Pubblicato da: vditella | maggio 12, 2010

Dalla Nuova Venezia di mercoledì 12 maggio 2010

Lettere a La Nuova

Cosa pensiamo del Mose

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Dalla Nuova Venezia di mercoledì 12 maggio 2010

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Pubblicato da: vditella | maggio 12, 2010

Dalla Nuova Venezia di martedì 11 maggio 2010

“Vogliamo garanzie sul MoSE”

Tre ingegneri contestano il Magistrato alle Acque

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Dalla Nuova Venezia di martedì 11 maggio 2010

La lettera in versione integrale

Pubblichiamo la lettera nella sua versione integrale, da dove si può facilmente notare che il virgolettato del titolo e quello riportato all’inizio non corrispondono al tono e al contenuto della lettera: noi come cittadini non abbiamo nessun titolo a chiedere alcunché, auspichiamo solo che ci possa essere un confronto pubblico tecnico in cui si possano discutere i risultati dello studio di PRINCIPIA.

Pregiatissimo Direttore,

Leggiamo sulla Nuova di Mercoledì 5 Maggio u.s. l’articolo di A. Vitucci: “I rischi del Mose? Solo teorie” e come tecnici informati dei fatti ed esperti nel settore non possiamo esimerci dal commentare quanto riportato nell’articolo. Stupisce il fatto che in presenza di argomentazioni tecniche ineccepibili quali quelle contenute nel rapporto Principia, messo con estrema trasparenza a disposizione di tutti da parte del Comune di Venezia, il Magistrato e i suoi tecnici, in quanto esperti del progetto, abbiano preferito delegare ad un gruppo di esperti la valutazione del rapporto Principia e spiace che le relazioni di valutazione e commento e le argomentazioni dettagliate di queste analisi non siano state rese pubbliche, ma riassunte in dieci pagine a firma dei membri del Comitato Tecnico del Magistrato alle Acque che hanno avuto una circolazione, almeno sino ad ora, strettamente limitata. Ciò premesso da un esame di quanto è stato pubblicato passiamo a commentare alcune affermazioni riportate nell’articolo.

A) La frase “le possibili oscillazioni sub-armoniche del sistema di barriera erano già note” implica che la instabilità del sistema di barriera del Mose era conosciuta essendo la presenza delle sub-armoniche l’indice della instabilità del sistema per alcune condizioni operative in campo ondoso, ed è la conferma che i modelli di calcolo di Principia sono in grado di evidenziare questo comportamento e prova quindi la validità dei risultati presentati. Gli esperti non dicono se questa instabilità sia stata eliminata e in che modo. Se, come si deduce da quanto riportato nel seguito dell’articolo nella frase: ”utilizzando i modelli fisici e non matematici”, questa certezza deriva esclusivamente dai risultati dei modelli fisici, l’affermazione a nostro avviso non è corretta per due motivi: il primo è che già durante lo studio di fattibilità, le prove su modello eseguite a Delft avevano evidenziato questa instabilità ovvero la presenza della risonanza sub-armonica come indicato dallo stesso Comitato Tecnico di Magistratura nel documento di approvazione del progetto definitivo; il secondo consiste nel fatto che in questi casi, mentre il campo di stabilità dinamico è fortemente influenzato dalle forze viscose, nelle prove su modello in scala ridotta, che devono riprodurre le similitudini delle forze di massa (gravità) ed inerziali (similitudine secondo la legge di Froude), non si può realizzare la stessa similitudine per le forze viscose ed avere quindi certezza dei risultati ottenuti. Questo è particolarmente importante nei casi in cui il sistema è in risonanza e in particolar modo in caso di instabilità che ne rappresenta l’estrema conseguenza; come d’altra parte era stato evidenziato anche nel rapporto degli esperti internazionali del 1998. In questi casi cioè può succedere che il modello non mostri la instabilità solo perché le forze viscose smorzano il moto molto più di quanto avviene nella realtà. Ciò comporta che la instabilità può essere verificata solo con modelli in scala prossima al vero, ovvero con modelli matematici avanzati, che ovviamente possono essere impostati con dimensioni e parametri “al vero” e consentono di riprodurre efficacemente sia fenomeni legati a forze di massa, come quelli legati a forze viscose. Si ricorda inoltre che lo stesso Comitato di esperti internazionali, tra i quali c’era il prof. Mei, aveva raccomandato di utilizzare gli strumenti di calcolo di ultima generazione che non erano invece disponibili quando era stato eseguito il progetto di massima. Questo è quello che ha fatto Principia su incarico del Comune di Venezia.

