Pubblicato da: vditella | febbraio 28, 2007

Da IL GAZZETTINO di mercoledì 28 febbraio 2007

L’ex primo cittadino ha bollato come «disprezzo istituzionale» l’ostinata avversione del successore all’opera per la salvaguardia di Venezia dall’acqua alta

MoSE, da Bruxelles strali di Costa su Cacciari

All’Ue 12 mila firme dei contrari alle paratie mobili.
L’assessore Zanella: «Progetto pericoloso per gli equilibri lagunari»

Venezia

NOSTRA REDAZIONE

Che l’ex sindaco di Venezia, Paolo Costa e il sindaco Massimo Cacciari non si siano mai molto amati non è un mistero. Costa ha guidato un interregno, tra il 2000 e il 2005, subendo prima il confronto con Cacciari, e ora il suo giudizio, che si riassume nel termine con il quale l’attuale sindaco distingue la sua amministrazione dalla precedente: discontinuità. Sottolineata, esibita. Su tutto, e soprattutto sul MoSE, di cui Costa è un fervente paladino. Appena può, dunque, Costa si toglie qualche sassolino dalle scarpe. E ieri, da Bruxelles, dove è eurodeputato, non ha perso l’occasione di una riunione della Commissione Petizioni, chiamata ad esprimersi proprio sul MoSE, sulla base di una lettera del barbuto rivale. «Quello di Cacciari – ha detto riferendosi alla missiva – è disprezzo istituzionale».

In calendario c’era un’audizione dei rappresentanti dell’assemblea permanente NoMose, che ha inviato alla Commissione Petizioni una richiesta di fermare i cantieri, corredata da 12.500 firme. Ai lavori ha partecipato anche Costa, che è presidente della Commissione Trasporti, ma che da pochissimo ha chiesto di essere nominato membro anche dell’altra Commissione.

In occasione dell’audizione, Cacciari ha scritto ai membri della Commissione, ricordando che il Comune è ostile al MoSE, che sul progetto vi sono tantissimi elementi di perplessità, che il Comune ha chiesto di approfondire tutta una serie di proposte alternative che potrebbero affrontare il problema dell’acqua alta in modo efficace, senza il pesantissimo impatto ambientale del MoSE, a costi enormemente più bassi.

Cacciari ha anche invitato la Commissione a venire a Venezia per rendersi conto della pesantezza dei lavori del MoSE e per approfondire le proposte alternative del Comune, ma Costa lo ha bacchettato, e con lui gli eurodeputati ostili al MoSE, ricordando a tutti che il progetto è stato approvato dal Governo e dal Comitatone. «Trovo desolante per l’Italia – ha dunque detto Costa – che in Commissione gli onorevoli Kusstatscher (Verdi,ndr) e Musacchio (Rifondazione,ndr) chiedano di ridiscutere la decisione presa lo scorso novembre. E ancor più preoccupante – ha aggiunto – è constatare il disprezzo istituzionale implicito nella insistita opposizione del sindaco Massimo Cacciari al progetto».

Del sindaco, ha sottolineato Costa, e non del consiglio comunale. «Un sindaco – ha concluso Costa – che sarebbe invece tenuto per rispetto istituzionale, dopo le decisioni prese e alle quali ha partecipato, pur dissentendo, a quella leale collaborazione, fondamento democratico di quel federalismo istituzionale del quale Cacciari si è fatto e si fa ogni giorno paladino».

Cacciari ha preferito non replicare, ma in sua vece è scesa in campo la deputata Verde Luana Zanella, assessore alla Produzione culturale proprio a Venezia, la quale ha sottolineato che «la posizione degli europarlamentari Kusstatscher e Musacchio è assolutamente cristallina e coerente con le tante prese di posizione degli ambientalisti e dei Verdi sul MoSE, come altrettanto coerente e trasparente è la posizione del sindaco Cacciari che ha rappresentato nelle sedi istituzionali proposte decise a livello di giunta e di consiglio comunale di Venezia».

«La Commissione Petizioni del Parlamento europeo – ha aggiunto la deputata – è chiamata a rispondere appunto a una petizione di migliaia di cittadini veneziani che da anni si battono contro un progetto, una delle opere strategiche imposte dal potere centrale, che ritengono inadeguato e pericoloso per gli equilibri del sistema lagunare. Meraviglia – ha concluso – l’attacco al sindaco, soprattutto anche perché l’onorevole Costa sa bene che i punti a cui egli a suo tempo condizionò il sì al MoSE non sono stati rispettati». Un riferimento a quando Costa, nel 2003, dette il via libera al MoSE in Comitatone, trasformando in sì al progetto il no del consiglio comunale sulla base di 11 punti accettati dal Governo Berlusconi che avrebbero comportato la revisione dell’opera, ma che poi sono rimasti sulla carta.

La Commissione ha comunque ascoltato con interesse la testimonianza dell’assemblea NoMose , i cui rappresentanti – Tommaso Cacciari, Cristiano Gasparetto, Luciano Mazzolin – hanno anche annunciato di voler ricorrere alla Corte Europea di Giustizia contro la violazione delle norme sulla concorrenza per la posizione dominante del Consorzio Venezia Nuova, concessionario unico dello Stato per l’ideazione, la progettazione e la realizzazione del progetto.

Silvio Testa

Bruxelles

NOSTRO SERVIZIO

Torna sul palco europeo la polemica sul MoSE e si preannunciano azioni su nuovi fronti, tra cui la Corte di Giustizia europea.

