Pubblicato da: vditella | aprile 20, 2007

Il MoSE nei video del web

Si segnalano alcuni video presenti nella rete internet, il cui tema è il progetto MoSE e la salvaguardia di Venezia. Si ringrazia fin da ora per eventuali ulteriori segnalazioni.

  • I Misteri di Venezia: il giornalista televisivo Alessandro Sortino, inviato della trasmissione televisiva Le Iene, indaga sulle contraddizioni del progetto MoSE.
    – Video ufficiale del sito delle Iene: prima parte e seconda parte.
    – Registrazione dalla tv, in formato divx, del servizio (cliccare qui col tasto destro e scegliere "Salva con nome" per scaricarlo sul proprio pc, altrimenti la visione in streaming potrebbe risultare a scatti)
  • EuroNews – IT – Europeans: Venezia minacciata dai cambiamenti climatici. Visione su Google Video.

AGGIORNAMENTO DEL 19 APRILE 2007

  • Report di Rai Tre, Lavori sfiniti di Stefania Rimini: estratto dal servizio citato, si riporta l’inchiesta su costi e tempi del MoSE (per vedere solo questo servizio cliccare qui col tasto destro e scegliere "Salva con nome" per scaricarlo sul proprio pc). Se si desidera invece vedere l’intero programma, andare a questa pagina.

COMMENTO ALLE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO DI PIETRO

Le dichiarazioni del Ministro alla cronista, che chiede se il MoSE sia adeguato per proteggere Venezia, mi hanno notevolmente sorpreso e per certi aspetti sconcertato. Il Ministro afferma, cerco di riportare con esattezza il suo pensiero: E chi ci garantisce che funzioni? Non ce lo può garantire nessuno, se non da un punto di vista tecnico empirico, perché non esiste, nel mondo un’opera simile e non si può collaudare prima, si potrà collaudare solo quando arriverà una marea della Madonna (per la risposta completa si vada al video). Questa affermazione del Ministro, che non è un tecnico, dimostra che è male informato dai tecnici del suo Ministero che, evidentemente, hanno come riferimento le opere pubbliche di cui si sono sempre occupati. Noi sappiamo che opere mai fatte prima e realizzate, nel campo dell’ingegneria marina ed offshore, ce ne sono tantissime, alcune di queste (reversibili) progettate anche dal sottoscritto, sono state realizzate per essere riposizionate e anche rimosse dopo la loro vita operativa. Le opere progettate per onde e correnti estreme (altezze d’onda di 30 m nel mare del Nord) non hanno certo bisogno di attendere l’onda di 30 metri per sapere se l’opera resiste (si può pensare che una compagnia petrolifera faccia un investimento di migliaia di milioni di euro senza essere certa che le strutture che sta per realizzare funzionino?). Ci sono metodi di calcolo e sperimentali che, se utilizzati da professionisti competenti ed esperti in queste tecnologie, permettono di prevedere esattamente quello che sarà il comportamento in mare di queste opere. Se il Concessionario unico, dopo venti anni di studi e progettazioni, non è in grado di garantire l’adeguatezza del progetto, questo significa che ha fallito nella sua missione e che bisogna intervenire. Con tutti i soldi spesi e i modelli fatti a Voltabarozzo nei laboratori del Ministero delle Infrastrutture, persone competenti avrebbero dovuto simulare su modello quello che succederà al vero, e se questo non è stato fatto (e non è stato fatto) rappresenta una mancanza gravissima, ed è dovuta principalmente al fatto che il sistema di paratoie del MoSE, intrinsecamente instabile, per funzionare ha bisogno del sistema di controllo che non è stato simulato nel modello sperimentale di Voltabarozzo. Quindi è vero che il funzionamento lo vedremo, se lo vedremo, alla fine e quando ci sarà una vera marea, ma non è questo il modo giusto di operare. Facciamo osservare che, se invece si fosse fatta la Paratoia a Gravità, intrinsecamente stabile, si sarebbe potuto – con tempi e costi molto più ridotti – simulare tutto, anche la marea “della Madonna” che giustamente spaventa il Ministro, e verificare in anticipo quello che succederà al vero. Facciamo poi notare che aspettare la fine della realizzazione delle opere per sapere se esse funzionino, contrasta con i requisiti di progetto e con quanto prescritto dal Consiglio Superiore dei LL.PP che cito:
«Beninteso, detta elaborazione esecutiva dovrà tener conto che la realizzazione delle opere alle bocche deve avvenire con i richiesti caratteri di gradualità, flessibilità, reversibilità, e possibile sperimentalità, allo scopo di poter verificare tutti gli aspetti fondamentali connessi con l’efficacia del sistema e della sua gestione».
Chi ha approvato il progetto dovrebbe sentire il dovere di spiegare cosa c’è di graduale, sperimentale e reversibile nel MoSE.
Ancora una volta la mancanza di rispetto di requisiti di progetto, gli aspetti critici strutturali e le carenze progettuali del MoSE, asseverate da eminenti cattedratici esperti nelle tecnologie marine (di cui si parla in questo blog), dimostrano la loro attualità e sono sempre lì, pronti a presentare il conto. C’è ancora tempo per intervenire e fare opere che rispettano tutti i requisiti di progetto, con tempi e costi di realizzazione e gestione nettamente inferiori. Mi permetto di suggerire, al Ministro e a chi ha autorità per intervenire, di verificare quello che dico con professionisti terzi esperti di tecnologie marine e non con i soliti yesmen del progetto, e che magari pensano di far parte delle terne di collaudo del MoSE (mi perdonerete questa insinuazione, ma dopo la trasmissione Report mi è venuta spontanea).

