Pubblicato da: vditella | gennaio 28, 2007

Dalla NUOVA VENEZIA di sabato 27 gennaio 2007

MoSE, si studiano cerniere e connettori

E per il campanile di piazza San Marco approvato l’utilizzo dei tiranti in titanio

 di Alberto Vitucci

 Cerniere e connettori subacquei. Il punto debole del MoSE, non ancora progettato nonostante i lavori della grande opera siano ormai avviati. É una delle critiche rivolte a Consorzio e Magistrato dal Comune e dai suoi esperti. Ieri mattina il Comitato tecnico di magistratura, presieduto dalla presidente del Magistrato alle Acque Maria Giovanna Piva, ha approvato un pacchetto di studi e progetti sul MoSE. Tra questi anche il prototipo della nuova cerniera delle paratoie messa a punto dal Consorzio Venezia Nuova. Dovrà essere sperimentata e presentata entro 480 giorni.
 Ci saranno da testare i delicati meccanismi che sostengono l’intero sistema. Le cerniere che legano le paratoie alla base e ai cassoni in calcestruzzo e soprattutto i connettori, tubi che devono immettere l’aria compressa dentro i 79 cassoni di acciaio per farli sollevare dal fondo delle tre bocche di porto in caso di necessità.
 Intanto si procede con i lavori già finanziati. In attesa delle decisioni del Cipe sui finanziamenti del 2007, il Consorzio Venezia Nuova può contare sui residui dei 1500 milioni di euro (tremila miliardi di ex lire) stanziati dal Cipe negli ultimi tre anni grazie alla Legge Obiettivo.
 Ieri il Comitato di consulenti ed esperti del Magistrato alle Acque ha anche dato il via libera ai cantieri di Malamocco dove dovranno essere preparati i luoghi per l’alloggiamento dei cassoni e delle paratoie. Un progetto duramente contestato dagli ambientalisti, che avevano presentato ricorsi all’Unione Europea e alla magistratura sulla legittimità dei cantieri allestiti senza autorizzazioni a Santa Maria del Mare e Ca’ Roman. «Attendiamo di sapere che fine abbiano fatto», dicono Wwf, Lipu e Italia Nostra.
 É un progetto che avrà ripercussioni sulle correnti e l’equilibrio lagunare. Per questo il sindaco Massimo Cacciari ha chiesto al ministro della Ricerca scientifica Fabio Mussi di attivare al più presto «un organismo terzo e imparziale di controllo ai lavori, come deciso dall’ultimo Comitatone».
 Approvato ieri anche il progetto per trasformare ampie aree di spiaggia al Lido e Treporti in siti di cantiere per la costruzione della seconda fase del MoSE. E l’ultima fase di realizzazione della conca di navigazione, in bocca di porto di Malamocco. Si tratta della conca che dovrebbe accogliere le navi durante i lavori di costruzione del MoSE e quando il sistema sarà azionato.
 Infine il Consorzio Venezia Nuova ha presentato due progetti per la sorveglianza dei cantieri e per una campagna di ricerca per la bonifica archeologica. Le ultime fasi dei lavori hanno portato alla luce numerosi reperti, e la Soprintendenza archeologica ha chiesto siano effettuati rilievi preventivi nelle aree di cantiere, dove già sono stati rivenuti relitti di navi e reperti romani.
 Approvato ieri dal Comitatio tecnico anche il proseguimento dei lavori di consolidamento del campanile di San Marco. La ditta Sacaim, incaricata dei lavori, è stata autorizzata a utilizzare moderni sistemi di tiranti in titanio, più affidabili e resistenti. La base del campanile, che aveva fatto registrare preoccupanti cedimenti, sarà ingabbiata e incernierata con le aste in titanio. Una tecnica modernissima che consente di consolidare il campanile (ricostruito dopo il crollo un secolo fa) senza esagerare con l’uso del cemento.