Ieri Tommaso Cacciari, Luciano Mazzolin e Cristiano Gasparetto sono stati chiamati a presentare ai deputati della commissione petizioni del Parlamento europeo i motivi della loro opposizione al progetto di dighe mobili per proteggere Venezia dall’acqua alta.

L’assemblea ha ascoltato – con molto interesse, dato l’elevato numero d’interventi registrato – le testimonianze di alcuni esponenti del comitato No Mose. E non sono mancate le polemiche: tra i membri della commissione infatti figura anche Paolo Costa, uno dei protagonisti della vicenda dighe mobili, che ha ribattuto, usufruendo anche di un filmato, alle dichiarazioni dei capofila della petizione da oltre 12mila firme sottoposta all’Eurocamera. Ma uno scambio di battute vivaci è avvenuto anche tra l’ex sindaco veneziano e ministro dei trasporti e i suoi colleghi al Parlamento europeo Sepp Kusstatscher (Verdi, Alto Adige) e Roberto Musacchio (Rifondazione), trasponendo in Europa le divisioni interne alla maggioranza di governo in Italia. Costa infatti ha trovato «desolante per l’Italia che in Commissione Petizioni Kusstatscher e Musacchio chiedano di ridiscutere la decisione presa ancora una volta dal Governo e dal Comitatone lo scorso novembre 2006». Tra le battute è emersa anche la frase «i rossi e Turigliatto si trovano anche a Bruxelles».

L’opposizione tra forze politiche è stata resa ancor più contraddittoria dall’intervento di Roberto Adam, rappresentante della presidenza del Consiglio dei ministri, che ha difeso il progetto MoSE. E se da un lato Costa, dentro e fuori dall’aula, parlando coi cronisti presenti, promuoveva la legittimità del progetto e della sua realizzazione, che secondo lui ha coinvolto e trovato l’accordo di tutti i livelli decisionali interessati, dall’altro gli oppositori del sistema di dighe mobili facevano rilevare le contraddizioni e le illiceità emerse a loro parere fin dall’ideazione del MoSE.

Innanzitutto le problematiche di ordine ambientale: si è ancora in attesa che la Commissione Europea si pronunci sulla procedura d’infrazione avviata a dicembre 2005 per la violazione della direttiva Habitat-Natura 2000 per la protezione degli uccelli. Inoltre – ha detto Gasparetto – manca qualsiasi tipo di autorizzazione per l’installazione dei cantieri, che per i NoMose risultano molto dannosi fin da ora. Ma per trovare un altro punto di breccia nel progetto MoSE, Gasparetto e i suoi mettono in evidenza la posizione dominante del Consorzio Venezia Nuova nell’ideazione, progettazione e realizzazione del progetto, che per loro è in contrasto con la normativa comunitaria in materia di concorrenza e mercato interno. Nonostante la Commissione Ue si sia pronunciata in materia tempo fa, per voce del commissario Bolkestein, imponendo la cessione del 40% delle attività a concorrenti, i NoMose ritengono vi sia materia legale per ricorrere alla Corte Europea di Giustizia.

Per fare luce tra posizioni così contrastanti, la commissione petizioni deciderà molto probabilmente di inviare una delegazione ufficiale a Venezia, dando seguito anche alla richiesta scritta del sindaco Massimo Cacciari. Un intervento che non è piaciuto a Costa: «È preoccupante constatare il disprezzo istituzionale implicito nella insistita opposizione di Cacciari al progetto, opposizione sua e non del consiglio comunale di Venezia».

Matteo Manzonetto

Commento

Lo zelo del deputato al Parlamento Europeo Costa nei confronti del progetto del Consorzio Venezia Nuova è sorprendente e sarebbe encomiabile se fosse impegnato per cause migliori.

Il nostro Deputato dovrebbe chiedere al Consorzio Venezia Nuova il rispetto dei famosi undici punti votati dalla sua Giunta e, per la maggior parte, disattesi dal Consorzio come ricorda la Deputata Zanella, e soprattutto ricordare che il Sindaco Cacciari agisce in ottemperanza ad una delibera del Consiglio Comunale votata da tutta la sua maggioranza (come facilmente riscontrabile dagli atti del Consiglio Comunale di Venezia).

Questa difesa del MoSE appare ancora più sorprendente, dopo le recenti relazioni sull’eustatismo delle Commissioni dell’ONU e della Comunità europea (di cui ci siamo occupati in questo blog), che dimostrano in modo inequivocabile che il progetto è basato su dati di progetto che derivano da previsioni completamente errate, e mettono in evidenza quanto sia grave che il progetto non rispetti il requisito di reversibilità imposto dalla legge speciale (come ampiamente discusso in questo blog).

Errare è umano perseverare è diabolico

vditella

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Responses

  1. Il signor Costa parla di disprezzo istituzionale? Bene, allora almeno un cenno farei anche al disprezzo scientifico, quello verso le nuove proposte tecnologiche ma, soprattutto, verso le critiche tecniche sul progetto MoSE, fatte da esperti del settore, e a cui mai nessuno ha osato replicare (evidentemente perché non vi è nulla da obiettare o non si hanno le competenze per farlo).

    Non si ha altro su cui puntare se non il fatto che formalmente ci siano tutte le autorizzazioni (ammesso che ciò sia vero); il fatto che la Tecnica bocci le soluzioni scelte sembra (e in effetti per molti è) l’ultimo dei problemi (e di questo me ne dispiaccio molto). A sostegno di questa mia idea, leggete questo blog e ditemi dove vi sia un serio ragionamento tecnico e scientifico che non sia degli ingegneri Di Tella, Sebastiani e Vielmo… sinceramente, me ne basta uno…


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