Pubblicato da: vditella | febbraio 3, 2007

Dalla NUOVA VENEZIA di sabato 3 gennaio 2007

«MoSE, il progetto devasta l’ambiente»

di Alberto Vitucci

Quattro europarlamentari visitano il Lido
«La commissione verrà qui a fare chiarezza»
Il 27 febbraio le dighe all’ordine del giorno della commissione Ue

 «Un progetto devastante per l’ambiente. Che ha costi economici e ambientali altissimi, e contraddice il principio UE di precauzione. Il 27 febbraio ci sarà la riunione della commissione a Bruxelles, e la questione MoSE dovrà essere discussa con il governo italiano». Non usa mezzi termini David Hammerstein, europarlamentare spagnolo della commissione Petizioni. Ieri era in visita a Venezia, dove ha compiuto un sopralluogo ai cantieri del MoSE con i colleghi Willy Meyer, Sepp Kusstatscher e Roberto Musacchio. Nel pomeriggio gli incontri con Comune e Provincia.
La commissione petizioni ha dichiarato «meritevole» la richiesta presentata dai comitati con 12.500 firme di cittadini per esaminare le presunte illegittimità del progetto MoSE. La riunione è stata fissata per il 26 febbraio. E ieri i quattro europarlamentari sono venuti in avanscoperta per rendersi conto della situazione e preparare la relazione alla commissione.
 Si parte alle 10:30 dalla Riva della Pietà, a bordo di un GranTurismo noleggiato dai gruppi dei Verdi e Rifondazione. Ci sono i quattro parlamentari europei, il deputato di Rc Paolo Cacciari, Stefano Gasparetto, Stefano Boato, Lorenzo Bonometto in rappresentanza del gruppo di esperti del Comune, giornalisti e tv. La nebbia è fittissima, e alla bocca di Lido non si vede quasi nulla. «Il Consorzio controlla anche le previsioni del tempo», scherza qualcuno. «C’è davvero molta nebbia intorno a questo progetto», scandisce Hammerstein, «nebbia fisica e ambientale». Sepp Kusstascher, altoatesino eletto nelle liste Verdi, guarda con interesse documenti e foto del dossier «No MoSE», scruta per vedere i confini dell’isola artificiale del bacàn: «Ma davvero qui è lo stesso soggetto che ha compiuto gli studi, i progetti, i lavori e anche i controlli su questa grande opera?». Willy Meyer, della commissione petizioni, guarda stupito la motovedetta della vigilanza privata che invita a stare lontano dai cantieri. «Non si può guardare?». E annuncia: «Bisogna fare chiarezza su molti punti di questa opera, la più importante del genere in Europa. Verificare se sono state rispettate le direttive comunitarie e l’ambiente. Credo che l’intera commissione dovrà venire qui al più presto». Roberto Musacchio, europarlamentare della Sinistra europea noto per la sua battaglia in favore dell’energia «pulita», ricorda che l’Italia ha il record di infrazioni sui temi ambientali. «Ben 76 sono le procedure aperte dall’Europa nei confronti del nostro paese. E quasi sempre riguardano esposti fatti dai comitati».
 Ai quattro eurodeputati viene consegnato un dossier del ministero per l’Ambiente sulle ripetute violazioni delle procedure del MoSE. «Chiederò al commissario Stavros Dimas di rispondere su queste questioni», dice Musacchio. La nebbia non si alza, e i quattro rappresentanti di Bruxelles possono solo immaginare cosa c’è dietro la coltre bianca e i rumori delle benne, ricostruendo lo scenario con il radar di bordo, le carte, le fotografie. «Sono interessati dai lavori due siti protetti dall’UE», dice Mayer, «Anche su questo andrà fatta una verifica». Nel primo pomeriggio la delegazione è stata ricevuta in Provincia, e poi a Ca’ Farsetti dal vicesindaco e assessore alla Legge Speciale Michele Vianello. «Un’opera approvata con il voto contrario del sindaco e del Comune» ha detto Vianello.
 In serata i quattro hanno fatto ritorno a Bruxelles. La riunione della commissione Ambiente convocata per il 27 febbraio avrà all’ordine del giorno il progetto MoSE. La speranza dei ricorrenti è che dopo il via libera di Prodi sia ora l’Europa a intervenire.

Commento

La curiosità che nasconde lo sconcerto del Commissario che chiede se è lo stesso soggetto che ha compiuto gli studi, i progetti, i lavori e anche i controlli su questa grande opera mi sembra evidente.
Dobbiamo far sapere anche che chi fa i controlli su questa grande opera sono gli stessi soggetti che hanno valutato le alternative presentate dal Comune di Venezia. Penso che un sistema così autoreferenziale non abbia simili in paesi "normali".
Anche l’altra affermazione: "non si può guardare" è tipica e indicativa di come si sta svolgendo questo progetto. Sappiamo che finalmente dopo 5 anni dall’approvazione del cosiddetto progetto definitivo c’è il connettore sconnettibile che sarà sottoposto a verifica e ci vorranno 480 giorni per sapere se questo componente essenziale per il sistema è qualificato per l’uso previsto. Chiediamo se c’è qualcuno che, al di fuori della cerchia degli addetti ai lavori e al suo controllo, abbia visto questo oggetto misterioso.
Adesso si impedisce di vedere anche che cosa si sta facendo!
In nessun paese civile, quando si spendono i soldi pubblici c’è una tale "riservatezza", che cosa si vuole proteggere?
Ricordiamo che negli USA, per fare un esempio, quando si usano soldi pubblici, i risultati di qualsiasi lavoro, studio o ricerca, che non sia protetto dal segreto militare, è disponibile a chiunque ne faccia richiesta, pagando solo il costo delle fotocopie. Dobbiamo pensare che sul MoSE ci sia il segreto militare?

vditella

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