Pubblicato da: vditella | maggio 12, 2010

Dalla Nuova Venezia di martedì 11 maggio 2010

“Vogliamo garanzie sul MoSE”

Tre ingegneri contestano il Magistrato alle Acque

Per la lettura dell’articolo cliccare sull’immagine qui sotto.

Dalla Nuova Venezia di martedì 11 maggio 2010

La lettera in versione integrale

Pubblichiamo la lettera nella sua versione integrale, da dove si può facilmente notare che il virgolettato del titolo e quello riportato all’inizio non corrispondono al tono e al contenuto della lettera: noi come cittadini non abbiamo nessun titolo a chiedere alcunché, auspichiamo solo che ci possa essere un confronto pubblico tecnico in cui si possano discutere i risultati dello studio di PRINCIPIA.

Pregiatissimo Direttore,

Leggiamo sulla Nuova di Mercoledì 5 Maggio u.s. l’articolo di A. Vitucci: “I rischi del Mose? Solo teorie” e come tecnici informati dei fatti ed esperti nel settore non possiamo esimerci dal commentare quanto riportato nell’articolo. Stupisce il fatto che in presenza di argomentazioni tecniche ineccepibili quali quelle contenute nel rapporto Principia, messo con estrema trasparenza a disposizione di tutti da parte del Comune di Venezia, il Magistrato e i suoi tecnici, in quanto esperti del progetto, abbiano preferito delegare ad un gruppo di esperti la valutazione del rapporto Principia e spiace che le relazioni di valutazione e commento e le argomentazioni dettagliate di queste analisi non siano state rese pubbliche, ma riassunte in dieci pagine a firma dei membri del Comitato Tecnico del Magistrato alle Acque che hanno avuto una circolazione, almeno sino ad ora, strettamente limitata. Ciò premesso da un esame di quanto è stato pubblicato passiamo a commentare alcune affermazioni riportate nell’articolo.

A) La frase “le possibili oscillazioni sub-armoniche del sistema di barriera erano già note” implica che la instabilità del sistema di barriera del Mose era conosciuta essendo la presenza delle sub-armoniche l’indice della instabilità del sistema per alcune condizioni operative in campo ondoso, ed è la conferma che i modelli di calcolo di Principia sono in grado di evidenziare questo comportamento e prova quindi la validità dei risultati presentati. Gli esperti non dicono se questa instabilità sia stata eliminata e in che modo. Se, come si deduce da quanto riportato nel seguito dell’articolo nella frase: ”utilizzando i modelli fisici e non matematici”, questa certezza deriva esclusivamente dai risultati dei modelli fisici, l’affermazione a nostro avviso non è corretta per due motivi: il primo è che già durante lo studio di fattibilità, le prove su modello eseguite a Delft avevano evidenziato questa instabilità ovvero la presenza della risonanza sub-armonica come indicato dallo stesso Comitato Tecnico di Magistratura nel documento di approvazione del progetto definitivo; il secondo consiste nel fatto che in questi casi, mentre il campo di stabilità dinamico è fortemente influenzato dalle forze viscose, nelle prove su modello in scala ridotta, che devono riprodurre le similitudini delle forze di massa (gravità) ed inerziali (similitudine secondo la legge di Froude), non si può realizzare la stessa similitudine per le forze viscose ed avere quindi certezza dei risultati ottenuti. Questo è particolarmente importante nei casi in cui il sistema è in risonanza e in particolar modo in caso di instabilità che ne rappresenta l’estrema conseguenza; come d’altra parte era stato evidenziato anche nel rapporto degli esperti internazionali del 1998. In questi casi cioè può succedere che il modello non mostri la instabilità solo perché le forze viscose smorzano il moto molto più di quanto avviene nella realtà. Ciò comporta che la instabilità può essere verificata solo con modelli in scala prossima al vero, ovvero con modelli matematici avanzati, che ovviamente possono essere impostati con dimensioni e parametri “al vero” e consentono di riprodurre efficacemente sia fenomeni legati a forze di massa, come quelli legati a forze viscose. Si ricorda inoltre che lo stesso Comitato di esperti internazionali, tra i quali c’era il prof. Mei, aveva raccomandato di utilizzare gli strumenti di calcolo di ultima generazione che non erano invece disponibili quando era stato eseguito il progetto di massima. Questo è quello che ha fatto Principia su incarico del Comune di Venezia.

