Pubblicato da: vditella | marzo 7, 2007

Da IL GAZZETTINO di mercoledì 7 marzo 2007

L’OPINIONE

PRODI, IL PROGETTO MOSE E L’ASSENZA DI ALTERNATIVE

di VINCENZO DI TELLA, GAETANO SEBASTIANI, PAOLO VIELMO *

Ci rivolgiamo al Presidente del Consiglio, Romano Prodi. Leggiamo su alcuni quotidiani le dichiarazioni sul progetto MoSE per la salvaguardia di Venezia, che riportano la Sua decisione di farlo proseguire perché non aveva visto alternative, anche se riteneva che tale progetto potesse non essere la soluzione ideale. Ci permetta di dire che queste affermazioni suscitano in noi sconcerto e ragionevole preoccupazione, sia come cittadini, sia nella posizione di persone informate dei fatti. In campagna elettorale Lei, con i partiti della sua coalizione, aveva promesso che nelle scelte politiche sulle grandi opere e quindi sulla salvaguardia di Venezia ci sarebbe stato un coinvolgimento delle realtà locali. Ma questo coinvolgimento che pure c’è stato, purtroppo, non è stato condotto in modo da consentire un confronto tecnico equilibrato e trasparente fra il MoSE e le alternative e ricordiamo che la decisione di proseguire con l’opera è stata pubblicamente contrastata da suoi autorevoli Ministri, oltre che dal rappresentante istituzionale della cittadinanza veneziana, che ha votato contro tale decisione.

È certamente prerogativa del suo Governo assumere le decisioni politiche che crede, anche se Lei stesso afferma di nutrire dubbi sulla loro validità, ma ci deve permettere di contestare l’affermazione che far proseguire il progetto MoSE è stato necessario per l’assenza di alternative. La Commissione del Comune di Venezia, nell’evidenziare gli aspetti critici strutturali del MoSE aveva indicato un’alternativa tecnica molto vantaggiosa e circostanziata (basata sul concetto della Paratoia a Gravità che noi abbiamo proposto) ed a questa è stata negata una discussione tecnica pubblica che permettesse di evidenziarne i vantaggi di costo, impatto ambientale, affidabilità funzionale, manutenibilità e soprattutto il rispetto dei requisiti di gradualità, sperimentalità, reversibilità, posti dalla legge speciale, che il MoSE non rispetta. Al tavolo tecnico della Presidenza del Consiglio non è stato neppure consentito di porre in discussione i molti e gravi aspetti critici strutturali del progetto MoSE evidenziati dal Comune e confermati, con un giudizio indipendente, da eminenti cattedratici esperti nelle tecnologie di riferimento.

Questo fatto, di cui siamo stati testimoni, ci fa ritenere che il progetto MoSE sia stato, in effetti, “blindato” e non assoggettabile a qualsiasi verifica di merito. Le nostre iterate richieste al Ministro delle Infrastrutture di conoscere le motivazioni tecniche che hanno portato alla esclusione della nostra soluzione alternativa al MoSE, che abbiamo dimostrato essere inconsistenti, non hanno avuto alcun esito, nonostante il Ministro stesso le avesse promesse pubblicamente. Ricordiamo che queste valutazioni tecniche sono state fatte dagli stessi organi tecnici istituzionali (il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ed il Magistrato alle Acque) che hanno sinora approvato le scelte del MoSE e, in alcuni casi avallato anche significative non conformità ai criteri di progetto imposti dalla legge speciale.

Da tutto questo appare evidente che le motivazioni tecniche che Le sono state presentate e sulle quali, riteniamo, Lei abbia preso le Sue decisioni, provengono da questo approccio auto referenziale che si è creato, di fatto, attorno al Concessionario unico. Ricordiamo a tal proposito la sentenza emessa dalla Corte dei Conti il 18 marzo 1997 che riferendosi al Magistrato alle Acque afferma: “É innegabile che in questa situazione la capacità di controllo propria del Concedente dovrebbe poter essere sviluppata in modo ottimale, laddove invece tutte le Amministrazioni pubbliche ed in particolare le articolazioni periferiche statali, evidenziano gravi lacune di ordine organizzativo e tecnico“, e riferendosi al progetto constata “gli interventi sono stati eseguiti e progettati esclusivamente dal Concessionario Unico e/o da imprese di sua fiducia” e conclude che “ciò pare aver provocato una sorta di monopolio con potenziali riflessi di rischio sulla mancata, ovvero insufficiente, comparazione di tutte le soluzioni tecniche, progettuali e realizzative teoricamente prospettabili“. Alla luce di quello che è successo, si può constatare come questa sentenza abbia profetizzato con largo anticipo quanto si è poi verificato e che Lei con la sua decisione, purtroppo, ha avallato. É comunque evidente che le approvazioni ricevute, non possono rendere graduale, sperimentale e reversibile un’opera che non lo è e non possono cancellare gli aspetti critici strutturali del progetto che tuttora persistono e che alla luce degli ultimi avvenimenti appaiono in tutta la loro evidenza. Ne citiamo, per brevità, solo due:

