Pubblicato da: vditella | agosto 2, 2009

Dalla Nuova Venezia di domenica 2 agosto 2009

Lettera del Prof. S. Boato *

Il MoSE

Un sistema instabile, il progetto è da cambiare

Dando seguito alle raccomandazioni fatte qualche anno fa da alcuni cattedratici del settore marino offshore, il Comune ha commissionato uno studio volto ad analizzare il comportamento dinamico del progetto Mose (che contrasta la marea entrante con la spinta della paratoia inclinata verso la laguna). Lo studio è stato affidato alla Società francese Principia, uno dei leader mondiali nella modellazione e calcolo dinamico dei sistemi marini complessi in moto ondoso, studiosi recentemente contattati dallo stesso Consorzio Venezia Nuova per una consulenza. Sono state esaminate due frequenze del picco d’onda, dove si concentra la massima energia del mare irregolare. Con lo spettro di 8 sec la paratoia MoSE manifesta un comportamento caratterizzato da instabilità dinamica. La instabilità dinamica comporta una incontrollata amplificazione dell’oscillazione della paratoia che mette in discussione la efficacia stessa della barriera al contenimento della marea.

Nel caso di sistemi dinamicamente instabili al moto ondoso non è possibile identificare un dimensionamento attendibile delle strutture, delle cerniere e dei connettori. In tali condizioni non è neanche possibile utilizzare la sperimentazione in vasca su modelli in scala ridotta, come dicono gli esperti. I risultati dello studio sulla paratoia dimostrano che risulta instabile con mare irregolare e quindi confermano l’errore del Comitato Tecnico di Magistratura che ha approvato il progetto definitivo (8 novembre 2002). E contraddicono anche le conclusioni del Gruppo di lavoro che ha valutato negativamente le alternative al progetto Mose il 28 novembre 2006. Il progetto Mose prevede che la «parte femmina» delle cerniere resti al fondo, imbullonata al cassone di fondazione, per la vita dell’opera (100 anni). Allo stato dell’arte non si ha esperienza di una vita operativa così lunga per un organo meccanico sollecitato come questo e installato sott’acqua. E oggi c’è la certezza che la paratoia Mose è instabile.

Il giorno dell’approvazione del progetto Mose in Commissione di Salvaguardia (20.1.2004) in rappresentanza del Ministero dell’Ambiente ho inutilmente illustrato i problemi di inaffidabilità del progetto depositando agli atti dodici documenti che documentavano la «inaffidabilità della gestione delle paratoie» e la inaffidabilità del funzionamento del sistema di paratoie e la possibilità del fenomeno di entrata in risonanza delle paratoie. Ricordo inoltre che, nelle riunioni svoltesi a palazzo Chigi nel novembre 2006 per la verifica del progetto Mose e dei progetti alternativi, il Comune di Venezia presentò un dossier in undici punti sugli «Aspetti critici strutturali del Mose»; in particolare il primo punto era relativo alla «Instabilità intrinseca del Mose» e il secondo alla «Criticità dei connettori».

In quella occasione fui incaricato di presentare il documento ufficiale del ministero dell’Ambiente che in particolare recita quanto segue: «Valutazione dei progetti alternativi:…A.r.c.a. (cassoni autoaffondanti). Il progetto risulta particolarmente interessante perché permette di evitare quasi completamente gli impatti ambientali e paesaggistici…i criteri base sono la sperimentalità, la gradualità e la reversibilità. Analoghe valutazioni positive sono state date dalle Soprintendenze e dalla Direzione Regionale per i Beni culturali e paesaggistici sulla Paratoia a gravità, che funziona con la forza di gravità del peso proprio a differenza del Mose, e richiede pertanto struttura delle paratoie, basi di alloggiamento e impianti molto meno impegnativi. Di queste problematiche si è impedita la verifica.

Questi aspetti dovrebbero essere posti al centro di una revisione del Progetto che però non può essere fatta dalle stesse persone e strutture che hanno fino ad oggi già approvato più volte il Progetto Mose. Occorre individuare un gruppo di esperti estremamente competenti in tecnologie off shore in posizione terza per poter valutare in termini scientifici e tecnici posizioni molto diversificate e su taluni aspetti contrapposte. Il ministero dell’Ambiente è della convinzione che prima di procedere alla fase esecutiva il Progetto di Salvaguardia di Venezia e della sua Laguna debba essere adeguatamente modificato. Appare infatti auspicabile l’elaborazione di una radicale variante al progetto definitivo che recepisca compiutamente le indicazioni della deliberazione assunta dal Consiglio dei Ministri del 15.3.2001.

E come prescriveva il ministero dell’Ambiente «è indispensabile riesaminare il progetto Mose dal punto di vista strutturale, funzionale e gestionale».

In quella occasione il governo Prodi non ascoltò i rilievi critici e le alternative. Ora si dispone di un nuovo autorevole studio che conferma e ulteriormente approfondisce e dimostra la gravità delle criticità del progetto Mose. Il nuovo governo, con visione lungimirante e strategica, saprà assumere decisioni adeguate e intervenire per raddrizzare la barra di questa navigazione a vista prima di finire sulle secche o peggio sulle scogliere?

* docente di Pianificazione e Progettazione del Territorio Iuav

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Responses

  1. Questa lettera del prof. Boato fa il punto, in estrema sintesi, di come è stata trattata l’analisi delle alternative presentate dal Comune di Venezia.
    Si spera che, date le eclatanti evidenze emerse dal rapporto Principia, chi deve intervenire intervenga, non si può continuare a proseguire con un progetto dinamicamente instabile!
    Per fare un paragone è come se si pensasse di costruire una barca che con due metri d’onda significativa si ribalta.
    Non ci si sono alternative: o si cambia il progetto della barca o non si costruisce la barca.
    Ma ci sono problemi di fondo ancora più gravi: chi è quel progettista che fa costruire una barca instabile al moto ondoso? Quali competenze hanno quei tecnici che hanno approvato il progetto definitivo e successivamente hanno valutato i progetti alternativi per la Commissione del Magistrato alle acque? Ricordiamo che gli stessi Tecnici che avevano approvato il progetto definitivi, per 2/3 costituivano anche la Commissione del Magistrato alle acque che ha esaminato i progetti alternativi e successivamente, come Comitato Tecnico di Magistratura ha approvato il proprio documento.

  2. Segnalo il testo integrale della lettera del professor Boato, pubblicato in questa pagina:

    http://www.eddyburg.it/article/articleview/13598/0/178/


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