Commento

Questa notizia è la prova, se ce ne fosse bisogno, che il progetto definitivo del MoSE, ovvero della parte tecnologica che riguarda il sistema di chiusura delle bocche di porto, non esiste.

In diverse occasioni, e su questo blog c’è ampia documentazione al riguardo, abbiamo detto che per progetti tecnologicamente avanzati, è assolutamente indispensabile risolvere tutti gli aspetti critici del progetto prima di passare alla fase di progetto definitivo, soprattutto quando si utilizzano componenti del tutto nuovi e quindi in assenza di dati di affidabilità riscontrabili da esperienze similari.
Non si è mai visto che sia stato approvato un progetto "definitivo" in cui siano presenti componenti del tutto innovativi, per dimensioni e applicazione, essenziali al funzionamento e all’affidabilità del sistema nel tempo, senza che questi ultimi non siano stati prima studiati, progettati, provati e qualificati.
Neppure un progetto di massima, se contiene componenti nuovi e dei quali non si conosce l’affidabilità, può definirsi tale, in questi casi si parla solo di progetto preliminare di fattibilità che è condizionato alla verifica di fattibilità di questi componenti per poter passare alla fase di progetto di massima e/o definitivo, altro che di progetto definitivo.

Ma evidentemente, quella che è la prassi normalmente seguita, non vale in regime di Concessionario Unico.

Dobbiamo aspettare ancora 480 giorni, dopo circa 5 anni dall’approvazione del cosiddetto "progetto definitivo" per sapere se quanto progettato dal Consorzio Venezia Nuova sia tecnicamente valido ed abbia, ammesso che questo componente superi tutte le prove di qualifica, quei requisiti di affidabilità necessari per un’opera così importante per la difesa di Venezia e che ha già impegnato e continuerà ad impegnare ingenti risorse economiche del nostro paese.
A questo punto sorgono spontanee alcune domande:

  • Cosa succederebbe se queste prove di qualifica del componente fondamentale del sistema non raggiungessero i risultati richiesti?
    Abbandoneremmo questo progetto se non potesse rispettare i requisiti di progetto, o saremmo ancora costretti ad adattare il progetto alle caratteristiche di affidabilità del connettore progettato dal Concessionario?

Questo argomento, speriamo non riproponga quello che è successo col requisito di reversibilità: siccome il sistema non è reversibile, ci si inventa una interpretazione dell’aggettivo reversibile che non è quella indicata nei dizionari dalla lingua italiana (su questo blog c’è un’ampia documentazione) per continuare il progetto, visto che si sono spesi già tanti soldi!!
Un’opera reversibile che per definizione deve consentire, di fatto, di ripristinare lo “status quo ante”, è stata definita reversibile perché può essere abbandonata in fondo al mare, se inutilizzabile. Questa interpretazione, data dal progettista e approvata dagli organi competenti, per cui l’opera se lasciata inattiva non modificherebbe il flusso alle bocche di porto, e quindi i suoi effetti sarebbero reversibili, mostra in modo evidente che si tratta di una interpretazione di comodo ed è la prova dell’impossibilità di rispettare questo requisito di progetto. Qualunque persona di buon senso, senza essere un tecnico, è in grado di giudicare se un’opera, dopo aver stravolto per sempre, con milioni di metri cubi di scavi, con isole artificiali, una palificazione e una cementazione senza precedenti, un paesaggio e un ambiente unico come quello della laguna di Venezia, si possa considerare reversibile perché, se inutilizzabile, può essere abbandonata in fondo al mare.

I connettori sconnettibili sono componenti fondamentali per la sicurezza e l’affidabilità delle operazioni di manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere, e rappresentano l’unica garanzia di sicurezza ed affidabilità dell’intero sistema nel tempo per questo progetto, pertanto se anche su questo aspetto si dovessero accettare compromessi sui requisiti di progetto sarebbe assolutamente inammissibile e molto grave perché se errare è umano, il perseverare sarebbe diabolico.

Vincenzo Di Tella

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