  • Ad oggi non sono ancora disponibili componenti essenziali del sistema, quali i connettori, la cui idoneità, avrebbe dovuto essere assicurata in fase di progetto definitivo. La loro fattibilità potrà essere verificata solo tra più di un anno ed è facilmente comprensibile quale possa essere l’impatto di una mancata qualifica.
  • La irreversibilità del MoSE rende questo progetto dipendente dal fenomeno di eustatismo prevedibile durante la sua vita operativa (100 anni). Siccome il progetto è stato eseguito, con i dovuti margini di precauzione, per un eustatismo di 22 cm, mentre le recenti previsioni riportano un eustatismo di almeno 60 – 70 cm, è evidente che il progetto risulta, prima di essere costruito, inadeguato a fronteggiare questi scenari di medio lungo termine e che pertanto deve essere messo in discussione. A nostro avviso, di fronte a scenari così diversi e quindi poco affidabili, il sistema di chiusura delle bocche di porto deve rispettare il requisito fondamentale della reversibilità imposto dalla legge speciale e cioè essere rimovibile in modo che si possa recuperare e riadattare (ad es. riposizionandolo a quote più alte) in relazione alle effettive necessità che in futuro si presenteranno.

Ci dispiace ancora dover ribadire che la sua decisione, sulla cui bontà Lei stesso ora esprime dubbi, porterà a conseguenze pesanti, alcune delle quali sono già manifeste nello sconquasso ambientale apportato dal MoSE alle bocche di Laguna, anche se siamo solo all’inizio dei lavori. Le criticità irrisolte e le scelte progettuali discutibili e in qualche caso errate, come è dimostrato dagli ultimi eventi, restano e le conseguenze ricadranno sulla città di Venezia e sui cittadini Italiani, della generazione presente e di quelle future che dovranno porvi rimedio.

* ingegneri

La trasmissione di Italia Uno lunedì sera ha dedicato un ampio servizio alle dighe mobili

Il responsabile delle Infrastrutture: «Fosse stato per me avrei messo in gara il progetto»

MoSE, le Iene “mordono” il ministro Di Pietro

«Concessione unica? Fosse per me avrei messo a gara il progetto!» La bordata contro il Consorzio Venezia Nuova non è arrivata da un qualsiasi NoMose, ma dallo stesso ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, messo all’angolo da Alessandro Sortino delle Iene. La trasmissione è andata in onda l’altroieri sera, e ha messo il dito su alcune delle piaghe del MoSE, quelle che Di Pietro, che pure ha cercato di mostrarsi distante dal Consorzio, ha voluto non vedere, mandando comunque avanti il progetto a dispetto del sindaco, Massimo Cacciari, e di diversi colleghi ministri.

«La frittata era fatta», ha garantito il ministro per giustificarsi, ma Cacciari ha sempre spergiurato del contrario, che la soglia di non ritorno non era superata, che c’erano le alternative. Lo ha fatto anche l’altra sera. E lo ha fatto anche il progettista dell’anti MoSE, le paratoie a gravità, Vincenzo Di Tella, che tra parentesi sta ancora aspettando proprio da Di Pietro, che ormai da mesi l’ha promesso dalle colonne di questo giornale, un chiarimento sulle ragioni tecniche che avrebbero giustificato l’esclusione del suo progetto.

Nei giorni scorsi, anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha voluto fare il tiepido sul MoSE. «Può darsi non sia la soluzione ideale – ha detto sostenendo pure lui che non aveva visto alternative -, ma nella vita bisogna fare le cose che si possono fare».

Con Sortino (ironia della sorte, lo stesso cognome del Magistrato alle Acque Lamberto Sortino che negli anni ’80 mise in pista di lancio il MoSE), il Consorzio non ha fatto una bella figura: il progettista, Alberto Scotti, è parso in difficoltà, il presidente, Giovanni Mazzacurati, in qualche modo senza parole. Dal servizio delle Iene sono emersi in particolare i problemi della capacità del MoSE di rispondere alla crescita del livello del mare e soprattutto della nodale mancanza del progetto esecutivo dei connettori tra paratoie e cassoni d’alloggiamento. «Non c’è, e sta sott’acqua, e se si rompe bisogna andare a toglierlo lì», ha polemizzato Di Tella. Si pensi che mentre i lavori alle bocche procedono, lo studio del connettore è stato avviato dal Magistrato alle Acque solo una ventina di giorni fa, e richiederà almeno 490 giorni.

«Brutta figura? Non mi pareva tanto», ha ridacchiato ieri il presidente del Consorzio, Giovanni Mazzacurati, ricordando di essere stato sorpreso dalle Iene dopo un intervento chirurgico. «Ero un po’ stanco, avevo un maglioncino quando sono sempre in cravatta – ha raccontato -, e poi si sa come fanno loro, hanno un ritmo… manipolano un pochino, ma non sono arrabbiato».

