Pubblicato da: vditella | dicembre 6, 2007

Da Il Gazzettino di giovedì 6 dicembre 2007

Salta fuori un documento inedito, il Tar rinvia il MoSE

È l’approvazione del progetto dei cantieri di Santa Maria del Mare

Il Comune: «Mai visto, vogliamo verificare»

Nulla di fatto al Tar per il discusso quanto enorme cantiere per la prefabbricazione dei cassoni in cemento sulla spiaggia di Santa Maria del Mare. Il Comune e le associazioni ambientaliste hanno infatti chiesto un rinvio per poter visionare documenti non conosciuti e depositare motivi aggiuntivi. In altre parole, era stato impugnato il parere della Commissione di salvaguardia del 31 luglio in cui si ribadiva la regolarità del cantiere e ieri è saltato fuori il documento con il quale il Comitato tecnico di magistratura licenziava il progetto. Un atto non conosciuto dal Comune, i cui legali, gli avvocati Federico Sorrentino, Nicolò Paoletti e Giulio Gidoni, hanno voluto prendersi il tempo di visionare per poi eventualmente replicare.

Ma come, si dirà, Ca’ Farsetti non era a conoscenza del documento che dava il via libera al cantiere?

«Esatto – spiega il capo di gabinetto del sindaco, Maurizio Calligaro – le decisioni del Comitato tecnico di magistratura non prevedono pareri del Comune e, tra l’altro, c’è molta difficoltà a farci vedere i progetti neppure quando lo chiediamo esplicitamente. Un precedente, comunque, c’è stato anche durante un’audizione alla Camera, sempre in materia di MoSE, quando il ministro Di Pietro tirò fuori il parere del Consiglio superiore dei Lavori pubblici di cui il Comune non era a conoscenza».

L’avvocato Alfredo Bianchini, che con altri tre colleghi cura gli interessi del Magistrato alle Acque e del Consorzio Venezia Nuova in sede amministrativa, non si è opposto alla richiesta del Comune: «Eravamo pronti alla discussione – ha commentato poco prima di rientrare in aula, ma non c’è alcun problema. Ne riparleremo più avanti quando si discuteranno insieme sospensiva e merito».

L’udienza è stata aggiornata al 19 aprile, quando solamente la discussione nel merito avrà un senso. Il cantiere, un piazzale in cemento di 15 ettari su cui troveranno posto gru, autocarri, gigantesche betoniere, è già stato realizzato e difficilmente sarebbe comprensibile una sospensione dell’attività in questo senso. Come è noto, la Commissione di salvaguardia si pronunciò sul cantiere a lavori già avanzati, tanto che il Comune ha sostenuto che quel parere in realtà fosse una sanatoria illegittima e mascherata.

Giuridicamente la vicenda ruota sul fatto se il cantiere, sicuramente enorme, sia di per sé un’opera oppure no. Secondo i legali del Comune è un’opera e in quanto tale non ha l’autorizzazione paesaggistica, come prevedono la legge Galasso e il Codice dei Beni culturali. Secondo il Magistrato alle Acque e il Consorzio l’autorizzazione non era necessaria, trattandosi di opere “provvisorie e sul mare”.

Quanto però queste siano provvisorie e quanto possibile sia il ripristino reale dell’ambiente, al momento non è dato sapere.

Michele Fullin

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