Pubblicato da: vditella | luglio 20, 2010

Da La Nuova Venezia di martedì 20 luglio 2010

“Fermate il Mose, non funzionerà”

Presentata videoinchiesta delle associazioni ambientaliste

«Mose – Errori, limiti e ragionevoli alternative». È questo il titolo della videoinchiesta contro l’intervento alle dighe mobili che il coordinamento delle associazioni ambientaliste – tra cui Nomose, Ecoistituto Veneto, Legambiente, Italia Nostra, Wwf, Ambiente Venezia – ha presentato ieri a Ca’ Farsetti e che sarà distribuito nei prossimi giorni e inviato alla stessa Procura della Repubblica. Un dvd video a più voci che evidenzia, alla vigilia dell’entrata nella fase dell’effettiva realizzazione del progetto di dighe mobili, quelli che sarebbero limiti ed errori, individuati anche da soggetti terzi, come la società francese di tecnologia marina Principia, come ha spiegato per il coordinamento delle associazioni ambientaliste Luciano Mazzolin, con Stefano Boato, Cristiano Gasparetto e altri.

In particolare, si mette in discussione la sicurezza e l’efficacia del sistema di paratoie a oscillazione – che permetterebbero in condizioni particolari il passaggio dell’acqua – rispetto a quelle a gravità che sono state invece scartate e che costerebbero circa un decimo delle altre. L’incertezza sulla sua reale utilità di fronte a un innalzamento dei mari che, secondo le più recenti stime, potrebbe essere nel secolo in corso di 80 centimetri sul medio mare. Ma anche il problema dei costi di costruzione dell’opera sollevati anche da una recente relazione della Corte dei Conti. Si è detto anche ieri che, a opera non ancora conclusa, i costi sono già triplicati rispetto a quelli iniziali e che per la manutenzione e gestione del sistema si dovrebbero spendere 60 milioni di euro l’anno, cioè circa cinque volte in più della spesa inizialmente preventivata. Le associazioni ambientaliste chiedono pertanto – prima che la realizzazione del Mose entri nella fase dell’irreversibilità, con i primi mesi del 2011 – un confronto tecnico al più alto livello scientifico con le autorità regionali, locali e nazionali per ridefinire il modo migliore di gestire i flussi di marea nella laguna di Venezia alla luce dei nuovi elementi che stanno emergendo. Tra di essi, appunto, ora lo studio condotto da esperti dall’Istituto di Scienze Marine del Cnr di Venezia, del Dipartimento di Metodi e Modelli Matematici per le Scienze Applicate dell’Università di Padova e dell’Istituto di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste che conferma la possibilità di rialzare progressivamente in una decina d’anni Venezia di circa 30 centimetri ”pompando” acqua salata tra i 700 e i 900 metri di profondità senza rischi per la stabilità degli edifici. (e.t.)

Commento

Prendiamo atto di questa iniziativa e ne seguiremo con interesse gli sviluppi.
Per correttezza dell’informazione dobbiamo far presente che il costo del sistema di protezione basato sulla Paratoia a gravità non è del 10% rispetto a quello del MoSE. Per chi volesse avere maggiori dettagli può trovarli nella relazione di sintesi del progetto di massima su questo stesso blog che riporta il confronto dei costi secondo le stime e i dati disponibili in quel periodo.
Ovviamente ci associamo alla richiesta di un confronto tecnico, al più alto livello scientifico possibile, per poter discutere dei risultati dello studio di Principia, riportato anche su questo blog.

V. Di Tella

Il video

Pubblichiamo qui sotto i collegamenti al video di cui si discute nell’articolo, suddiviso in due parti:

  1. parte 1;
  2. parte 2.
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