Mazzacurati ha sostenuto che il connettore è stato sperimentato per 4 anni dal 1984, e che lo studio avviato ora è un “costruttivo” che si avvarrà di tutte le esperienze fatte nel frattempo, «come fa la Fiat – ha spiegato – sviluppando un modello di auto». Quanto alla crescita del livello marino, se gli esperti danno una forbice tra 18 e 58 centimetri, il MoSE, ha ricordato il presidente del Consorzio, è tarato per 60. «Siccome gli estremi sono i più improbabili – ha concluso Mazzacurati – mi pare che i dati confermino le nostre scelte».

Silvio Testa

Commento

Il Gazzettino riporta sia la nostra lettera aperta al Presidente del Consiglio sia la notizia della trasmissione LE IENE che è già stata commentata nel post precedente. Con riferimento a questo ultimo articolo, tralasciando la bella o la brutta figura fatta dal presidente del Consorzio, di cui ognuno può farsi la sua idea rivedendo il servizio nel nostro post, c’è un aspetto dell’articolo che vale la pena evidenziare, ed è il commento dello stesso  presidente sul connettore che sarebbe stato sperimentato per 4 anni. Voglio sperare che sia un refuso di Silvio Testa, perchè se così non fosse, l’ing. Mazzacurati dimostrerebbe di non sapere che cosa sta facendo il Consorzio che presiede: la femmina del connettore meccanico scollegabile dalla strutura di fondazione non esisteva nel Modulo Sperimentale Elettromeccanico (MoSE) e di questo componente non c’è traccia neppure nel  cosiddetto “progetto definitivo”. Lascio ai lettori ogni commento.

Ricevo oggi 9 marzo una comunicazione di Silvio Testa che riporto integralmente:

No, caro ing. Di Tella, nessun refuso. È stato proprio l’ing. Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, a garantirmi che il connettore è stato sperimentato per 4 anni nel Modulo Sperimentale Elettromeccanico il cui acronimo – MoSE – ha finito per connotare l’intero progetto. Perché se ne stupisce? Le cose forse non stanno come mi ha detto Mazzacurati? Io non sono ingegnere, e nei limiti di quanto ho potuto vedere e capire del progetto non sono in grado di rispondermi, ma ora che mi è venuto il dubbio, cercherò di andarne a fondo. Può cominciare lei a darmi qualche indicazione?

Grazie, Silvio Testa (Gazzettino)

Rispondo direttamente con una lettera al Gazzettino.

v.ditella

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Responses

  1. Il presidente del Consorzio paragona il suo ente alla Fiat? Non mi pare proprio che quest’ultima operi in regime di monopolio, differenza che non è per nulla trascurabile!
    Ah, ma forse si è distratto perché stava ancora pensando al maglioncino…

    P.S. Mi viene in mente un’altra cosa: vorrei proprio vedere dove sarebbe ora la Fiat se si ostinasse a costruire auto a carburatori (in voga in quel 1984 citato dal Presidente), perchè nel frattempo non si è accorta che la Tecnica ha sancito la superiorità dell’impianto ad iniezione.

  2. Il commento mi sembra molto pertinente. C’è un altro aspetto, particolarmente importante, che sempre il paragone con la FIAT può richiamare.
    Chi comprerebbe una macchina (che nel caso specifico deve durare 100 anni) sapendo che la casa costruttrice garantisce la sua gestione solo per tre anni e che quando si deve fare manutenzione (dopo 5 anni) la casa costruttrice ovvero il Consorzio non ne risponde ovvero non c’è più?

  3. C’è un altro commento da fare alla dichiarazione del Ministro Di Pietro:
    Un progetto si può mettere a gara se esiste. Il servizio ha dimostrato solo alcune lacune del MoSE dopo cinque anni dall’approvazione del cosiddetto “progetto definitivo”. E’ stato dimostrato che almeno un componente esenziale del sistema: il connettore meccanico sconnettibile non esiste ancora, ovvero che non ne è stata ancora accertata la fattibilità e l’affidabilità. Nel servizio è stato mostrato il connettore meccanico che non è sconnettibile.
    I possibili costruttori si sarebbero trovati di fronte ad un oggetto sconosciuto, che neppure che ci lavora da circa venti anni ha saputo ancora definire e qualificare (si devono spendere ancora 5 milioni di euro e aspettare 480 giorni dall’inizio della costruzione del prototipo sperimentale per saperlo).
    Lo stesso discorso può farsi anche per altri componenti come ad esempio le strutture a collasso determinato di cui nessuno parla. Come sono fatte? Con quali criteri sono stati dimensionate? Come si sostituiscono in caso di rottura? E potremmo continuare…..
    Come pensa il Ministro si possa andare in gara con un progetto che presenta simili carenze? Sarebbe interessante conoscere dai tecnici e dai consulenti del Magistrato alle Acque che hanno approvato il MoSE come pensano che si possa andare in gara col “progetto definitivo” così come è stato approvato, ammesso che lo si voglia fare veramente.
    v.ditella


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