Pubblicato da: vditella | febbraio 10, 2007

Da IL GAZZETTINO di sabato 10 febbraio 2007

Dopo aver letto le affermazioni…

Dopo aver letto le affermazioni di Alberto Scotti, progettista del MoSE, pubblicate sul Gazzettino di ieri, Paolo Antonio Pirazzoli ha replicato sostenendo esattamente il contrario.
Pirazzoli, veneziano doc, direttore di ricerca emerito del Cnr francese, è stato tra gli esperti che avevano collaborato alla stesura del terzo rapporto dell’Ipcc (Intergovernamental Panel on Climate Change) sul clima: quello alla base degli accordi di Kyoto che aveva preceduto il quarto rapporto presentato nei giorni scorsi a Parigi.

«Il MoSE – ha infatti affermato Pirazzoli – entrerebbe in crisi per una salita del medio mare compresa tra 20 e 30 centimetri, che è ben inferiore alle previsioni medie dell’Ipcc per questo secolo». Ricordiamo che l’Ipcc ha ipotizzato da qui a fine secolo un innalzamento dei livelli del mare da 18 a 58 centimetri, con possibili picchi nell’Alto Adriatico fino a 70 centimetri, e che Scotti ha sostenuto che il MoSE è stato pensato per un aumento del livello del mare fino a 60 centimetri.

«Il MoSE – ha dunque sostenuto Pirazzoli – sarebbe incapace di impedire l’allagamento delle parti basse della città non appena la meteorologia fosse sfavorevole». A sostegno dell’affermazione, Pirazzoli ha ricordato un articolo suo e di Georg Umgiesser (Cnr Venezia) pubblicato sulla rivista americana "Journal of Marine Environmental Engineering". «Viene mostrato – ha spiegato – che il moto ondoso del mare aperto provocherebbe fenomeni di risonanza nelle paratie del MoSE, che potrebbero venire attenuati (ma non totalmente soppressi) solo con dighe che proteggano il sistema di paratie (mentre le dighe previste dai progettisti del MoSE proteggono soltanto le conche di navigazione), e anche che il moto ondoso in laguna faciliterebbe l’allagamento delle parti basse della città».

Pirazzoli ha preso ad esempio la ripetizione della marea del 17 ottobre 1980, con una «banale» acqua alta di 114 centimetri. «Se nel frattempo fosse avvenuto un aumento del livello del mare di 50 centimetri – ha sostenuto il professore – le zone di Venezia con difese alla quota di +110 centimetri verrebbero allagate durante 17 ore consecutive, mentre per quelle difese alla quota di +100 centimetri l’allagamento si prolungherebbe durante ben 53 ore consecutive». Pirazzoli ha aggiunto che anche riuscendo a impedire totalmente i fenomeni di risonanza («ma in che modo – si è chiesto – visto che il progetto esecutivo del MoSE è ancora allo studio»?) la durata degli allagamenti sarebbe di 9 ore con difese a +110 centimetri e di 21 ore con difese a +100 centimetri».

Commento

Lo studio di Pierazzoli e Umgiesser fa riferimento ai trafilamenti tra le paratoie contigue per effetto dello sfarfallamento che si verifica tra le paratoie per i fenomeni di risonanza e che, pertanto, non garantisce la necessaria tenuta della schiera di paratoie al dislivello di marea. Su questo argomento, evidenziato a suo tempo anche dalla Consulta internazionale, il Consorzio non ha mai dato una risposta tecnicamente accettabile, e quanto riportato nel documento ufficiale del Comitato Tecnico di Magistratura che recepisce i risultati del cosiddetto "progetto definitivo" e lo approva dimostra in modo inequivocabile che chi ha scritto la parte che riguarda la dinamica delle paratoie dimostra di non sapere di cosa si sta parlando (su questo blog c’è un’ampia documentazione sull’argomento).
Lo studio di Pirazzoli evidenzia un fatto molto grave: anche in assenza di moto ondoso, i trafilamenti tra le paratoie del MoSE non permettono di sostenere dislivelli di marea compatibili con i valori di eustatismo attualmente previsti anche senza assumere margini di sicurezza. Si fa notare che i traferri (distanza tra due paratoie contigue) per il MoSE devono essere elevati per motivi di tolleranze dovute alla scelta tecnologica di quel progetto (moduli di base in cemento armato di lunghezza ridotta, tolleranze di lavorazione elevate per strutture in cemento armato che alloggiano la parte sconnettibile dei connettori delle cerniere).
Appare evidente da questi studi, se non vengono contestati dal progettista, che i presunti margini di sicurezza indicati dal progettista sarebbero assolutamente insufficienti a contrastare i dislivelli di eustatismo di cui si parla.
Si fa notare che con la Paratoia a Gravità questo problema non si pone per i seguenti motivi:

  1. I traferri sono notevolmente inferiori perché la costruzione e il montaggio in cantieri navali permettono di avere tolleranze tipiche di strutture di carpenteria metallica e quindi traferri minimi (qualche cm).
  2. Le paratoie non sono in risonanza con le onde e quindi non esistono fenomeni di amplificazioni dinamiche del moto delle paratoie.
  3. Essendo reversibile, può essere progettato per un eustatismo minimo (10 cm) e posizionato a quote diverse, proprio in funzione dei valori di eustatismo che si verificheranno durante la vita operativa delle opere.

Questi vantaggi della Paratoia a Gravità sono stati chiaramente indicati nella relazione di progetto riportata in questo blog, e rappresentano altrettanti aspetti critici strutturali del MoSE, indicati dalla Commissione di tecnici del Comune di Venezia.

vditella

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