B) La frase: “l’analisi non lineare presentata da Principia è viziata, in quanto ignora aspetti significativi quali le interazioni tra le paratoie multiple, tra paratoia e onde, paratoia e corrente” contiene a nostro parere tre affermazioni errate. Premesso che lo scopo di Principia era di verificare la dinamica della schiera di paratoie chiuse e quindi in assenza di corrente, i programmi e le procedure di calcolo di Principia tengono conto, in modo tecnicamente ineccepibile, dell’interazione della paratoia singola e il moto ondoso e la interazione tra le paratoie considerando l’effetto delle onde riflesse (tecnicamente “diffratte”) dalla singola paratoia su quelle adiacenti. Questa affermazione non sembra tener conto degli aspetti specialistici dell’analisi non lineare fatta da Principia.

C) Vi è poi il riferimento alla presunta non “corretta geometria del sistema” e alla geometria del canale infinitamente lungo e si dice che “quello che succede con una o due paratoie non può avere nessun riscontro nel reale”. Su questo argomento, per chi conosce questa tecnologia e i modelli utilizzati, la relazione Principia è molto chiara. Nella prima parte dello studio la simulazione è stata fatta con procedura semplificata lineare per fare un confronto dei coefficienti idrodinamici usati con dati esistenti nella bibliografia, ed avendone verificato la validità si è iniziata la simulazione della schiera di Malamocco nella sua reale configurazione geometrica e le sue non linearità. È ben noto che nell’analisi dinamica di sistemi marini “multibody” ovvero con più corpi, è prassi procedere per gradi, prima i corpi singoli e poi le combinazioni di essi con le relative interazioni (meccaniche / idrodinamiche) ed è questo lo schema seguito da Principia. Avendo verificato che la paratoia singola Mose è instabile e avendo verificato che l’effetto benefico della spalla sulla prima paratoia si esaurisce già per la seconda paratoia, non è stato possibile continuare la simulazione. Alla luce di queste considerazioni si rendono necessari ulteriori verifiche ed approfondimenti ed eventualmente modificare il progetto dovendo scongiurarsi ogni rischio di messa in opera di un sistema instabile o con una scarsa efficienza al contenimento della marea; si riporta per riferimento quanto indicato nelle conclusioni del rapporto Principia a pag. 45: “Un’analisi più profonda richiederebbe un meccanismo di smorzamento tra una schiera di paratoie, per poter meglio definire i limiti e l’intervallo dell’insorgenza di instabilità. Ad ogni modo, moti maggiori della paratoia MoSE hanno un forte impatto sull’efficienza della barriera contro i dislivelli di marea”. Siccome lo scopo del lavoro di Principia non era progettare il Mose ma semplicemente quello di simulare il suo comportamento dinamico, questo compito spetta al Progettista del Mose che deve dimostrare che la Paratoia è stabile al moto ondoso e corrisponde esattamente a quanto viene raccomandato dal prof. Mei quando si dice certo “che il gruppo di progettazione del Magistrato alle acque sia in grado i fornire tutte le informazioni necessarie per convincere le persone interessate della validità del progetto Mose”. Da quanto riportato queste informazioni non sono emerse, e la dimostrazione non può essere l’affermazione ”utilizzando i modelli fisici e non matematici”, occorre che sia indicata la procedura seguita per accertare il corretto comportamento dinamico delle paratoie Mose, i risultati ottenuti e i confronti con i risultati delle prove in vasca, che è la prassi seguita in tutti i progetti nel campo dell’ingegneria marina ed offshore.