B) La frase: “l’analisi non lineare presentata da Principia è viziata, in quanto ignora aspetti significativi quali le interazioni tra le paratoie multiple, tra paratoia e onde, paratoia e corrente” contiene a nostro parere tre affermazioni errate. Premesso che lo scopo di Principia era di verificare la dinamica della schiera di paratoie chiuse e quindi in assenza di corrente, i programmi e le procedure di calcolo di Principia tengono conto, in modo tecnicamente ineccepibile, dell’interazione della paratoia singola e il moto ondoso e la interazione tra le paratoie considerando l’effetto delle onde riflesse (tecnicamente “diffratte”) dalla singola paratoia su quelle adiacenti. Questa affermazione non sembra tener conto degli aspetti specialistici dell’analisi non lineare fatta da Principia.

C) Vi è poi il riferimento alla presunta non “corretta geometria del sistema” e alla geometria del canale infinitamente lungo e si dice che “quello che succede con una o due paratoie non può avere nessun riscontro nel reale”. Su questo argomento, per chi conosce questa tecnologia e i modelli utilizzati, la relazione Principia è molto chiara. Nella prima parte dello studio la simulazione è stata fatta con procedura semplificata lineare per fare un confronto dei coefficienti idrodinamici usati con dati esistenti nella bibliografia, ed avendone verificato la validità si è iniziata la simulazione della schiera di Malamocco nella sua reale configurazione geometrica e le sue non linearità. È ben noto che nell’analisi dinamica di sistemi marini “multibody” ovvero con più corpi, è prassi procedere per gradi, prima i corpi singoli e poi le combinazioni di essi con le relative interazioni (meccaniche / idrodinamiche) ed è questo lo schema seguito da Principia. Avendo verificato che la paratoia singola Mose è instabile e avendo verificato che l’effetto benefico della spalla sulla prima paratoia si esaurisce già per la seconda paratoia, non è stato possibile continuare la simulazione. Alla luce di queste considerazioni si rendono necessari ulteriori verifiche ed approfondimenti ed eventualmente modificare il progetto dovendo scongiurarsi ogni rischio di messa in opera di un sistema instabile o con una scarsa efficienza al contenimento della marea; si riporta per riferimento quanto indicato nelle conclusioni del rapporto Principia a pag. 45: “Un’analisi più profonda richiederebbe un meccanismo di smorzamento tra una schiera di paratoie, per poter meglio definire i limiti e l’intervallo dell’insorgenza di instabilità. Ad ogni modo, moti maggiori della paratoia MoSE hanno un forte impatto sull’efficienza della barriera contro i dislivelli di marea”. Siccome lo scopo del lavoro di Principia non era progettare il Mose ma semplicemente quello di simulare il suo comportamento dinamico, questo compito spetta al Progettista del Mose che deve dimostrare che la Paratoia è stabile al moto ondoso e corrisponde esattamente a quanto viene raccomandato dal prof. Mei quando si dice certo “che il gruppo di progettazione del Magistrato alle acque sia in grado i fornire tutte le informazioni necessarie per convincere le persone interessate della validità del progetto Mose”. Da quanto riportato queste informazioni non sono emerse, e la dimostrazione non può essere l’affermazione ”utilizzando i modelli fisici e non matematici”, occorre che sia indicata la procedura seguita per accertare il corretto comportamento dinamico delle paratoie Mose, i risultati ottenuti e i confronti con i risultati delle prove in vasca, che è la prassi seguita in tutti i progetti nel campo dell’ingegneria marina ed offshore.

