Pubblicato da: vditella | febbraio 28, 2007

Da IL GAZZETTINO di mercoledì 28 febbraio 2007

L’OPINIONE

MoSE, L’EUSTATISMO E I DATI DI PROGETTO

di VINCENZO DI TELLA, GAETANO SEBASTIANI, PAOLO VIELMO*

Abbiamo letto le dichiarazioni del progettista del MoSE a proposito dei commenti in seguito ai dati recenti sull’eustatismo. L’ing. Scotti assicura che il progetto è stato eseguito secondo i dati di progetto forniti dalle istituzioni e la sua affermazione è indicativa della mentalità e del metodo seguito dal Concessionario Unico per questo progetto. Per il progettista, il fatto di avere tutte le autorizzazioni è di per se stesso garanzia che tutto è a posto e che il progetto non si debba neppure mettere in discussione.

Nessuno ha messo in dubbio che il progetto sia stato basato su dati di eustatismo forniti dalle istituzioni scientifiche, su incarico del Comitato Interministeriale: quello che si contesta sono proprio questi dati. Se nel cosiddetto “progetto definitivo” i dati di progetto di eustatismo per i cento anni di vita prevista delle opere sono 22 cm (non 25), e oggi si parla 60 cm per lo stesso periodo ed in qualche caso addirittura di 70 cm raggiungibili in alcune decine di anni, e queste previsioni non sono certo le più pessimistiche, è evidente a chiunque che quei dati di progetto sono errati. In casi del genere ci si aspetta che il progettista, di fronte a queste ipotesi di eustatismo e alle incertezze di queste previsioni, indichi quali devono essere i dati di progetto da assumere, con gli stessi criteri precauzionali assunti in passato; ovvero se con una previsione di 22 cm si è assunto 60 cm, quale deve essere il valore di eustatismo di progetto con le previsioni di 60 o 70 cm?

L’affermazione che il MoSE “Funziona anche in presenza di un rilevante aumento del livello del mare” è vaga e sembra l’enunciazione di un dogma di fede piuttosto che l’indicazione di un dato di progetto: che significa rilevante? Quello che interessa è sapere se, allo stato attuale delle conoscenze, la progettazione del MoSE è coerente con i criteri cautelativi che l’importanza del progetto impone, e valutare con chi ha fatto le previsioni e chi ha fissato i criteri cautelativi che sono alla base dell’attuale progetto le implicazioni di questi nuovi scenari futuri.

Collegato a queste previsioni c’è un aspetto fondamentale che si vuole qui evidenziare: un eustatismo così marcato metterebbe in discussione l’intera funzione della città di Venezia della sua laguna ed in particolare del suo porto, prima della sua sopravvivenza e pone in evidenza in modo clamoroso il fatto che il MoSE non rispetta il requisito di reversibilità ovvero di rimovibilità, imposto dalla legge speciale. Se il progetto delle opere rispettasse questo requisito sarebbe possibile, per il futuro, poter posizionare le opere a quote diverse, proprio in funzione dei valori di eustatismo che si verificheranno effettivamente durante la vita delle opere, ed anche in funzione dei diversi scenari socio economici che si potranno verificare in un arco di tempo così lungo.Le previsioni più recenti dimostrano che il margine assunto per l’eustatismo già oggi si rivela inadeguato, e che, di fronte a tante incertezze, è fondamentale per qualsiasi sistema di chiusura delle bocche di porto, essere reversibile. La mancanza di rispetto di questo requisito, nonostante le approvazioni formali ricevute, che al massimo possono aver avallato una non conformità, rende il progetto MoSE inadeguato alla sua missione. L’ing. Scotti parla di un sistema flessibile, che è implicito nel sistema indipendente di paratoie incernierate al fondo, ma la presunta flessibilità operativa del MoSE non ha nulla a che vedere con la flessibilità d’impiego garantita da un sistema reversibile che risulta di fatto indipendente dal fenomeno dell’eustatismo.

È altrettanto singolare l’affermazione: tra il “non serve” ed il “non basta”, esiste evidentemente un ampio spazio in cui il MoSE risulta adeguato. Il progetto MoSE è stato autorizzato per salvare Venezia e la sua laguna proprio dalle acque alte dovute ad eventi eccezionali che si possono verificare durante tutta la sua vita prevista e pertanto non è pensabile che si faccia un’opera che costa allo Stato 4300 milioni di euro e accettare di farla funzionare solo quando si può e che quando “non basta”, perché inadeguata, resta in fondo al mare inutilizzabile.

Le opere di difesa devono essere adeguate per tutta la durata di progetto prevista e quindi ci vuole il massimo di cautela quando si progettano opere che hanno un impatto enorme sulle attività socio economiche e una funzione vitale per la sopravvivenza di una città come Venezia e la sua laguna. Opere di tale importanza impegnano ingenti risorse dello Stato, non solo per i prossimi anni ma per le prossime generazioni, e devono rispettare i requisiti di gradualità, sperimentalità e reversibilità imposti dalla legge speciale; solo in questo modo si può rispondere a quanti, esprimono le loro motivate preoccupazioni di fronte a previsioni di eustatismo così diverse dai dati di progetto assunti, e sono seriamente preoccupati dalla realizzazione di un progetto che non ha nulla di graduale, sperimentale e reversibile.

* ingegneri

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