Pubblicato da: vditella | febbraio 10, 2007

L’Eustatismo e il Progetto MoSE

Da IL GAZZETTINO di venerdì 2 febbraio 2007

«Il MoSE? Funziona anche in presenza…»

«Il MoSE? Funziona anche in presenza di un rilevante aumento del livello del mare». A sostenerlo è il "papà" del MoSE, Alberto Scotti, progettista del progetto di dighe mobili. Scotti scende in campo a difesa dell’opera, dopo l’allarme sul cambiamento del clima lanciato nei giorni scorsi dai maggiori esperti delle Nazioni Unite.

«Continuo a leggere sui giornali – dice Scotti – che quanti criticano il MoSE si esprimono in modo altalenante. Le stesse persone in talune occasioni mettono in evidenza che il MoSE verrebbe messo in esercizio così raramente da renderlo inutile, in altre evidenziano invece la tesi opposta e cioè che se dovesse verificarsi un temuto grande aumento del livello del mare il MoSE perderebbe la sua efficienza e sarebbe quindi inutile. La dimostrazione dell’inutilità per tesi opposte è senza dubbio un esercizio temerario che lascio ad altri. Sarebbe semplice dimostrare che anche per tali irriducibili antagonisti, che oscillano nelle loro argomentazione tra il "non serve" ed il "non basta", esiste evidentemente un ampio spazio in cui il MoSE risulta adeguato. Mi preme invece fare ulteriore chiarezza su questioni che ho già messo in evidenza in molte occasioni». «Il progetto – spiega l’ingegnere – è stato pensato per un aumento del livello del mare fino a 60 centimetri. Su questo dato non vorrei che ci fossero altri malintesi o dimenticanze. Non è quindi vero che il MoSE funzioni solo per un innalzamento di circa 25 centimetri e poi si debba buttare, tutt’altro. Il valore di circa 25 centimetri è quello indicato dalle istituzioni scientifiche, su incarico del Comitato Interministeriale, come il più probabile per l’Alto Adriatico». «Questa indicazione – aggiunge – non è certo in contrasto con una scelta progettuale che, per precauzione, tiene conto anche di valori più elevati. In ogni caso è errato pensare che se il livello del mare dovesse aumentare di più di quanto oggi viene previsto, il MoSE diventerebbe inutile. Il MoSE infatti servirebbe sempre e comunque. Anche se fra 100 anni dovessero essere superate le previsioni pessimistiche di innalzamento per l’Alto Adriatico, il MoSE continuerebbe a svolgere la sua funzione, associato ad altri interventi, pensati in relazione alle problematiche connesse a condizioni ambientali straordinarie e drammatiche (molte città delle coste italiane sarebbero infatti completamente allagate)». «In definitiva – conclude Scotti – anche nell’avverarsi di scenari che i più ritengono oggi lontani (contro la cui evenienza è giusto lottare, mediante l’incremento di misure atte al contenimento delle emissioni di gas serra), Venezia, prima tra le città costiere del mondo, disporrà comunque entro pochi anni di un sistema flessibile che la metterà al sicuro rispetto a fenomeni che potrebbero altrimenti risultare catastrofici».

Commento

La difesa d’ufficio del progettista del MoSE che assicura che il progetto è stato eseguito secondo i dati di progetto forniti dalle istituzioni, è indicativa della mentalità e del metodo seguito dal Concessionario Unico ed è veramente sconcertante. Per il progettista, il fatto di avere tutte le autorizzazioni è di per se stesso garanzia che tutto è a posto e che non si debba neppure mettere in discussione.

Nessuno ha messo in dubbio che il progetto sia stato basato su dati di eustatismo forniti dalle istituzioni scientifiche, su incarico del Comitato Interministeriale: quello che si contesta sono proprio questi dati! Se nel cosiddetto "progetto definitivo" i dati di progetto di eustatismo per i cento anni di vita prevista delle opere sono 22 cm (non 25), e oggi si parla 60 cm per lo stesso periodo ed in qualche caso addirittura di 70 cm raggiungibili in alcune decine di anni e queste previsioni non sono certo le più pessimistiche, è evidente a chiunque che quei dati di progetto non sono realistici. In casi del genere ci si aspetta che il progettista, di fronte a queste ipotesi di eustatismo e alle incertezze di queste previsioni, avrebbe dovuto indicare quali devono essere i dati di progetto da assumere, con gli stessi criteri precauzionali assunti in passato: se a fronte di una previsione di 22 cm è stato assunto un valore di progetto di 60 cm, quale valore di progetto è da considerare a fronte di una previsione di 60-70 cm?

L’affermazione che il MoSE «funziona anche in presenza di un rilevante aumento del livello del mare» è vaga e sembra l’enunciazione di un dogma di fede piuttosto che l’indicazione di un dato di progetto: che significa rilevante?

Il problema che si vuole qui evidenziare, e che l’ing. Scotti evita di affrontare, è un altro: un eustatismo così marcato metterebbe in discussione l’intera funzione della città di Venezia della sua laguna ed in particolare del suo porto, prima della sua sopravvivenza e pone in evidenza in modo clamoroso il fatto che il MoSE non rispetta il requisito di reversibilità ovvero di rimovibilità, imposto dalla legge speciale, e ampiamente trattato in questo blog, che permetterebbe di poterlo posizionare a quote diverse, proprio in funzione dei valori di eustatismo che si verificheranno effettivamente durante la vita delle opere.

Si è avuto modo, in più occasioni, di evidenziare che il MoSE essendo irreversibile dipende in modo determinante da questo dato di progetto che, come si è potuto constatare, è soggetto a grande incertezza, e come tale richiede ipotesi precauzionali molto ampie come, tra l’altro, ha fatto il progettista sulle vecchie stime di eustatismo. Le previsioni più recenti dimostrano che questo margine già oggi si rivela inadeguato, e che, di fronte a tante incertezze, è fondamentale per qualsiasi sistema di chiusura delle bocche di porto, essere reversibile. La mancanza di rispetto di questo requisito, dovuto alla sua concezione fortemente integrata e sostanzialmente monolitica, rende inaccettabile il progetto MoSE, nonostante le approvazioni formali ricevute. L’ing Scotti parla di un sistema flessibile, che è implicito nel sistema indipendente di paratoie incernierate al fondo, ma la presunta flessibilità d’impiego del MoSE non ha nulla a che vedere con la flessibilità d’impiego garantita da un sistema reversibile che risulta di fatto indipendente dal fenomeno dell’eustatismo.

É altrettanto singolare l’affermazione: tra il "non serve" ed il "non basta", esiste evidentemente un ampio spazio in cui il MoSE risulta adeguato. Un’opera deve essere adeguata per tutta la sua vita e non per un ampio spazio: quanto è ampio questo spazio? Il progetto MoSE è stato previsto per salvare Venezia e la sua laguna proprio dalle acque alte dovute ad eventi eccezionali che si possono verificare durante tutta la sua vita operativa e pertanto non è pensabile che si faccia un’opera che costa allo Stato 4300 milioni di euro e accettare di farla funzionare solo nelle condizioni per cui è stata progettata e che quando non basta, perché inadeguata, resta in fondo al mare inutilizzabile. L’opera deve essere adeguata per tutta la sua durata e ci vuole molto più rispetto e senso di responsabilità quando si progettano opere che hanno una funzione essenziale per la sopravvivenza di una città come Venezia e la sua laguna e che impegnano ingenti risorse dello Stato non solo per i prossimi anni ma per le prossime generazioni.

vditella

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