Pubblicato da: vditella | marzo 7, 2007

Dalla NUOVA VENEZIA di mercoledì 7 marzo 2007

Pagina 15 – Cronaca

Di Pietro: «Avrei preferito la gara. Ma ormai la frittata era fatta…»

MoSE L’inchiesta delle «Iene»

Le Iene «Se fosse stato per me avrei fatto una gara, come abbiamo fatto per le altre grandi opere. Ma ormai la frittata è fatta, e non l’abbiamo fatta noi». Così il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro ha risposto allargando le braccia ad Alessandro Sortino, inviato delle «Iene» che lo incalzava chiedendogli conto del «monopolio» del Consorzio Venezia Nuova sul progetto MoSE. Uno speciale andato in onda lunedì sera che ha avuto un record di ascolti, quello messo insieme da Sortino, con le immagini a cura di Francesca Biagiotti. É la storia del contestato progetto in pillole. Ventitré minuti di inchiesta martellante, com’è nello stile della banda di Italia Uno. Con ampio spazio dato ai progettisti ma anche ai critici del progetto da 4 miliardi e mezzo di euro. Ecco allora l’ingegnere Alberto Scotti, progettista del MoSE, che spiega come le dighe mobili siano state studiate per adattarsi anche all’aumento del livello dei mari. Il sindaco Massimo Cacciari attacca: «Sarebbe stato più sensato mettere in atto interventi alternativi, ma non ci hanno ascoltato. Il MoSE ha ancora molti dubbi irrisolti». Le immagini si spostano sui grandi cantieri aperti alle bocche di porto. «Con interventi di rialzo dei fondali e modifica dei moli», spiega lo scienziato del Cnr Georg Umgiesser, «si potrebbero ridurre le acque alte fino a 20 centimetri. Ci sarebbe tutto il tempo per verificare cosa succederà nei prossimi decenni». Ecco i comitati «No Mose», che hanno raccolto 12 mila firme per fermare i lavori del MoSE. «Un ecomostro irreversibile», dice Tommaso Cacciari. L’ingegnere Di Tella, autore di un progetto alternativo al MoSE, denuncia che a progetto approvato e lavori iniziati «non ci sono ancora certezze su cerniere e connettori», il fulcro del sistema che sta tutto sott’acqua. Andreina Zitelli (Iuav) parla dell’Impatto ambientale, il giornalista della Nuova Alberto Vitucci della storia del MoSE e del monopolio del Consorzio Venezia Nuova. C’è anche il presidente della Regione Giancarlo Galan che si dice favorevole alla grande opera. E il presidente di Venezia Nuova, l’ingegnere Giovanni Mazzacurati, che annuncia: «La gestione delle dighe, una volta costruito il MoSE», rimarrà a noi per tre anni. «E dopo?», incalza Sortino, «se qualcosa non va?»

Commento

Per la visione del servizio delle IENE andare al post precedente.
L’affermazione del Ministro è sconcertante, se neppure un Ministro può intervenire a sanare una situazione di monopolio che consente di mandare avanti un progetto con palesi non conformità ai requisiti di progetto imposti dalla legge chi deve intervenire?
In questo blog c’è un’ampia documentazione che dimostra che l’affermazione dell’ing. Scotti non corrisponde a verità: il MoSE è progettato per una previsione di eustatismo di 22 cm e ora le previsioni, non certo le più pessimistiche parlano di almeno 60-70 cm. É l’irreversibilità del MoSE che rende il progetto dipendente in maniera determinante dal fenomeno dell’eustatismo e che in base alle attuali conoscenze si dimostra del tutto inadeguato.
Le criticità strutturali ricordate dal Sindaco sono ampiamente documentate in questo blog e si ricorda che sono state asseverate da eminenti cattedratici esperti nelle tecnologie di riferimento e non coinvolti nella progettazione o nei lavori del MoSE.
Il servizio si chiude emblematicamente con l’affermazione del presidente del Consorzio: «La gestione delle dighe, una volta costruito il MoSE rimarrà a noi per tre anni» e con la domanda di Sortino: «E dopo?»
Si fa notare un particolare particolarmente significativo di questa storia: la gestione del Consorzio dura tre anni e la manutenzione delle paratoie inizia dal quinto anno, non copre cioè neppure il primo ciclo di manutenzione.
Dopo tre anni, qualunque cosa succede, saranno i contribuenti italiani a pagare.

v.ditella
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