Pubblicato da: vditella | febbraio 28, 2009

Dalla Nuova Venezia di venerdì 27 febbraio 2009

Monopolio, costi e niente Via: i giudici strigliano il MoSE

Le critiche: “Scarsa trasparenza”, “mancato confronto di alternative” necessità di “aprire alla concorrenza” e rischio ulteriori aumenti

Lavori alle bocche di portoUn regime di monopolio che dura da oltre vent’anni, in contrasto con le norme comunitarie. Costi lievitati e ritardi accumulati. Incarichi e collaudi affidati con “scarsa trasparenza”, controlli non sufficienti esercitati dalla Pubblica amministrazione. Un duro atto di accusa quello pubblicato ieri dalla sezione centrale di controllo della Corte dei Conti. Che se non fermerà il Mose mette nero su bianco dubbi e critiche fino ad oggi sempre respinti dal Magistrato alle Acque e dal suo concessionario Consorzio Venezia Nuova. E potrebbe influire sul proseguimento dei lavori e sulla gestione dell’opera. Perché risulta ormai indifferibile, scrivono i giudici, “aprire il mercato alla concorrenza”.

La sentenza. Un’ordinanza di cinquanta pagine, corredata da centinaia di note a margine, firmato dal magistrato istruttore Antonio Mezzera e dal presidente nazionale Tullio Lazzaro. Ci sono voluti quattro mesi per dare il via libera a un provvedimento istruttorio concluso con l’udienza del 23 ottobre scorso. Qualche modifica al testo è stata effettuata in Camera di Consiglio, e – caso inusuale – l’indagine “avocata” a sè dal presidente in persona. “È un caso molto delicato”, aveva detto Lazzaro. Adesso il provvedimento è pubblico. Gli atti sono stati inviati a Magistrato alle Acque, Regione e Comuni interessati. Che hanno trenta giorni di tempo per motivare alla Corte l’eventuale “non ottemperenza” ai rilievi contestati. Entro sei mesi gli enti dovranno poi comunicare alla Corte e al Parlamento le misure adottate. E la sentenza sarà inviata alla Procura regionale per eventuali provvedimenti sul possibile danno erariale.

Monopolio. “L’affidamento a trattativa privata senza gara pubblica e l’assenza di un confronto tecnico ed economico tra diverse soluzioni progettuali”, si legge nell’ordinanza, “ha reso impossibile mettere a confronto soluzioni alternative, con la maggior parte degli studi e delle ricerche affidati al concessionario. L’obbligo derivante dalle direttive comunitarie del rispetto dei principi di parità di trattamento e trasparenza che si realizza con gare pubbliche non risulta ancora osservato”.

I costi. In 25 anni i costi dell’opera sono passati da da 1540 a 4271 milioni di euro. “Si sono incrementati”, recita il provvedimento, “per per una serie di cause come le continue rimodulazioni, l’introduzione di nuove opere, indeterminatezza progettuale. Un rischio di spesa ancora presente, aggravato dal sistema dei mutui”. Anche i costi di manutenzione e gestione, scrivono i magistrati, “potrebbero risultare superiori alle stime”.

La concessione. La Corte dei Conti aveva ritenuto nel 1983 “illegittima” la convenzione firmata dallo Stato con il Consorzio Venezia Nuova perché in contrasto con le norme europee. Ma un anno dopo era arrivata la legge 798, e l’incarico era stato affidato. “Gli oneri di concessione”, recita l’ordinanza, “appaiono ingenti (il 12% contro il 10 fissato come tetto massimo dalla legge del 1989). Risorse che si sarebbero potute utilizzare per il rafforzamento dell’apparato amministrativo del concedente”. Negli anni il concessionario è venuto meno alle sue funzioni di controllo.

I collaudi. Altro punto nero dell’attività di salvaguardia di questi anni, secondo i giudici contabili, riguarda i collaudi, milioni di euro dispensati a consulenti esterni. “Per questi e per le direzioni dei lavori si chiede maggiore trasparenza, e si impone una rigorosa attività di controllo al fine di di riequilibrare un rapporto sbilanciato a favore del concessionario”.

Impatto ambientale. “Un’opera di tale rilevanza e impatto”, recita l’ordinanza, “ubicata in un contesto di enorme delicatezza e di eccezionale complessità risulta priva di una Valutazione di impatto ambientale positiva”. Un punto in favore degli ambientalisti e dei ricorsi presentati negli anni da Comune e ministero per l’Ambiente.

Progetto a stralci. Critica finale: manca un progetto esecutivo generale. Causa di “polemiche e aumenti dei costi”.

Alberto Vitucci

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