D) L’affermazione iniziale che “quello che succede a una o due paratoie in oscillazione con mare agitato non può avere alcun riscontro nel reale” dimostra che non è stata considerato un risultato probante dello studio Principia che a pag. 42 della traduzione italiana cita: “Questo conferma che l’instabilità quando esiste per il MoSE è introdotta dalla paratoia all’intera barriera e non viceversa. Se la paratoia è stabile, la barriera non introduce instabilità o sub-armoniche”. Il Comitato Tecnico del Magistrato alle acque, in sede di approvazione del progetto definitivo del Mose, aveva per contro affermato che la risonanza sub-armonica, ovvero la instabilità riscontrata nelle prove su modello a Delft, era dovuta solo all’effetto schiera e si verificava con onde monocromatiche ovvero regolari e che questi fenomeni non ci sarebbero stati con mare irregolare ovvero con mare reale. A questo punto gli esperti del Comitato Tecnico del Magistrato dovrebbero spiegare come mai si verifica la instabilità della paratoia Mose isolata, nelle simulazioni fatte solo in mare irregolare, se questa era introdotta esclusivamente dalla schiera e in mare regolare.

E) L’affermazione dei progettisti del Mose secondo la quale il modello matematico usato da Principia è adatto (solo?) allo studio della “dinamica delle navi in mare aperto, trascurando la particolarità del moto ondoso e gli effetti dissipativi”, non è dimostrata e non sembra tener conto dei modelli matematici e della tecnica di modellazione usata da Principia che viene impiegata e certificata in campo internazionale da tutti i Registri di classificazione (tra questi si citano il Det Norske Veritas norvegese, il Bureau Veritas francese e RINA italiano) in progetti ben più complessi di 20 paratoie ad un solo grado di libertà, dove si tiene conto degli spettri di mare secondo le più recenti modalità di simulazione e dell’interazione tra più corpi galleggianti a 6 gradi di libertà, ancorati a fondo mare e tra di loro o incernierati al fondo con ogni tipo di non linearità (attrito, forze elastiche non lineari ecc.) oltre ovviamente a quelle idrostatiche e viscose. Si fa notare a questo punto che gli stessi calcoli con la stessa procedura e per le stesse condizioni, eseguiti per confronto, con la paratoia a Gravità hanno dimostrato che in questo caso sia la paratoia singola che le due paratoie adiacenti alla spalla hanno un comportamento stabile e funzionano correttamente. La simulazione dell’intera schiera delle paratoie a Gravità non è stata fatta in quanto lo scopo dello studio era la comparazione dei due concetti di paratoia, e Principia cita testualmente a pag. 8 della traduzione Italiana del rapporto: “Sulla base dei risultati ottenuti si è ritenuto inutile continuare l’analisi con la intera barriera MoSE, essendo impossibile rappresentarla con i modelli matematici disponibili allo stato dell’arte attuale, e di non continuare l’analisi della barriera a Gravità non essendo possibile fare un confronto tra le due soluzioni”. Sorprende, da quanto riportato nell’articolo, che nella relazione del Comitato tecnico di Magistratura, non ci sia alcun riferimento a questo confronto che dimostra, oltre alla verificata superiorità del comportamento dinamico della paratoia a Gravità, di cui siamo ovviamente orgogliosi, la validità dei modelli e delle procedure usate, che hanno dimostrato la capacità di poter chiaramente rappresentare il comportamento delle paratoie se queste sono stabili e di individuare la loro instabilità, qualora sia presente, come nel caso del Mose.

Da ultimo facendo riferimento anche alla dichiarazione attribuita al prof. Mei, già citata, e per l’importanza che una tale opera rappresenta per il futuro di Venezia, auspichiamo la pubblicazione delle relazioni dei Consulenti e degli Esperti del Magistrato e un confronto pubblico ed aperto con i tecnici della Società Principia, i Consulenti del Magistrato alle acque, il prof. C. Mei, ed altri Esperti qualificati, tra le procedure e le risultanze dello studio commissionato dal Comune di Venezia con le procedure di progettazione del Mose e i risultati ottenuti.

Ingegneri: V. Di Tella, G. Sebastiani, P. Vielmo

Pubblicato da: vditella | maggio 12, 2010

Dalla Nuova Venezia di mercoledì 5 maggio 2010

La sicurezza delle dighe

“I rischi del Mose? Solo teoria”

Rapporto segreto del Magistrato alle Acque sulle paratoie

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Dalla Nuova Venezia di mercoledì 5 maggio 2010

Pubblicato da: vditella | aprile 10, 2010

Dalla Nuova Venezia di venerdì 9 aprile 2010

Il finanziamento del 2009

Con riferimento all’articolo «Chiarimenti sulle procedure» a firma Alberto Vitucci, pubblicato sulla Nuova lo scorso 7 aprile, si precisa che non corrisponde a verità, come riportato nel titolo e nel corpo dell’articolo stesso, che «la Bei ha congelato i fondi» e «La Banca europea doveva erogare un miliardo e mezzo».

