Pubblicato da: vditella | gennaio 4, 2007

Da IL GAZZETTINO del 30 Dicembre 2006

La Reversibilità secondo l’ingegner Scotti

A proposito delle domande poste sul MoSE

Aderisco alle sollecitazioni degli ingegneri Di Tella, Sebastiani e Vielmo, pubblicate dal Gazzettino di Venezia il 27 dicembre. In effetti, in una mia lettera al Gazzettino del 3 dicembre, mi ero impegnato a chiarire i dubbi espressi dai lettori, nel tentativo di eliminare o almeno di ridurre i malintesi che inevitabilmente sorgono quando si vogliano valutare questioni complesse.

Nel caso specifico però non mi illudo di eliminare i malintesi o i dubbi dei tre ingegneri che sono da tempo convinti assertori delle criticità del MoSE e che, peraltro, hanno registrato il brevetto per una soluzione diversa, presentata dal Comune di Venezia fra le alternative al MoSE. Rispondo comunque per evitare che le domande, poste tra l’altro in tono di sfida fornendo già anche la risposta, aumentino i fraintendimenti su questioni troppo serie e importanti per essere lasciate nella confusione. I tre ingegneri in realtà hanno posto ben sei domande e hanno espresso alcune opinioni fuorvianti che meriterebbero tutte un chiarimento. In questa occasione mi limito a rispondere solo alla prima domanda, particolarmente rilevante perché questione spesso riproposta. I tre ingegneri infatti chiedono che io spieghi come fa il sistema MoSE a rispettare i tre requisiti imposti dalla Legge Speciale per Venezia, di gradualità, sperimentalità e, soprattutto, di reversibilità. La risposta, come spesso accade quando si usano termini non usuali nel campo dell’ingegneria, deve essere preceduta da alcune precisazioni. Non è infatti usuale che nella realizzazione di un’opera pubblica venga anche chiesto che l’opera sia reversibile. La reversibilità, nella sua concezione più paradossale, può essere intesa come reversibilità dell’opera appena costruita ovvero come rimozione dell’opera. Questo è evidentemente un paradosso in quanto non esistono, o non dovrebbero esistere, opere che vengono costruite se ancora esistono dubbi. In ogni caso, proseguendo nel paradosso, non esistono opere che non possano essere rimosse. Anche il MoSE, quindi, potrà essere rimosso in qualsiasi momento se qualche autorità se ne assumerà la responsabilità. Né è certo sufficiente che i detentori di un brevetto (i tre progettisti) affermino, senza alcuna dimostrazione, che la loro opera potrebbe essere rimossa con facilità a differenza delle altre. In modo più coerente per un intervento pubblico, la reversibilità può essere intesa come reversibilità degli effetti, ovvero come possibilità di utilizzare l’opera con modalità diverse, fino a giungere al suo mancato uso, senza introdurre alcuna interferenza ambientale. In questo senso il MoSE offre la massima reversibilità. Quando le paratoie non vengono utilizzate perché la marea non raggiunge la quota per il loro esercizio, gli effetti del MoSE sull’ambiente lagunare sono del tutto trascurabili. Se anche si dovesse decidere di non utilizzare le paratoie, decisione comunque francamente incomprensibile, la reversibilità degli effetti, cioè la mancanza degli effetti rispetto alla situazione attuale, sarebbe garantita. Lo stesso non può in nessun modo essere affermato per tutte le opere che riducono in modo permanente gli scambi mare laguna e quindi per tutte le alternative proposte di recente.

Il requisito di reversibilità è stato illustrato alle istituzioni competenti, per l’approvazione del MoSE, in questa seconda accezione. Esso è stato condiviso, mentre è stato espresso un giudizio fortemente negativo sulla correttezza scientifica e opportunità di stabilire la validità di un’opera, realizzandola per verificarla. Allo stesso modo, e in linea con questa impostazione, i requisiti di gradualità e di sperimentalità vogliono significare l’assoluta importanza di procedere nello studio, nella progettazione e nell’approvazione con la massima cautela, valutando passo passo le ottimizzazioni possibili nel rispetto degli obiettivi per la salvaguardia di Venezia, così come è stato fatto, ed è documentato, per il MoSE.

