Pubblicato da: vditella | ottobre 22, 2009

Dalla Nuova Venezia di mercoledì 21 ottobre 2009

Mose, ultimato il primo cassone

Bestione alto come un palazzo di 9 piani, dal Cipe in arrivo 700 milioni

ALBERTO VITUCCI

Il primo cassone del Mose è stato ultimato. Un bestione di calcestruzzo, largo 60 metri e alto 24, che dovrà sostenere le paratoie. «È grande come un palazzo di nove piani», dice il presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta. Di cassoni come questo ne saranno fatti un centinaio, a Santa Maria del Mare e a Treporti. E il Mose fa un altro passo avanti.
Anche se mancano molti tasselli – come la sperimentazione sulle cerniere e il progetto esecutivo delle paratoie – la grande opera va avanti. E il Cipe si appresta ad assegnare al Consorzio Venezia Nuova altri 700 milioni di euro.
Finanziamenti. Sono stati sbloccati i 400 milioni di euro già stanziati dalla Finanziaria 2008. Arriveranno tra poco anche gli 800 assegnati dal Comitatone del dicembre 2008, mentre tra qualche giorno il Cipe, Comitato interministeriale per la programmazione economica ne dovrebbe assegnare altri 700. Al totale previsto (4 miliardi 678 milioni di euro) ne mancano dunque circa 600.
Tempi. Entro maggio, assicura Cuccioletta, la sperimentazione sulle cerniere del Mose, il cuore tecnologico del sistema, sarà conclusa. Dunque comincerà la produzione in serie per le 158 cerniere (due per ogni paratoia) che dovranno reggere i portelloni. A fine anno dovrebbe partire la gara internazionale per affidare la costruzione delle paratoie.
Il Mit. Per rispondere ai dubbi avanzati dal Comune, che ha commissionato l’anno scorso uno studio tecnico alla società Principia, il Magistrato alle Acque ha deciso di consultare gli ingegneri del Mit, Massachusetts Institute of Tecnology. Da loro era arrivato il via libera al progetto del Consorzio, ora messo sotto accusa. «In caso di mare mosso le paratoie non funzionano», avevano scritto gli esperti. «Dimostreremo che quelle osservazioni non sono fondate», risponde il Magistrato. Intanto per spiegare le meraviglie del Mose, il 29 ottobre televisioni e giornalisti da tutto il mondo sono stati invitati alla Tethis per una trasmissione con Discovery Channel.
Arsenale. Al Demanio, proprietario dell’area, il Magistrato alle Acque ha presentato un «lay out» per l’utilizzo dei capannoni dell’area nord. Polemiche sono state sollevate dal presidente della società Arsenale spa Roberto D’Agostino. «Ma noi abbiamo un progetto», dice Cuccioletta, «non so se chi contesta può dire altrettanto».
Barene. Denunce e appelli a sospendere lo scarico di fanghi in laguna per le nuove «barene». «In quell’area non sono mai esistite», denunciano ambientalisti e comitati. «Nel 1300 c’erano», risponde Cuccioletta, «noi facciamo le nuove barene per migliorare la circolazione dell’acqua e difendere le rive dal moto ondoso».

Commento

Apprendiamo con piacere che è stato incaricato l’MIT per l’esame del rapporto Principia e attendiamo con grande interesse di conoscere lo scopo dello studio e i risultati di questo esame.

Da quanto riportato nell’articolo, sorprendono due cose:

  • prima che si pronunci l’MIT sarebbe stato opportuno conoscere come sono state progettate le paratoie e le cerniere, ovvero con quale procedura di calcolo dinamico (lineare o non lineare ad es.) e con quale software. Questa sarebbe stata una rispostra già di per se stessa esaustiva;
  • la sicurezza del Magistrato sui risultati dell’esame del rapporto da parte dell’MIT prima di conoscerli.

Sulla base di quanto comunicato, ci attendiamo:

  1. conoscere lo scopo del lavoro commissionato all’MIT;
  2. che i risultati dello studio siano resi pubblici come ha fatto il Comune di Venezia;
  3. che lo studio contenga informazioni altrettanto dettagliate come quelle riportate nel rapporto di Principia.

V. Di Tella

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Responses

  1. Il Consorzio ha bisogno di chiamare in aiuto il MIT per spiegare con quali criteri è stato redatto il progetto delle paratoie: come dire che il progettista non sa spiegare come ha fatto i conti.


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