Pubblicato da: vditella | novembre 27, 2011

Da La Nuova Venezia di Sabato 26 Novembre 2011

Mose, il giudice civile dà torto al Consorzio
«Non ci fu diffamazione». Diritto di critica, è la prima sentenza nel suo genere Richiesta di risarcimento contro Di Tella e Sebastiani respinta perché infondata

di Alberto Vitucci
Gli ingegneri dei progetti alternativi al Mose avevano ragione. E criticare il grande progetto non significa diffamare chi lo ha portato avanti, ma «esprimere liberamente le proprie opinioni». Sentenza quasi storica, che farà molto discutere, quella pronunciata dal giudice civile del Tribunale di Venezia Marco Campagnolo. Che ha respinto al mittente la richiesta di risarcimento danni del Consorzio Venezia nei confronti degli ingegneri Vincenzo Di Tella, Gaetano Sebastiani e Paolo Vielmo. Condannando per la prima volta il Consorzio a rifondere loro le spese legali, 5800 euro. La sentenza depositata nei giorni scorsi dalla terza sezione del Tribunale civile veneziano non lascia spazio a dubbi. «La richiesta del Consorzio va disattesa», scrive il giudice, «perché infondata». Precedente importante anche per le richieste di risarcimento già avviate nei confronti di altri soggetti. Il magistrato spiega nella sentenza che non si è trattato di diffamazione, come sostenuto dal Consorzio e dal suo legale, l’avvocato Ugo Camerino. I 40 articoli di giornale prodotti dal pool di imprese, secondo il giudice, non dimostrano l’esistenza della diffamazione («ne basterebbe uno solo se si trattasse di aggressione gratuita e distruttiva dell’onore e della reputazione del soggetto interessato»). In quel caso invece i tre ingegneri, autori di uno dei progetti alternativi al Mose denonimato «Paratoie a gravità», secondo loro meno costoso e meno impattante, avevano soltanto esposto dubbi e critiche al Mose. Comportamento legittimo, insiste il magistrato, «perché escludere il diritto di critica ogniqualvolta leda sia pure in modo minimo la reputazione di taluno, significherebbe negare il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero».
Molto soddisfatto l’avvocato Massimo Donadi, capogruppo alla Camera di Italia dei Valori, avvocato mestrino a cui si erano rivolti i tre ingegneri. «Una sentenza molto importante e una motivazione che non lascia spazio ad alcun dubbio», commenta, «era evidente fin da subito che si trattava di una intimidazione più che di una richiesta fondata dal punto di vista del diritto. Sono contento che la giustizia abbia dato ragione a questi tre professionisti, persone serie e coraggiose, che hanno continuato la loro battaglia di idee, quasi come moderni Davide contro Golia». La lunga storia del Mose è densa di cause civili contro i dissenzienti. Questa è la prima volta che il giudice dà loro ragione.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
26 novembre 2011

Commento
Pubblichiamo con piacere l’articolo della Nuova che informa sull’esito della sentenza del Tribunale di Venezia relativa alla causa di diffamazione intentata dal Consorzio Venezia Nuova nei nostri confronti. Nell’esprimere la nostra viva soddisfazione per la sentenza emessa dal Tribunale, riteniamo doveroso puntualizzare che nel sottotitolo insieme a Di Tella e Sebastiani  non è indicato l’ing Vielmo. Vi è poi una ulteriore precisazione che riguarda il nostro collegio di difesa composto oltre che dall’avvocato On. Massimo Donadi, citato nell’articolo, anche dall’avvocato Prof. Cesare Galli e dall’avvocato Mariella Melandri; a tutti loro vanno il nostro sentito apprezzamento ed il nostro doveroso grazie.
Vincenzo Di Tella

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