La Bei, braccio finanziario dell’Unione Europea, nel febbraio 2009 ha approvato un finanziamento di 1,5 miliardi di euro a favore del progetto Mose. I beneficiari della finanza Bei devono operare nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale e a tale scopo i contratti di finanziamento Bei includono apposite condizioni, di sovente disegnate sulle necessità dello specifico progetto; tale prassi è seguita anche nel caso del complesso progetto Mose.

La Bei lavora a stretto contatto con il Consorzio Venezia Nuova, responsabile del progetto Mose, e con i soggetti istituzionali coinvolti affinché i relativi contratti di finanziamento e le successive erogazioni possano avvenire secondo i tempi e le modalità previste. Si fa inoltre presente che la Bei, nelle sedi competenti, non ha mancato di apprezzare ed elogiare il lavoro del promotore Cvn, degli ingegneri e dei tecnici impegnati nella realizzazione del progetto.

Marco Santarelli
Responsabile Comunicazione Italia, Malta e Balcani Occ. BEI – Banca europea per gli investimenti

Risposta di Vitucci

Prendiamo atto della precisazione. Ma la Bei non fa altro che confermare la notizia: il finanziamento risale al febbraio 2009 e a oggi non risulta ancora disponibile al Consorzio Venezia Nuova. Apprendiamo che la Banca europea «lavora a stretto contatto con il Consorzio e ne apprezza il lavoro». Ma come si può leggere nel rapporto conclusivo, la stessa Bei ha posto condizioni molto severe per portare a buon fine il finanziamento. Richiamando tra l’altro il rispetto dell’ordinanza della Corte dei Conti e sottolineando le critiche espresse al progetto Mose dal Comune e dalla società Principia. (a.v.)

Commento

La smentita, generica e senza alcuna precisazione sui contenuti del rapporto conclusivo della BEI, del suo Responsabile per la comunicazione è veramente sorprendente.
Non viene spiegato ai lettori perchè, nonostante “La Bei lavora a stretto contatto con il Consorzio Venezia Nuova, responsabile del progetto Mose, e con i soggetti istituzionali coinvolti affinché i relativi contratti di finanziamento e le successive erogazioni possano avvenire secondo i tempi e le modalità previste. Si fa inoltre presente che la Bei, nelle sedi competenti, non ha mancato di apprezzare ed elogiare il lavoro del promotore Cvn, degli ingegneri e dei tecnici impegnati nella realizzazione del progetto“, a distanza di un anno i soldi non ci siano e come mai per poter erogare il finanziamento la BEI abbia richiesto tra l’altro il rispetto dell’ordinanza della Corte dei Conti e sottolineando le critiche espresse al progetto Mose dal Comune e dalla società Principia.
Se il Responsabile della Comunicazione ha informazioni diverse da quelle indicate nel rapporto dell’Ente di cui cura la comunicazione sarebbe doveroso farle conoscere ai lettori.

V. Di Tella

Pubblicato da: vditella | aprile 7, 2010

Dalla Nuova Venezia di mercoledì 7 aprile 2010

La Banca Europea doveva erogare un miliardo e mezzo, ma si richiama alla Corte dei Conti

“Chiarimenti sulle procedure”

La Bei spiega perché ha congelato i fondi: “Servono risposte”

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Dalla Nuova Venezia di mercoledì 7 aprile 2010

Pubblicato da: vditella | gennaio 11, 2010

Articolo del professor Paolo Pierazzoli

Da EDDYBURG

Per una revisione del progetto italiano per salvare Venezia

Data di pubblicazione: 19 dicembre 2009

Autore: Paolo Pirazzoli

Una utile sintesi dei principali errori tecnici del MoSE nel documento presentato dal movimento NOMOSE a Copenaghen, al meeting sul clima (marzo 2009).

Here English Translation

Malgrado molti dubbi scientifici e il temuto forte impatto negativo sull’ambiente, il progetto chiamato Modulo Sperimentale Elettromeccanico (MoSE) per barriere mobili contro il flusso di marea alle bocche di porto della Laguna di Venezia, per proteggere la città contro il fenomeno dell’acqua alta, è in costruzione. Tuttavia, un recente studio ha evidenziato la necessità di una revisione del progetto.

