Pubblicato da: vditella | gennaio 27, 2008

Da Il Gazzettino di domenica 27 gennaio 2008

SALVAGUARDIA

Esposto contro il costo dei cantieri. I NoMose si appellano alla Corte dei Conti

Assemblea permanente NoMose e associazione AmbienteVenezia si appellano alla Corte dei conti.
Sotto accusa, attraverso un esposto, sono stavolta i cantieri per la prefabbricazione dei cassoni del MoSE nell’area sud della bocca di porto di Malamocco. Cantieri, il cui costo ammonta a 97,1 milioni di euro, che potevano essere realizzati in altre zone e con una spesa notevolmente inferiore. Una volta ultimati i lavori (tra circa sette anni) l’opera sarebbe destinata ad essere rimossa in modo da ripristinare le aree occupate nella loro originaria configurazione: cioè spiaggia, battigia e mare. «È un cantiere che risulta necessario, vista la soluzione progettuale adottata, ma che non ha considerato altre alternative possibili meno costose – spiegano i NoMose –, e che consiste nella costituzione di una sorta di "rialzo" provvisorio nell’area a sud della bocca di Malamocco e di un impianto mediante il quale i cassoni potranno essere varati, nella sequenza e nei tempi richiesti dall’installazione». «Questo cantiere – hanno aggiunto Luciano Mazzolin e Stefano Fiorin, portavoce e segretario organizzativo di AmbienteVenezia -, pur ammesso che la tecnologia proposta sia efficace ai fini della realizzazione di grossi manufatti in cemento armato, poteva essere individuato e collocato in un altro luogo dell’alto Adriatico, o nelle altre coste italiane di minor pregio storico, culturale ed ambientale rispetto a quello scelto, magari con un indotto di personale qualificato già esistente in loco. Inoltre sarebbe potuto rimanere un "asset" della cantieristica civile e navale italiana nel Mediterraneo e avrebbe rappresentato un vero indotto per tutta la nazione capace non solo di operare in regime di concessione con risorse esclusivamente statali, come è oggi con il Consorzio Venezia Nuova, ma di proporsi anche sul mercato internazionale». Nell’esposto si chiede infine se i costi relativi al recupero di alcuni materiali potranno essere scomputati dal costo dell’opera, non essendo specificata l’esistenza di contratti di soggetti che si impegnano a comprarli dopo l’utilizzo.

Daniela Pierobon

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