Pubblicato da: vditella | marzo 28, 2007

Da IL GAZZETTINO di mercoledì 28 marzo 2007

SALVAGUARDIA

Polemica tra il ministro Di Pietro e l’on. Zanella sulle cerniere del MoSE

(S.T.) Per Di Pietro va tutto bene. Il ministro delle Infrastrutture, infatti, ha risposto negando ogni problema a un’interrogazione della parlamentare verde Luana Zanella con la quale si segnalava che «dopo circa 5 anni dall’approvazione del cosiddetto “progetto definitivo” e mentre si procede con i lavori già finanziati del MoSE, cerniere e connettori subacquei sono ancora allo studio a dimostrazione che il progetto definitivo dell’opera, ovvero la parte tecnologica che riguarda il sistema di chiusura delle bocche di porto, non esiste».
La Zanella ha fatto riferimento alla seduta del 26 gennaio scorso del Comitato tecnico di magistratura, nella quale è stato approvato un pacchetto di studi e progetti sul MoSE tra i quali anche quello del prototipo delle delicatissime cerniere che legano le paratoie ai cassoni di alloggiamento. Per tale meccanismo, senza il quale l’intero progetto non sta in piedi, è stato concesso al Consorzio Venezia Nuova un termine di 480 giorni.
Nella sua risposta, Di Pietro ha sostenuto che il sistema di chiusura delle paratoie è stato oggetto sin dal 1987 di lunga sperimentazione mediante il Modulo sperimentale elettromeccanico (il cui acronimo MoSE ha poi caratterizzato l’intero progetto) su cui sono stati verificati due diversi tipi di cerniere, che si sarebbero dimostrati affidabili e sicuri. «Ciò posto – ha affermato Di Pietro – deve rappresentarsi che gli studi recentemente commissionati in ordine alle cerniere delle paratoie sono esclusivamente finalizzati ad apportare quegli adattamenti tecnici che saranno ritenuti opportuni al fine di introdurre ulteriori migliorie all’opera».
È in pratica la stessa risposta che il progettista del MoSE, Alberto Scotti, e il direttore del Consorzio, Giovanni Mazzacurati, avevano dato nel servizio delle Iene (5 marzo), e per le quali Vincenzo Di Tella, progettista delle paratoie a gravità, aveva fatto un salto sulla sedia. Per Di Tella, infatti, il connettore sconnettibile di cui si parla adesso non può per varie ragioni essere quello del progetto di massima sperimentato nel Modulo elettromeccanico.

Commento

Pubblico la lettera che avevo inviato al Gazzettino su questo argomento:

Pregiatissimo Direttore,

Nel mio commento all’articolo di Silvio Testa sul Gazzettino del 7 marzo che commentava il servizio delle IENE sul MoSE, riportato nel blog mose-gravita.splinder.com, avevo attribuito ad suo refuso l’affermazione dell’ingegnere Mazzacurati in cui dice che il connettore meccanico del MoSE è quello sperimentato sul modulo sperimentale.

Prendo atto, con piacere, della precisazione di Testa che riporto: “è stato proprio l’ing. Mazzacurati, presidente del Consorzio Venezia Nuova, a garantirmi che il connettore è stato sperimentato per 4 anni nel Modulo Sperimentale Elettromeccanico il cui acronimo – MoSE – ha finito per connotare l’intero progetto” e gli chiedo formalmente scusa.

A questo punto però non posso esimermi dal fare alcune considerazioni in quanto ritengo che l’affermazione dell’ingegnere sia sorprendente e per certi aspetti incredibile.

Il connettore sperimentato nel Mo.S.E. è quello del progetto di massima riportato anche nel cosiddetto “progetto definitivo”, nel quale la femmina del connettore era cementata alla base in cemento armato e nel prototipo era saldata direttamente alla struttura di base del modulo in acciaio. I connettori impiegati nel modulo sperimentale avevano dimensioni inferiori ad un terzo di quelli ora necessari (se i carichi di progetto di 520 t non sono ancora aumentati dopo le più recenti sperimentazioni fatte a Voltabarozzo sulla schiera di paratoie in scala 1 a 30, poiché, da valutazioni fatte, riteniamo che debbano essere superiori). Questi connettori non sono mai stati sperimentati in condizioni di carico e operativo reali (visto che all’interno della laguna non esistono né battenti di marea, né onde paragonabili a quelle di progetto). Ma soprattutto non avevano la possibilità di sconnessione subacquea del connettore-femmina dalla struttura di base e pertanto non si è mai potuto accertarne la fattibilità per l’impiego previsto nel quale questo scollegamento assume un aspetto fondamentale per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle opere ed è l’unica garanzia per la loro affidabilità nel tempo. Nel documento di approvazione del Comitato tecnico di Magistratura, a pag. 32, si dice che a differenza di quanto previsto nel progetto di massima, nel progetto definitivo l’operazione di sostituzione della femmina del connettore sarà eseguita all’asciutto entro idonea campana stagna calata sull’estradosso del cassone, ma di tutto ciò non c’è traccia nello stesso progetto definitivo. D’altra parte è di circa un anno fa la notizia, su alcuni quotidiani ed in particolare sul Gazzettino del 26 marzo 2006, che il presidente del Magistrato alle Acque dichiarava: “Inoltre è stato avviato il sistema principale per il funzionamento delle paratoie, cioè il gruppo cerniera-connettore” e solo recentemente nel gennaio 2007 si è saputo che il progetto era stato definito e che si passava alla fase di realizzazione di questo prototipo sperimentale necessario per qualificarne l’impiego e che i risultati erano attesi dopo 480 giorni. Faccio presente che la geometria dell’interfaccia base – connettore – paratoia indicata nel progetto definitivo non è compatibile con l’uso di una campana per la sostituzione del connettore femmina e se sono stati necessari più di dieci mesi per arrivare a questo progetto e occorre ancora più di un anno per sapere se il connettore sconnettibile dalla struttura di base è costruibile e adatto al suo impiego, non bisogna essere dei tecnici per comprendere che questo progetto non c’era e che quindi il connettore sconnettibile non può essere quello utilizzato sul modulo sperimentale. Si sa per esperienza, ed anche in questo caso non occorre essere degli specialisti perché basta solo il buon senso, che in un progetto innovativo che prevede l’utilizzo di un componente fondamentale per il sistema, completamente nuovo e mai utilizzato in precedenza, è questo l’ argomento che si affronta per primo, perché, solo dopo averlo risolto, si può impostare e costruire un’architettura dell’intero sistema valida e coerente con i criteri di progetto previsti. Sorprende che il presidente del Consorzio non conosca come stiano effettivamente le cose o, come ritengo più probabile, voglia minimizzare una carenza fondamentale di un progetto che di definitivo aveva molto poco se occorrono almeno 6 anni dalla sua approvazione per sapere se esso è veramente fattibile e affidabile.

Ing. Vincenzo Di Tella

É evidente che il Ministro ha avuto le informazioni dal Consorzio Venezia Nuova o dal Magistrato alle Acque, che ne ha avallato la spiegazione. Penso che la mia lettera chiarisca la questione e ognuno può farsi la sua idea su questo argomento.

Signor Ministro, si informi bene su quanto Le viene raccontato.

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