Vincenzo Di Tella

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Responses

  1. Nel video di EuroNews c’è la dichiarazione dell’ing. Piva sulle capacità del MoSE di far fronte all’eustatismo di 60 cm previsto in seguito ai nuovi scenari sui cambi climatici del nostro pianeta entro la fine del secolo ed è in linea con quanto dichiarato dall’ing. Scotti sullo stesso tema (vedi il post precedente). Ancora una volta dobbiamo costatare come il sistema auto referenziale che si è, di fatto, costituito tra il controllore e il controllato fa quadrato cercando di difendere ciò che non è difendibile: un progetto che è basato su dati di progetto ricavati con una previsione di eustatismo di 22 cm per la vita delle opere di cento anni , non può essere ritenuto adeguato quando le previsioni più recenti parlano di 60 cm non dopo cento anni di vita delle opere ma già alla fine del 2100. Ricordiamo che la stima della IPCC non è la più conservativa perché quella della Commissione europea per l’ambiente parla di 70 cm raggiungibile ben prima della fine del secolo.
    Questo significa che, prima di iniziare a costruire le opere, sappiamo già che i margini di sicurezza precedentemente assunti sono insufficienti a permettere il funzionamento in sicurezza delle opere ben prima della vita prevista nonostante gli anni di studi e sperimentazione e le ingenti risorse dello Stato impiegate in questo progetto. Tutto ciò è dovuto al fatto che il progetto MoSE non rispetta il requisito di reversibilità indicato dai sette saggi e imposto dalla legge speciale, ma disatteso dal Concessionario Unico che ne da un’interpretazione non conforme al significato riportato nei dizionari della lingua italiana, e avallato dal Comitato tecnico di Magistratura (come ampiamente discusso e documentato in questo blog).
    v.ditella

  2. Caro Di Tella, perchè non pubblichi i nomi dei collaudatori del sistema MoSe? Ci saranno nomi di dipendenti Regionali, comunali e altro. A confermare la trasversalità del malaffare. Ci saranno commissari ed ex commissari…. evviva l’italia e viva la bulgaria!


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