Pubblicato da: vditella | aprile 27, 2007

Dalla NUOVA VENEZIA di venerdì 27 aprile 2007

Pagina 19 – Cronaca

LO SCIENZIATO

Ammermann: «Il mare cresce, quelle dighe saranno inutili»

«Mille anni fa, Venezia era due metri sotto il livello attuale. Lo testimoniano i ritrovamenti archeologici medievali. E adesso potremmo essere in presenza di uno dei cambiamenti epocali del clima, con un aumento drastico del livello del mare. Dobbiamo attrezzarci, dal punto di vista storico e non soltanto scientifico». Albert Ammermann, archeologo e ricercatore della Colgate University di New York, lancia l’allarme. In un recente studio scritto per l’Università di Cambridge, ribadisce la sua tesi sulla «inadeguatezza» del MoSE per salvare Venezia. «I progettisti ostentano sicurezza», dice, «ma il MoSE è stato pensato dieci anni fa, basandosi sulle previsioni di aumento del livello del mare che andavano da 17 a 22 centimetri». Presupposti sbagliati, secondo Ammermann, ormai superati dagli ultimi studi dell’Ipcc. Che dà ormai per certo un aumento sull’ordine dei 50-60 centimetri per i prossimi decenni. «All’effetto serra va aggiunto l’effetto dello scioglimento dei ghiacciai, già avviato ai Poli. i cui effetti, come scrive in uno studio del 24 marzo 2006 la rivista Science, potrebbero essere notevoli e soprattutto rapidi». Un buon motivo per andare avanti con il MoSE. «No, il contrario», dice Ammermann, «perché nessuno ha spiegato come si fa ad adattare questo progetto a una situazione radicalmente mutata rispetto a quella per cui è stato progettato. Mezzo secolo dopo la sua costruzione il MoSE potrebbe essere già obsoleto e da buttare. Dunque è meglio riflettere adesso su queste questioni, prima di imboccare il punto di non ritorno». (a.v.)

«Cantieri ad alto impatto, è l’ora di fare chiarezza»

MoSE, il sindaco Massimo Cacciari commenta le foto pubblicate dalla Nuova

ALBERTO VITUCCI

«I lavori hanno un grande impatto sull’ambiente, questo mi pare evidente. Per parte nostra ci stiamo muovendo molto pesantemente per fare chiarezza sulla situazione». Viste le nuove foto dei cantieri del MoSE pubblicate dalla Nuova, il sindaco Massimo Cacciari si dice «impressionato» dalla mole dei cantieri aperti in laguna. E prepara iniziative per far sentire la voce critica del Comune.
Riesplode la polemica sui lavori della grande opera. Che procedono spediti, nonostante dubbi e contestazioni. La prima è quella sulla «legittimità» degli enormi cantieri aperti a Santa Maria del Mare, tra la spiaggia e quel che resta del molo sud. Una piattaforma in cemento di quasi 200 mila metri quadrati che dovrebbe servire a costruire i cassoni in calcestruzzo da mettere sui fondali delle tre bocche di porto per sostenere le paratoie. Un cantiere per cui da mesi Comune, Soprintendenza e ministero dell’Ambiente si scambiamo lettere durissime. Manca l’autorizzazione paesaggistica, obbligatoria per legge, dal momento che il progetto attuale non era inserito in quello approvato nel 2003 dalla commissione di Salvaguardia. Niente permessi e niente verifica di impatto ambientale nazionale per una struttura gigantesca, sorta in pochi mesi in un’area delicata e tutelata dalle normative europee, che dovrà ospitare la betoniera più grande d’Europa. Una situazione segnalata più volte anche alla Procura con numerosi esposti. Ma nessuno interviene, e i lavori proseguono.
Adesso il Comune annuncia un’accelerazione dei controlli. «Non è affatto vero che ci sentiamo garantiti dai controlli e dai monitoraggi in corso sui lavori», dice il Capo di Gabinetto del sindaco Maurizio Calligaro, «le ultime foto pubblicate certificano dell’impatto della nuova struttura. É un problema più volte sollevato, e ora è il momento di valutare aspetti che non sono stati mai valutati». Una strada, suggerisce Calligaro, potrebbe essere quella di convocare una Conferenza dei servizi per decidere come proseguire con i lavori. L’ipotesi emersa più volte anche in commissione di Salvaguardia è quella di «spostare» il sito di prefabbricazione dei cassoni a Marghera – inizialmente erano previsti a Cagliari – per «liberare» l’area pregiata dell’arenile di Pellestrina. Ma a questo punto appare tutto più difficile. I lavori sono in fase avanzata, e non sarà facile smantellare la ciclopica struttura. Il Consorzio Venezia Nuova e il Magistrato alle Acque, del resto, si dicono certi di agire con ogni autorizzazione. «Quel cantiere è provvisorio, sarà smantellato a fine lavori», assicura la presidente del Magistrato Maria Giovanna Piva.
Ma la tensione sale. Anche perché il Consorzio ha chiesto di fabbricare un paio di villaggi per 400 operai nelle vicinanze dei cantieri di Malamocco e Lido. Insediamenti che potrebbero sconvolgere, oltre al paesaggio, anche l’equilibrio socio economico dell’intera area. Sui finanziamenti della Legge Speciale è convocato intanto un Comitatone per il 3 maggio a Roma. «Si parlerà solo di soldi», dice Calligaro. Ma sembra difficile, a questo punto, ignorare la questione delle polemiche sui cantieri del MoSE.