La prima pietra del Mose è stata posata il 14 maggio 2003 dal Primo Ministro Berlusconi. Il progetto fu contestato dal Comune di Venezia, dalla maggior parte delle associazioni locali per la salvaguardia della città e dell’ambiente naturale della Laguna, da parecchi esperti scientifici e da una grande parte della cittadinanza.

Nel 2005 il Comune di Venezia ha proposto al Governo italiano diversi progetti alternativi al Mose, tutti molto meno costosi e con minor impatto ambientale. Questi non sembrano essere stati presi in seria seriamente considerazione dal Governo italiano, che ha preferito continuare i lavori per il MoSE.

Nel 2009, dopo aver speso nei lavori preliminari (la maggior parte per il dragaggio e la costruzione di dighe) circa la metà dei 6 miliardi di dollari preventivati inizialmente, non è ancora partita la costruzione degli enormi cassoni di calcestruzzo, ai quali dovrebbero essere attaccate 79 paratie. Ancora più grave, manca ancora un piano esecutivo complessivo dell’intero progetto. Secondo i progettisti del Mose, ciascuna paratia dovrebbe essere sollevata tramite l’immissione di aria compressa e lasciata oscillare in modo indipendente con le onde. Un dettaglio essenziale, è però il fatto che la struttura delle cerniere che dovranno collegare le paratie ai cassoni e controllare il flusso dell’aria compressa immessa, non è mai stata illustrata e sembra essere ancora in fase di studio. Qualcuno potrebbe chiedersi come un progetto di tale importanza, ancora non definito in alcune parti essenziali, possa aver ottenuto le necessarie autorizzazioni amministrative in Italia ed anche un importante prestito finanziario dalla Comunità Europea.

La possibilità di oscillazioni non uniformi delle paratie sotto l’azione delle onde, permetterebbe l’accesso di un flusso di acqua marina nella Laguna anche a paratie chiuse, è stata la più forte critica indirizzata ai progettisti del Mose. Secondo un rapporto di esperti internazionali [Collegio di Esperti di Livello Internazionale, 1998], l’aumento del livello d’acqua in Laguna è stato stimato in 0,27 cm/h nel caso in cui le paratie non oscillassero; 0,46 cm/h in caso di relative rotazioni di 20° (caso considerato come possibile) e di 2,09 cm/h per rotazioni di 30° (caso considerato come improbabile).

Per simulare il verificarsi di certi eventi meteorologici estremi del passato con le barriere mobili pienamente operative, è stata usata una stima molto prudente di aumento del livello della Laguna di 1 cm/h, includendo le forti piogge cadute sulla Laguna e sul suo bacino idrologico, mentre forti venti persistenti sul Mar Adriatico stavano creando onde nei passaggi della Laguna. È stato dimostrato che in parecchi casi, con una crescita del livello del mare di soli 20-30 cm, le inondazioni per molte ore consecutive delle zone più basse di Venezia, non possono essere evitate dalle barriere del Mose [Pirazzoli, 2002; Pirazzoli and Umgiesser, 2006].

Un gruppo di sostenitori del Mose [Bras et al., 2002], che ha studiato il progetto su incarico del Governo Italiano, ha contestato queste asserzioni affermando che “le paratoie sono state progettate in modo tale da prevenire ampie rotazioni oscillatorie”.

Per fare un confronto, l’aumento del livello medio del mare per l’anno 2100 è previsto variabile tra 0,5 e 1,4 m (Rahmstorf, 2007; vedi anche www.ozean-klima.de per la presentazione di M. Vermeer e S. Rahmstorf alla conferenza sul clima, Copenhagen, marzo 2009), con il valore più plausibile attorno agli 80 cm [Pfeffer et al., 2008].

Più recentemente, uno studio commissionato dal Comune di Venezia alla Compagnia francese Principia R.D. ha messo a confronto il comportamento idrodinamico delle paratie del MoSE con le paratie a gravità di un progetto che era stato proposto come alternativo al MoSE. È risultato che con alcune condizioni di onda ripida con altezza significativa superiore ai 2 metri, non rare nell’area, le paratie del MoSE presentano un comportamento instabile. In questo caso la risposta caotica con un’alta amplificazione dinamica delle oscillazioni delle paratie del MoSE non permette una progettazione affidabile delle connessioni delle paratie stesse ai cassoni. In queste condizioni, al contrario di quanto affermato dai sostenitori del Mose [Bras et al., 2002], il flusso di acqua marina nella Laguna attraverso le paratie potrebbe aumentare fino ad un livello che non può essere definito da un modello.

