Pubblicato da: vditella | maggio 22, 2013

Da L’Espresso N. 20 anno LIX di questa settimana

Espresso n20Commento

Ringrazio L’Espresso per la pubblicazione che a mio avviso non fornisce i chiarimenti necessari per chi non conosce tutta la storia.

Per maggiore completezza dell’informazione pubblico quanto ho inviato alla redazione:

“Sulla tenuta del MOSE quanto detto dal Comitato Tecnico del Magistrato alle Acque nell’approvazione del progetto definitivo non corrisponde al vero. La paratia è instabile e lo sapevano dal 1997 già durante il progetto di massima. Eppure hanno approvato l’opera dicendo che l’instabilità era dovuta all’effetto schiera e con il mare regolare e che col mare irregolare, caratterizzato dallo spettro, il fenomeno non ci sarebbe stato». Lo studio eseguito da Principia per il Comune di Venezia non solo ha confermato che anche la paratoia del progetto definitivo  risulta essere ancora instabile ma l’instabilità si ha anche con il mare reale. La stessa Commissione del Comitato tecnico di Magistratura a suo tempo aveva scartato la soluzione basata sulla Paratoia a Gravità presentata dall’ingegnere Vincenzo Di Tella  con i suoi colleghi Paolo Vielmo e Gaetano Sebastiani che, nel confronto fatto da Principia, risulta perfettamente funzionante. L’ingegnere Di Tella ha una lunga esperienza nel settore navale e marino offshore. È stato direttore tecnico della Tecnomare (gruppo Eni) e ha fatto da consulente per lavori offshore al gigante del petrolio ExxonMobil.

Per avere espresso critiche tecniche sul progetto delle dighe mobili è stato citato in giudizio per presunta diffamazione dal Consorzio Venezia Nuova e ha vinto producendo, fra l’altro, una serie di documenti dello stesso Consorzio a sostegno della sua tesi.

Evidentemente, la tecnica e il business non sempre sono andati di pari passo nel mega-appalto (5,6 miliardi di euro) per le dighe che dovrebbero salvare Venezia dall’acqua alta. Secondo Di Tella, l’instabilità o risonanza subarmonica, con moto ondoso avente determinate caratteristiche di altezza e periodo, che si sono già verificate nella bocca di porto di Malamocco, può provocare il cosiddetto “sfarfallamento” tra le paratoie che potrebbe fare oscillare le paratoie in modo incontrollato e, in casi estremi, addirittura portarle a contatto contro il cassone di appoggio in cemento armato. Effetto tsunami? «No», dice Di Tella. «ma l’effetto diga può essere vanificato e l’acqua alta potrebbe arrivare più velocemente in laguna. La verità è che, in presenza di instabilità dinamica, la impossibilità di modellare la paratoia e quindi la schiera, il progetto fatto solo con le prove in vasca a Malamocco con una scala 1/80 (piccolissima), che non consente di simulare in modo opportuno le forze viscose, non garantisce una progettazione efficace delle opere». In quanto ai collaudi, che hanno distribuito milioni di euro a magistrati contabili, amministrativi e tecnici di Stato, andrebbero presi con il beneficio dell’inventario: «Un collaudo può verificare se l’opera è fatta bene per i carichi di progetto e realizzata a regola d’arte. Ma se i carichi sono derivati da prove in scala troppo piccola, come in questo caso, il risultato non è attendibile».

Queste considerazioni l’ingegnere Di Tella le ha scritte in una lettera inviata alle Istituzioni Nazionali e Locali nel gennaio 2012 ma non ha mai avuto alcun riscontro.

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