Pubblicato da: vditella | dicembre 15, 2006

Dalla NUOVA VENEZIA di Venerdì, 15 Dicembre2006

MoSE, la Soprintendenza scrive alla Procura

Montagne di materiale alle bocche di porto, finita la scogliera alta quattro metri

Dopo il Comitatone i lavori procedono a ritmo sostenuto

Enormi montagne di massi, pietre e terriccio. I controlli sui cantieri promessi dal Comitatone non arrivano e i lavori del MoSE vanno avanti spediti. La bocca di porto di Malamocco ha in questi giorni nuovamente cambiato fisionomia. Tonnellate di materiale sono state ammassate sopra l’interramento costruito dal Consorzio Venezia Nuova a ridosso dell’Oasi degli Alberoni, il cantiere finito nel mirino del ministero per l’Ambiente e della Procura veneziana che ha aperto un’inchiesta sulla vicenda. Secondo le denunce presentate dagli ambientalisti e i primi rilievi fatti dai carabinieri del Noe, si tratta di cantieri «non autorizzati» e difformi dal progetto definitivo, realizzati in aree tutelate dalle norme europee. Luoghi che il Magistrato alle Acque definisce provvisionali, cioè «provvisori» per gli otto anni dei lavori. Ma che secondo la Soprintendenza non hanno i permessi richiesti dalla legge e hanno modificato anche in profondità l’ambiente. Il Magistrato alle Acque replica dicendo di avere le carte in regola, forte del via libera «politico» dato a maggioranza dal Comitatone.
Si riaccende la polemica, dunque, tre settimane dopo la burrascosa riunione del Comitato presieduto da Romano Prodi che ha autorizzato – nonostante il voto contrario del Comune e il parere contrario di tre ministeri – il proseguimento dei lavori. E nei prossimi giorni sul tavolo del magistrato dovrebbe arrivare l’ultimo rapporto di Soprintendenza e carabinieri, dopo i sopralluoghi effettuati in questi giorni. Una relazione che dovrà fornire alla Procura gli elementi richiesti per valutare se si sia in presenza di violazioni di legge oppure no.
Intanto i lavori continuano. A Malamocco l’enorme conca di navigazione è quasi ultimata, finita anche la scogliera lunga un chilometro e alta 4 metri sul mare che dovrà proteggere la conca. Smantellata la vecchia diga ottocentesca, sulla spiaggia di Santa Maria del Mare si sta costruendo il secondo grande cantiere (anche questo finito nel mirino della magistratura) per preparare i siti di lavorazione degli enormi cassoni in calcestruzzo, 50 metri per 40, che dovranno essere posati sul fondo. Nei progetti sono previsti anche nuovi edifici e l’opera di «consolidamento» dei fondali. Migliaia di tonnellate di pietre che verranno disposte davanti e dietro la «trincea» dove dovrebbero essere calate migliaia di pali in calcestruzzo lunghi 35 metri, milioni di tonnellate di cemento per sostenere le paratoie. Un lavoro enorme, su cui si appuntano molte critiche anche di natura tecnica.
E ieri il capogruppo dei Verdi alla Camera Angelo Bonelli insieme alla deputata veneziana Luana Zanella ha presentato un’interrogazione urgente al ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro. Chiede che «il progetto MoSE venga riconsiderato», alla luce di carenze riscontrate dagli esperti e della mancanza di sperimentazione e adeguati modelli di evoluzione degli ecosistemi. «Un’opera che potrebbe modificare il quadro complessivo, come già successo per interventi minori sulle coste». «Non ci risulta che queste valutazioni siano state fatte dagli esperti nominati dal ministro Di Pietro», scrivono i due deputati, «nonostante fossero previste dalla delibera del governo Amato del 2001 come preliminari al progetto esecutivo».

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