Probabilmente non è troppo tardi per trovare il coraggio di proporre, invece di un rattoppo del vecchio inadeguato progetto, una drastica revisione, sia attraverso una soluzione più diffusa, come proposto dal Comune di Venezia, che permetterebbe di guadagnare provvisoriamente qualche decennio con costi ridotti; o direttamente attraverso una soluzione più drastica che prenda in considerazione l’aumento del livello medio mare nel prossimo futuro e i nuovi modelli climatici. Nel secondo caso, sarebbe necessario che il nuovo sistema di chiusure temporanee sia convertibile, quando l’alluvione diventa inevitabile, in una separazione impermeabile della Laguna dal mare.

Bibliografia

  • Bras, R.L, D. R. F. Harleman, A. Rinaldo, and P. Rizzoli, Obsolete? No. Necessary? Yes. The Gates will Save Venice, Eos, 83, Pages 217, 224, 2002.
  • Collegio di Esperti di Livello Internazionale. Report on the mobile gates project for the tidal flow regulation at the Venice lagoon inlets, Venice, June 1998, 48 p.
  • Pfeffer, W.T., J.T. Harper, and S. O’Neel, Kinematic Constraints on Glacier Contributions by the 21st-Century Sea-Level Rise. Science, 321, 1340-1343, 2008.
  • Pirazzoli, P.A., Did the Italian Government Approve an Obsolete Project to Save Venice? Eos, 83, 20, Pages 217, 223, 2002.
  • Pirazzoli, P.A., and G. Umgiesser, The Projected “MOSE” Barriers Against Flooding in Venice (Italy) and the Expected Global Sea-level Rise, Journal of Marine Environmental Engineering, 8, 247-261, 2006.
  • Rahmstorf, S., A Semi-Empirical Approach to Projecting Future Sea-Level Rise, Science, 315, 368-370, 2007

Paolo Antonio Pirazzoli è ricercatore al Centre National de la Recherche Scientifique, Meudon, France. E-mail: pirazzol@cnrs-bellevue.fr

Commento

Apprendo dal sito Eddyburg e pubblico su questo blog l’articolo del prof. Pierazzoli che mette in evidenza alcuni aspetti critici del progetto MoSE facendo riferimento anche ai risultati dello studio commissionato dal Comune di Venezia alla Società Francese PRINCIPIA.

L’articolo prende in considerazione un aspetto, importante, della instabilità dinamica della paratoia MoSE che riguarda la efficacia delle barriere a garantire la differenza di battente idrostatico mare – laguna. Vi è però un altro aspetto emerso dallo studio, ancora più importante che riguarda la fattibilità del sistema, ed è la impossibilità di definire i carichi di progetto per le strutture principali del sistema di paratoie, non essendo definire in modo certo gli spostamenti angolari e i carichi agenti sulle cerniere, elementi essenziali del sistema.

Per quanto riguarda la considerazione fatta sull’aumento del livello medio mare nel prossimo futuro si fa notare che il MoSE doveva essere reversibile, proprio in funzione delle incertezze delle previsioni sul livello medio mare nei prossimi decenni. Come ampiamente discusso, anche in questo blog, il MoSE è tutt’altro che reversibile, come affermato recentemente anche dal Magistrato alle Acque, e su questo argomento però non è stato mai chiarito chi ha autorizzato un cambio dei requisiti di progetto così importante per l’efficacia del sistema di protezione nel tempo.