Commenti

I due articoli di oggi ci danno lo spunto per fare due commenti.

  • Le dichiarazioni di Ammermann, correttamente informato sui dati di progetto, confermano quanto da noi affermato in questo blog in più occasioni e pubblicato su diversi quotidiani. il professore dice cose ineccepibili per un progettista di opere marine e comprensibili ad ogni persona di buon senso. Solo il sistema autoreferenziale formatosi attorno al Consorzio Venezia Nuova può far finta che il problema non esiste dichiarando a sproposito che il progetto è stato progettato per un eustatismo di 60 cm, omettendo il fatto che questo valore tiene conto di quei criteri precauzionali che ogni opera di questo tipo deve avere rispetto alle previsioni che in questo caso sono di 22 cm. La cosa ancora più preoccupante riguarda la semplice osservazione che questa lacuna del progetto è la diretta conseguenza del fatto che il MoSE non rispetta il requisito di reversibilità imposto dalla legge speciale, una non conformità che è stata accettata dagli organi tecnici di controllo senza che sia stata data alcuna spiegazione plausibile: quella fornita dal progettista e avallata dal Magistrato alle Acque non ha alcun fondamento tecnico scientifico. Se quella del progettista è una spiegazione di comodo che ne dimostra una evidente incapacità tecnica nella progettazione di opere reversibili, mal si comprende quella di chi deve farsi garante, per lo Stato, che  le opere siano realizzate nel pieno rispetto dei requisiti di progetto. Se accettare questa non conformità poteva, in qualche modo, essere tollerato in mancanza di alternative reversibili, non è oggi accettabile in presenza di alternative (tra queste la Paratoia a Gravità) che fanno della reversibilità uno dei punti di forza e di fronte a questi scenari di cambi climatici che sono ormai evidenziati da tutti gli studiosi internazionali che si occupano di questi temi che richiedono una completa ridiscussione del progetto delle opere di chiusura totale delle bocche.
  • Chi ha visto le foto pubblicate ieri dalla Nuova, non può non rendersi conto che le opere complementari fatte fino ad oggi, hanno cambiato drasticamente e per sempre il paesaggio della laguna veneta con un impatto ambientale che già adesso definire devastante mi sembra un eufemismo. Ricordo ai lettori che uno dei motivi addotti dai fautori senza se e senza ma del MoSE (tra questi spicca il Presidente della Regione Galan riscontrabile anche nei filmati di questo blog) era che questo progetto aveva il vantaggio ineguagliabile che le opere non si sarebbero viste. Ogni commento sull’argomento è superfluo. Facciamo presente che la vera cementificazione ancora non è iniziata e il bello (si fa per dire) deve ancora venire.

v.ditella

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