D) L’affermazione iniziale che “quello che succede a una o due paratoie in oscillazione con mare agitato non può avere alcun riscontro nel reale” dimostra che non è stata considerato un risultato probante dello studio Principia che a pag. 42 della traduzione italiana cita: “Questo conferma che l’instabilità quando esiste per il MoSE è introdotta dalla paratoia all’intera barriera e non viceversa. Se la paratoia è stabile, la barriera non introduce instabilità o sub-armoniche”. Il Comitato Tecnico del Magistrato alle acque, in sede di approvazione del progetto definitivo del Mose, aveva per contro affermato che la risonanza sub-armonica, ovvero la instabilità riscontrata nelle prove su modello a Delft, era dovuta solo all’effetto schiera e si verificava con onde monocromatiche ovvero regolari e che questi fenomeni non ci sarebbero stati con mare irregolare ovvero con mare reale. A questo punto gli esperti del Comitato Tecnico del Magistrato dovrebbero spiegare come mai si verifica la instabilità della paratoia Mose isolata, nelle simulazioni fatte solo in mare irregolare, se questa era introdotta esclusivamente dalla schiera e in mare regolare.

E) L’affermazione dei progettisti del Mose secondo la quale il modello matematico usato da Principia è adatto (solo?) allo studio della “dinamica delle navi in mare aperto, trascurando la particolarità del moto ondoso e gli effetti dissipativi”, non è dimostrata e non sembra tener conto dei modelli matematici e della tecnica di modellazione usata da Principia che viene impiegata e certificata in campo internazionale da tutti i Registri di classificazione (tra questi si citano il Det Norske Veritas norvegese, il Bureau Veritas francese e RINA italiano) in progetti ben più complessi di 20 paratoie ad un solo grado di libertà, dove si tiene conto degli spettri di mare secondo le più recenti modalità di simulazione e dell’interazione tra più corpi galleggianti a 6 gradi di libertà, ancorati a fondo mare e tra di loro o incernierati al fondo con ogni tipo di non linearità (attrito, forze elastiche non lineari ecc.) oltre ovviamente a quelle idrostatiche e viscose. Si fa notare a questo punto che gli stessi calcoli con la stessa procedura e per le stesse condizioni, eseguiti per confronto, con la paratoia a Gravità hanno dimostrato che in questo caso sia la paratoia singola che le due paratoie adiacenti alla spalla hanno un comportamento stabile e funzionano correttamente. La simulazione dell’intera schiera delle paratoie a Gravità non è stata fatta in quanto lo scopo dello studio era la comparazione dei due concetti di paratoia, e Principia cita testualmente a pag. 8 della traduzione Italiana del rapporto: “Sulla base dei risultati ottenuti si è ritenuto inutile continuare l’analisi con la intera barriera MoSE, essendo impossibile rappresentarla con i modelli matematici disponibili allo stato dell’arte attuale, e di non continuare l’analisi della barriera a Gravità non essendo possibile fare un confronto tra le due soluzioni”. Sorprende, da quanto riportato nell’articolo, che nella relazione del Comitato tecnico di Magistratura, non ci sia alcun riferimento a questo confronto che dimostra, oltre alla verificata superiorità del comportamento dinamico della paratoia a Gravità, di cui siamo ovviamente orgogliosi, la validità dei modelli e delle procedure usate, che hanno dimostrato la capacità di poter chiaramente rappresentare il comportamento delle paratoie se queste sono stabili e di individuare la loro instabilità, qualora sia presente, come nel caso del Mose.

Da ultimo facendo riferimento anche alla dichiarazione attribuita al prof. Mei, già citata, e per l’importanza che una tale opera rappresenta per il futuro di Venezia, auspichiamo la pubblicazione delle relazioni dei Consulenti e degli Esperti del Magistrato e un confronto pubblico ed aperto con i tecnici della Società Principia, i Consulenti del Magistrato alle acque, il prof. C. Mei, ed altri Esperti qualificati, tra le procedure e le risultanze dello studio commissionato dal Comune di Venezia con le procedure di progettazione del Mose e i risultati ottenuti.

Ingegneri: V. Di Tella, G. Sebastiani, P. Vielmo

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