V. Di Tella

Pubblicato da: vditella | dicembre 31, 2009

Dalla Nuova Venezia di giovedì 31 dicembre 2009

«Il sistema Mose funziona e non va cambiato»

Dighe mobili, il Consorzio Venezia Nuova replica ai dubbi avanzati dai Verdi

«Il Mose funziona. È un progetto flessibile, in grado di contrastare anche gli innalzamenti del mare previsti, ed è giunto al 63 per cento dei suoi lavori. Invece di cercare alternative e dire che non basta, sarebbe meglio augurarsi che l’opera fosse ultimata al meglio e nei tempi programmati». Non è piaciuta al Consorzio Venezia Nuova la polemica riaperta da molti veneziani e dagli esponenti dei Verdi Beppe Caccia e Gianfranco Bettin, dopo questi giorni di acque alte eccezionali in cui si chiede in sostanza di «ripensare» il progetto Mose. «Queste acque alte e i cambiamenti climatici», aveva detto, «dimostrano che le maree rischiano di diventare non più fenomeni eccezionali, ma ordinari. Val la pena allora interrogarsi se il progetto che risale a un quarto di secolo fa sia ancora attuale. E se non sarà necessario chiudere le barriere troppo spesso, con grave danno per la laguna e le attività portuali». «Se si fossero attuate le ipotesi alternative e gli interventi complementari», aveva detto Bettin, «avremmo già ridotto senza danni né polemiche le maree di 20 centimetri, come dimostrato dal Cnr».

Ma il Consorzio non ci sta. «Se davvero gli scenari fossero quelli che vedono sommerse le coste adriatiche nel prossimo secolo», si legge in una nota, «allora varrebbe la pena rallegrarsi perché Venezia è l’unica città ad essere protetta. In pochi anni si è passati dal non serve al non basta, perché l’unico fine è quello di non fare il Mose».

Anche le argomentazioni sollevate da chi imputa ai lavori in laguna e allo scavo dei canali vengono definiti dal pool di imprese che sta lavorando alle doghe «infondate e capziose» perché la sezione è stata anzi «ridotta dai lavori e dall’isola artificiale. Il centro maree del Comune ha rilevato un aumento della velocità delle corrente alle bocche di Chioggia fino all’8 per cento. Ma secondo il Consorzio questo non c’entra con l’entrata dell’acqua in laguna. Respinte anche le ipotesi di modifica delle dighe mobili. E i dubbi sulla «tenuta» del sistema, di recente avanzati anche da società internazionali di ingegneria come Principia, contattata dal Comune. «Il Mose ha passato ogni grado di approvazione», dicono al Consorzio, «ed è vero che il progetto è vecchio, ma le tecniche sono nuovissime. Del resto anche il principio di Archimede, su cui si basa il sollevamento delle paratoie, è molto antico». (a.v.)

Commento

Su quanto riportato nell’articolo ci sono tre considerazioni da fare:

  • La tenuta del sistema (Paratoie MoSE a spinta di galleggiamento) messa in discussione dallo studio di PRINCIPIA per la bocca di Malamocco non riguarda la idrodinamica dello scambio mare laguna ma il comportamento dinamico in moto ondoso delle paratoie sia singolarmente che in schiera. Ad oggi nessuna contestazione è stata fatta nel merito di questo studio, si è parlato di un esame da parte del MIT ma di questo non si parla più. Penso che come cittadini Italiani abbiamo il diritto di sapere che cosa si intende fare per ovviare a quella che è una chiara dimostrazione di infattibilità delle paratoie, come riportate nel progetto definitivo del MoSE, per la bocca di Malamocco.
  • Che il MoSE abbia passato ogni grado di approvazione non è stato mai messo in dubbio, quello che lo studio di PRINCIPIA ha dimostrato in modo scientificamente e tecnicamente ineccepibile è che quanto viene affermato nel documento di approvazione del progetto definitivo sulla risonanza subarmonica della schiera di paratoie è scientificamente e tecnicamente errato. Anche su questo punto ci si attende una risposta da parte dei tecnici che hanno sottoscritto quel documento.
  • È veramente sorprendente che si tiri in ballo la legge di Archimede su cui si basa il sollevamento delle Paratoie con il comportamento in moto ondoso che è un fenomeno fisico in cui le forze di Archimede sono solo una parte di tutte le forze in gioco determinanti nel comportamento dinamico delle paratoie.

