Pubblicato da: vditella | febbraio 2, 2007

Da IL GAZZETTINO di venerdì 2 febbraio 2007

L’OPINIONE
«IL MOSE È UN PROGETTO CHE NON È REVERSIBILE»

VINCENZO DI TELLA, GAETANO SEBASTIANI, PAOLO VIELMO *

Ringraziamo l’ing. Scotti, progettista del MoSE, per la sollecita risposta alla nostra lettera al Gazzettino del 27 dicembre, nella quale considera solo uno degli argomenti trattati, quello sul come il MoSE può rispettare i noti requisiti progettuali di gradualità, sperimentalità e reversibilità posti dalla legge speciale per la salvaguardia di Venezia.

Pensiamo sia utile, per i lettori, ricordare i motivi per i quali tali requisiti erano stati posti dalla legge: la complessità del quadro ambientale e la delicatezza e vulnerabilità, unitamente al valore storico, culturale e paesaggistico della città di Venezia e della sua laguna, imponevano un approccio molto cautelativo per le opere di salvaguardia, ed imponevano quindi che, pur dopo adeguati studi e sperimentazioni su modello, le opere realizzate dessero la possibilità di una graduale verifica sperimentale al vero e di una rimozione in caso si verificassero effetti non positivi sull’equilibrio idrogeologico della laguna che ne deteriorassero lo stato ambientale o che avessero effetti negativi sulle attività economiche in atto, per ripristinare quindi condizioni precedenti all’inserimento delle opere mobili ed accessorie.

L’ing. Scotti sostiene che “non è usuale che nella realizzazione di un’opera pubblica venga anche richiesto che l’opera sia reversibile” e che “non dovrebbero esistere opere che vengono costruite se ancora esistono dubbi”. Su quest’ultimo punto siamo perfettamente d’accordo con l’ing. Scotti e sarebbe buona cosa se potesse contribuire a chiarire i molti dubbi di cui, insieme a molti esperti qualificati, abbiamo fatto l’oggetto di domande specifiche. Sulla prima osservazione facciamo presente che, proprio perché inusuale, questo requisito è stato richiesto e ribadito più volte, anche recentemente, dal parere del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che citiamo: “Beninteso, detta elaborazione esecutiva dovrà tener conto che la realizzazione delle opere alle bocche deve avvenire con i richiesti caratteri di gradualità, flessibilità, reversibilità, e possibile sperimentalità, allo scopo di poter verificare tutti gli aspetti fondamentali connessi con l’efficacia del sistema e della sua gestione”.

L’ing. Scotti sostiene, secondo una sua interpretazione, che il MoSE rispetta invece un diverso criterio di reversibilità, quello degli effetti, nel senso che se l’opera non risultasse idonea o vi fossero effetti negativi, essa può sempre essere resa inattiva in fondo al mare, dove si può lasciare sepolta, anche per sempre. A parte il fatto che le opere complementari, necessarie al MoSE e già realizzate, hanno già alterato in modo praticamente irreversibile l’assetto delle bocche di porto, il concetto, a nostro avviso è tecnicamente inaccettabile e certamente in contraddizione con quanto affermato dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici che parla di una realizzazione delle opere graduale, sperimentale e reversibile e non degli effetti delle opere che se non utilizzate le rendono, per questo, reversibili. Facciamo presente che la reversibilità degli effetti è di fatto implicita nel sistema di sbarramento con paratoie mobili incernierate al fondo e quindi a scomparsa, già indicata come soluzione progettuale dal gruppo dei sette saggi, in quanto le paratoie se lasciate in condizione di riposo non hanno effetto sui flussi di marea; se, in aggiunta a questo, il legislatore ha richiesto che il sistema fosse reversibile, evidentemente non poteva che riferirsi alla realizzazione e gestione delle opere, incluse quelle di fondazione e supporto dello sbarramento e delle opere complementari necessarie al funzionamento del sistema per la regolazione dei flussi alle bocche di porto. La reversibilità, intesa come possibilità di rimozione, riadattamento e manutenzione delle opere, è di particolare importanza anche perché in futuro permetterebbe di adeguare l’opera agli effetti dell’eustatismo, su cui oggi ci sono tante incertezze da parte della comunità scientifica e che influiscono in modo determinante sullo scambio mare laguna e sulle attività portuali. Inoltre gradualità, sperimentalità e reversibilità sono a maggior ragione necessari per il fatto che il sistema proposto è fortemente innovativo, fa uso di tecniche e componenti mai prima sperimentati nelle dimensioni e funzioni previste per gli sbarramenti e perché comunque gli studi e le sperimentazioni su modello possono rappresentare solo parzialmente la complessità dei fenomeni reali e sono comunque affetti da consistenti effetti scala, non valutabili con certezza in fase di progetto. Accettando l’interpretazione dell’ing. Scotti dobbiamo accettare il fatto che ove l’opera non risultasse idonea o vi fossero, per motivi diversi, effetti negativi, essa deve essere lasciata inattiva in fondo al mare, e quindi che in tal caso sarebbe stata realizzata un’opera inutile perchè non reversibile. Reversibile, nell’accezione del termine, significa: un’opera che permette di tornare indietro fino allo stato e alle condizioni iniziali (dal dizionario enciclopedico Treccani). La reversibilità è quindi un’altra cosa e lo possiamo affermare con cognizione di causa avendo progettato e realizzato alcune grandi opere marine reversibili.
Basti andare al sito: http://www.assomineraria.org/news/attach/08_peracino_e_tecnomare.pdf
per trovare solo qualche esempio di strutture progettate e realizzate per essere reversibili ovvero per essere rimosse per riportare l’ambiente allo “status quo ante”.

L’ing. Scotti sostiene che “paradossalmente” anche il MoSE può “essere rimosso in qualsiasi momento se qualche autorità se ne assumerà la responsabilità”. Facciamo semplicemente notare che, qualora ci fosse questa necessità, una soluzione non graduale e non reversibile quale è il MoSE comporterebbe oltre alla perdita della intera spesa di 4300 milioni di euro una spesa aggiuntiva, crediamo, di almeno la metà di tale cifra per rimuovere l’opera dal sito e la responsabilità sarebbe di chi ha fatto spendere inutilmente questi soldi.
Riteniamo che quanto sopra rende a tutti evidente, se ce ne fosse bisogno, che il MoSE è un’opera irreversibile e che quindi, da questo punto di vista, non soddisfa i requisiti di legge.

* progettisti del sistema “Paratoie a Gravità

Commento

La nostra lettera era stata già inserita nel blog insieme alla lettera dell’ing. Scotti circa un mese fa.
Il ritardo nella pubblicazione è dovuto, crediamo, esclusivamente a motivi editoriali, e quindi solo ora è stato possibile pubblicare la nostra lettera integralmente (come si può facilmente verificare).

C’è un altro punto che si vuole evidenziare: quando abbiamo scritto questa lettera, non erano ancora noti i risultati della relazione della Commissione ambiente della UE sui cambi climatici, di cui diamo notizia in questo blog. É di questi ultimi giorni la notizia della conferenza di Parigi sullo stesso argomento che confermano, pur nell’incertezza sulle previsioni di innalzamento del livello medio mare, livelli di eustatismo preoccupanti per i prossimi anni. Questi argomenti, ben noti anche ai sette saggi che avevano individuato la soluzione progettuale per la salvaguardia della laguna veneta e ne avevano definito gli obiettivi e i requisiti, rendono, al di là di ogni considerazione progettuale, estremamente critica e attuale questa carenza strutturale del progetto MoSE e inaccettabile l’interpretazione che ne da il progettista.

vditella

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