Pubblicato da: vditella | marzo 22, 2007

Dalla NUOVA VENEZIA di giovedì 22 marzo 2007

Pagina 15 – Cronaca

Gli ambientalisti: «É la prova che erano privi d’autorizzazione».
La Soprintendenza: «Competenza della Salvaguardia»

«Quei cassoni senza permessi»
Il Magistrato alle Acque manda adesso il piano in Regione
Le basi in cemento saranno costruite sulla spiaggia

ALBERTO VITUCCI

Tre anni dopo l’avvio dei lavori del MoSE, il Magistrato alle Acque chiede l’autorizzazione per i cantieri dei cassoni a Santa Maria del Mare. La presidente Maria Giovanna Piva ha inviato il progetto alla Regione per chiedere il via libera, ai sensi della legge 383 sulla difesa del suolo.
Un’autorizzazione «non richiesta», aveva annunciato la Piva. «La conferma che le contestazioni avanzate dal ministero dell’Ambiente erano fondate», commenta Stefano Boato, urbanista e rappresentante del ministero in commissione di Salvaguardia. Sui cantieri «spostati» dalla Sardegna alle aree protette di Santa Maria del Mare sono stati presentati alla Procura quattro esposti, due dell’Ecoistituto, uno della Lipu e uno del Wwf. Gli ambientalisti sostengono che si tratta di cantieri «illegittimi», aperti senza le autorizzazioni previste dalla legge. Come risulta dalle contestazioni del ministero, ma anche del Comune e della Soprintendenza, il progetto dei cantieri risulta infatti «difforme» da quello approvato tra grandi polemiche dalla commissione di Salvaguardia nella seduta del 20 gennaio 2004. «Ma era stato un auspicio della Salvaguardia e del presidente Galan», dice la Piva. Dunque, Magistrato e Consorzio hanno deciso di costruire i famosi cassoni (bestioni in calcestruzzo di 150 metri per trenta) non più in Sardegna ma in mezzo alla laguna per «incentivare l’occupazione». Per la Piva si tratta di «cantieri di natura provvisoria e temporanea». Secondo gli ambientalisti di uno scempio ambientale, dal momento che le zone prescelte sono aree Sic protette dalla normativa europea. Un fatto su cui ha aperto un’istruttoria anche la Commissione europea per le Petizioni.
Il punto è la «mancanza di autorizzazione paesaggistica». Secondo la Soprintendenza ai Beni architettonici la competenza è della commissione di Salvaguardia, come prescritto (anche per le spiagge del Lido e Pellestrina) dalla legge 206 del 1995. «Ma allora perché i progetti sono stati inviati alla Regione e non alla Salvaguardia che ne ha la competenza?» si chiede Boato. Sui cassoni in laguna c’era stato un parere negativo di Comune e Provincia, e un rapporto del ministero dell’Ambiente. «Ci sono gravi irregolarità, anche da Corte dei Conti», si era spinto a dire il ministro per l’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio durante una sua visita in laguna.
Ora la polemica si riaccende. Secondo gli ambientalisti – che hanno presentato a Roma un ricorso straordinario al Capo dello Stato firmato da Italia Nostra contro il Comitatone – la richiesta del Magistrato alle Acque è la prova che quei cantieri sono stati aperti senza autorizzazione.

Commento

Una prima osservazione riguarda il fatto che questa è la prova che si è agito in spregio di ogni regola degna di un paese civile.
In quale paese si può aprire un cantiere senza autorizzazione?

Ma la cosa più sconcertante è l’affermazione della Presidente del Magistrato alle Acque secondo la quale si tratterebbe di un’autorizzazione non richiesta.
A questo punto ci sono due alternative: se non è richiesta dovrebbe spiegare perché lo ha fatto e con quali risorse economiche; se invece, come è evidente ad ogni persona di buon senso, andava fatto e non lo ha fatto dovrebbe rendere conto di una mancanza così grave.
La seconda osservazione riguarda le dichiarazioni del Presidente della Regione secondo il quale la realizzazione dei cantieri in situ avrebbe incentivato l’occupazione locale. Ci sarebbe da chiedere quanti operai e maestranze del Veneto sono e saranno coinvolti in questi lavori. C’è da augurarsi che una valutazione dell’impatto ambientale e socioeconomico di queste opere venga resa pubblica in modo da far conoscere ai contribuenti italiani come stanno effettivamente le cose.
La terza considerazione si riferisce all’affermazione del prof. Boato e riguarda la competenza di chi deve autorizzare questi cantieri, che la dice lunga sul modo allegro di condurre le cose: l’importante non è fare le cose come previste dalla legge, ma avere le carte a posto. Basta che ci sia un’approvazione di qualcuno. Questo ci ricorda l’approvazione del cosiddetto “progetto definitivo” approvato nonostante numerose non conformità rilevate e discusse in questo blog.
C’è infine un’ultima considerazione che riguarda il progetto Paratoia a Gravità, descritto in questo blog e ritenuto non idoneo dai tecnici ed esperti del Magistrato alle Acque.
Questo progetto prevedeva la realizzazione completa di tutte le opere di chiusura delle bocche di porto in cantieri navali attrezzati, esistenti nella Regione Veneta e più in generale nel Nord Est, con evidenti benefici sull’impatto ambientale e paesaggistico e sull’occupazione qualificata esistente nell’area.

v.ditella

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