 tonnellate di acciaio strutturale e che nella fase di installazione, completa degli impianti sul ponte e della zavorra solida e liquida, aveva un dislocamento di circa 150 mila tonnellate; la piattaforma, ideata per resistere alle sollecitazioni del Mare del Nord in tempesta senza subire movimenti che avrebbero danneggiato i complessi sistemi di estrazione e pompaggio del petrolio, è stata progettata per essere reversibile ovvero rimovibile ed è stata effettivamente rimossa nel 2001 riportandola in galleggiamento e rimorchiandola in acque protette per lo smantellamento, con procedure definite vent’anni prima in fase di progettazione. Attualmente non solo al suo posto non c’è alcuna struttura abbandonata (né sopra né soprattutto sotto il livello del mare), ma addirittura il 95% delle sue parti saranno riciclate (leggi qui): questa è reversibilità, questo è rispetto per l’ambiente! E questi sono dati di fatto, non chiacchiere.

La figura 1 e la figura 2 mostrano rispettivamente la piattaforma completa nel cantiere di costruzione, prima dell’installazione del ponte con gli impianti (topsides), e la piattaforma in fase di galleggiamento dopo la sua rimozione (si ringrazia la Tecnomare che ci ha permesso di riportare queste foto).

Come si può pensare, al contrario, che il MoSE, le cui fondazioni sono costituite da tonnellate di cemento e migliaia di pali di fondazione, possa essere rimosso nel malaugurato caso di un malfunzionamento, di un incidente o nel momento, ovviamente certo, in cui non sarà più necessario o meglio non sarà più in grado di assolvere alla sua funzione? Qui, scusate l’ironia, non è necessario lasciare “ai posteri l’ardua sentenza”, dato che la sentenza è già pronta e i posteri, se non ne terremo conto, potranno solo maledire gli avi che gli avessero lasciato una tale pesante eredità.

Nota bene.

Piccolo colpo di scena finale, un particolare per nulla irrilevante: tra i tecnici che hanno realizzato concretamente e in prima persona i successi della Tecnomare, compresa la piattaforma Maureen, ci sono gli ingegneri Vincenzo Di Tella, Paolo Vielmo e Gaetano Sebastiani che, per il ruolo di responsabilità avuto nella Società, hanno partecipato e diretto i gruppi di progettazione che hanno realizzato questa e molte altre strutture fino a pochissimi anni fa; attualmente, come professionisti indipendenti, hanno progettato la “Paratoia a Gravità”, progetto alternativo al MoSE di cui si discute in questo blog.

I fatti sono la referenza dei progettisti della “Paratoia a Gravità”.

P.S. Alcuni passaggi di questo post sono tratti dall’articolo “Storie di imprese: Tecnomare” di Elisabetta Peracino.

AndreaDFC

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