Alberto Scotti
progettista del MoSE per conto del Consorzio Venezia Nuova


Pubblichiamo la lettera di commento inviata al Gazzettino per una correttezza d’informazione dei nostri lettori.

Pregiatissimo Direttore,

Ringraziamo l’ingegner Scotti, progettista del MoSE, per la sollecita risposta alla nostra lettera al Gazzettino del 27 dicembre, nella quale considera solo uno degli argomenti trattati, quello sul come il MoSE può rispettare i noti requisiti progettuali di gradualità, sperimentalità e reversibilità posti dalla legge speciale per la salvaguardia di Venezia.
Pensiamo sia utile, per i lettori, ricordare i motivi per i quali tali requisiti erano stati posti dalla legge: la complessità del quadro ambientale e la delicatezza e vulnerabilità, unitamente al valore storico, culturale e paesaggistico della città di Venezia e della sua laguna, imponevano un approccio molto cautelativo per le opere di salvaguardia, ed imponevano quindi che, pur dopo adeguati studi e sperimentazioni su modello, le opere realizzate dessero la possibilità di una graduale verifica sperimentale al vero e di una rimozione in caso si verificassero effetti non positivi sull’equilibrio idrogeologico della laguna che ne deteriorassero lo stato ambientale o che avessero effetti negativi sulle attività economiche in atto, per ripristinare quindi condizioni precedenti all’inserimento delle opere mobili ed accessorie.
L’ingegner Scotti sostiene che “non è usuale che nella realizzazione di un’opera pubblica venga anche richiesto che l’opera sia reversibile” e che “non dovrebbero esistere opere che vengono costruite se ancora esistono dubbi”.
Su quest’ultimo punto siamo perfettamente d’accordo con l’ingegner Scotti e sarebbe buona cosa se potesse contribuire a chiarire i molti dubbi di cui, insieme a molti esperti qualificati, abbiamo fatto l’oggetto di domande specifiche (vedi gli aspetti critici strutturali del MoSE evidenziati dal Comune di Venezia e già riportati in questo blog n.d.r.).
Sulla prima osservazione facciamo presente che, proprio perché inusuale, questo requisito è stato richiesto e ribadito più volte, anche recentemente, dal parere del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici che citiamo: “Beninteso, detta elaborazione esecutiva dovrà tener conto che la realizzazione delle opere alle bocche deve avvenire con i richiesti caratteri di gradualità, flessibilità, reversibilità, e possibile sperimentalità, allo scopo di poter verificare tutti gli aspetti fondamentali connessi con l’efficacia del sistema e della sua gestione”.
L’ingegner Scotti sostiene, secondo una sua interpretazione, che il MoSE rispetta invece un diverso criterio di reversibilità, quello degli effetti, nel senso che se l’opera non risultasse idonea o vi fossero effetti negativi, essa può sempre essere resa inattiva in fondo al mare, dove si può lasciare sepolta, anche per sempre. A parte il fatto che le opere complementari, necessarie al MoSE e già realizzate, hanno già alterato in modo praticamente irreversibile l’assetto delle bocche di porto, il concetto, a nostro avviso è tecnicamente inaccettabile e certamente in contraddizione con quanto affermato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che parla di una realizzazione delle opere graduale, sperimentale e reversibile e non degli effetti delle opere che se non utilizzate le rendono, per questo, reversibili.
Facciamo presente che la reversibilità degli effetti è di fatto implicita nel sistema di sbarramento con paratoie mobili incernierate al fondo e quindi a scomparsa, già indicata come soluzione progettuale dal gruppo dei sette saggi, in quanto le paratoie, se lasciate in condizione di riposo, non hanno effetto sui flussi di marea; se, in aggiunta a questo, il legislatore ha richiesto che il sistema fosse reversibile, evidentemente non poteva che riferirsi alla realizzazione e gestione delle opere, incluse quelle di fondazione e supporto dello sbarramento e delle opere complementari necessarie al funzionamento del sistema per la regolazione dei flussi alle bocche di porto.
La reversibilità, intesa come possibilità di rimozione, riadattamento e manutenzione delle opere, è di particolare importanza anche perché in futuro permetterebbe di adeguare l’opera agli effetti dell’eustatismo, su cui oggi ci sono tante incertezze da parte della comunità scientifica e che influiscono in modo determinante sullo scambio mare laguna e sulle attività portuali. Inoltre gradualità, sperimentalità e reversibilità sono a maggior ragione necessari per il fatto che il sistema proposto è fortemente innovativo, fa uso di tecniche e componenti mai prima sperimentati nelle dimensioni e funzioni previste per gli sbarramenti e perché comunque gli studi e le sperimentazioni su modello possono rappresentare solo parzialmente la complessità dei fenomeni reali e sono comunque affetti da consistenti effetti scala, non valutabili con certezza in fase di progetto. Accettando l’interpretazione dell’ingegner Scotti dobbiamo accettare il fatto che, ove l’opera non risultasse idonea o vi fossero, per motivi diversi, effetti negativi, essa deve essere lasciata inattiva in fondo al mare, e quindi che in tal caso sarebbe stata realizzata un’opera inutile perchè non reversibile. Reversibile, nell’accezione del termine, significa: un’opera che permette di tornare indietro fino allo stato e alle condizioni iniziali (dal dizionario enciclopedico Treccani). La reversibilità è quindi un’altra cosa e lo possiamo affermare con cognizione di causa avendo progettato e realizzato alcune grandi opere marine reversibili.
Basti andare al sito www.assomineraria.org/news/attach/08_peracino_e_tecnomare.pdf per trovare solo qualche esempio di strutture progettate e realizzate per essere reversibili ovvero per essere rimosse per riportare l’ambiente allo “status quo ante”.
L’ingegner Scotti sostiene che “paradossalmente” anche il MoSE può “essere rimosso in qualsiasi momento se qualche autorità se ne assumerà la responsabilità”. Facciamo semplicemente notare che, qualora ci fosse questa necessità, una soluzione non graduale e non reversibile quale è il MoSE, comporterebbe oltre alla perdita della intera spesa di 4300 milioni di euro una spesa aggiuntiva, crediamo, di almeno la metà di tale cifra per rimuovere l’opera dal sito e la responsabilità sarebbe di chi ha fatto spendere inutilmente questi soldi.
Riteniamo che quanto sopra rende a tutti evidente, se ce ne fosse bisogno, che il MoSE è un’opera irreversibile e che quindi, da questo punto di vista, non soddisfa i requisiti di legge.

Ingegneri Vincenzo Di Tella, Gaetano Sebastiani, Paolo Vielmo

 

Commenti

Abbiamo pubblicato la lettera di commento inviata al Gazzettino anche se non è stata ancora pubblicata per la completa informazione dei lettori di questo blog.

Facciamo presente che l’ingegner Scotti non ha risposto alle altre domande poste nella nostra lettera (riportata in questo blog n.d.r.). Se le nostre affermazioni sono fuorvianti sarebbe bene dimostrarlo, ma senza interpretazioni di comodo.
Per quanto riguarda l’ultima affermazione, che questa interpretazione è stata accettata e approvata dalle Autorità competenti, facciamo presente che non l’avevamo mai messa in dubbio (vedi la nostra lettera citata), ma questo non rende reversibile un’opera che reversibile non è e non potrà mai esserlo, nè può certo cambiare il significato di un vocabolo della lingua italiana.
L’approvazione, semmai, può avallare una non conformità, che andrebbe comunque motivata, ma non può certamente certificare il rispetto di un requisito di progetto che, di fatto, non è rispettato.

V. Di Tella

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