V. Di Tella

Pubblicato da: vditella | dicembre 28, 2009

Dalla Nuova Venezia di domenica 27 dicembre 2009

«Il progetto Mose va modificato»

Se ci fosse stato il Mose. Sono stati tanti a porsi questa domanda in questi giorni di acqua alta eccezionale. Per quante ore sarebbe stato chiuso? Sarebbe stato sufficiente a proteggere la laguna senza renderla uno stagno? Il Comune aveva proposto invano alternative più rapide ed economiche e interventi "complementari". Intanto le acque alte aumentano. «Lo scenario è cambiato, l’alta marea eccezionale diventa quasi ordinaria, dunque il progetto Mose va rivisto e modificato, finché siamo in tempo», dice il verde Gianfranco Bettin. L’allarme viene anche dai dati del medio mare, in continuo aumento, e dagli studi dell’Ipcc e del professor Paolo Pirazzoli, che prevedono per fine secolo un eustatismo – aumento del livello del mare – vicino agli 80 centimetri. «Il Mose non era stato pensato per questo», insiste Bettin, «e una riflessione va fatta, senza ideologìe. Quante volte dovremo chiudere le paratoie bloccando il ricambio mare-laguna?» Secondo alcuni studiosi è necessario oggi «riconsiderare la questione del rapporto mare-laguna». Recuperando progetti alternativi mai valutati seriamente e interventi «diffusi» che come dimostrato dal Comune e dal Cnr avrebbero già ridotto di almeno 20 centimetri le acque alte. Necessari anche interventi alle bocche di porto, ma occorre ridurre la quantità di acqua in entrata, pensando a sbarramenti stagionali (cassoni affondabili) e una riduzione delle profondità. Oggi invece si sta andando in direzione contraria, e i canali alle bocche saranno scavati sempre più per farci passare le grandi navi. «Il nostro progetto è pensato per fermare qualsiasi acqua alta fino a tre metri», replicano al Magistrato alle Acque, «e tutti gli studi fatti dimostrano che il Mose è l’unico progetto in grado contrastare le acque alte». (a.v.)

Commento

La replica del Magistrato alle acque è sorprendente.

Occorre dire quali sono questi studi e da chi sono stati fatti. Oggi ci sono evidenze che dimostrano l’esatto contrario: lo studio commissionato dal Comune di Venezia alla società francese PRINCIPIA ha dimostrato che la barriera di paratoie del MoSE alla bocca di Malamocco, non solo non è in grado di proteggere la laguna dalle acque alte ma che addirittura è instabile al moto ondoso. Nello stesso studio si dimostra, invece, che la Paratoia a Gravità, oggetto di questo blog, è stabile per tutte le condizioni di mare esaminate e conclude affermando che non esiste paragone possibile tra un sistema stabile e quindi progettabile e un sistema instabile che non è progettabile perchè improponibile: nessuno realizza un sistema dinamicamente instabile al moto ondoso.

V. Di Tella

Pubblicato da: vditella | dicembre 24, 2009

Dalla Nuova Venezia di mercoledì 23 dicembre 2009

Mose, la Banca europea non dà il prestito

Niente mutuo dalla Bei al Mose. Pareva cosa fatta già lo scorso anno, ma la Banca europea degli investimenti non ha ancora perfezionato il contratto con il governo per il maxiprestito da un miliardo e mezzo di euro. «In effetti c’è qualche problema», conferma il presidente del Magistrato alle Acque Patrizio Cuccioletta, «ma il Mose non è in pericolo: i fondi li metterà il governo». Magistrato e Consorzio negano che il dietro front sia dovuto a perplessità dell’Europa sul progetto. «Si tratta soltanto di trovare la strada per non far gravare il prestito sul debito pubblico», dicono al pool di imprese. Lo scorso anno lo «stop» al prestito era arrivato dai funzionari della Ue, per via del ricorso pendente sulla violazione delle normative comunitarie da parte dei cantieri del Consorzio. Nel Comitatone di un anno fa (23 dicembre 2008) il sindaco Cacciari aveva rinunciato ai ricorsi in «cambio» dei finanziamenti della Legge Speciale, peraltro non ancora arrivati. Qualche mese più tardi il Comune ha reso noto, pubblicandolo su internet, uno studio commissionato alla società francese di offshore «Principia» che pone seri dubbi sul funzionamento delle paratoie in caso di mare mosso. «Dubbi già risolti», assicura Patrizio Cuccioletta, «i nostri esperti ci dicono che tutto va bene». Intanto i lavori del Mose proseguono. Sono finanziati con i soldi rimanenti, già messi a disposizione dal Cipe. Per i 400 milioni stanziati due anni fa la gara del mutuo se l’è aggiudicata la Cassa depositi e prestiti. Nelle prossime settimane, dicono al Consorzio, sarà avviata la gara per il mutuo da 800 milioni, la somma stanziata dal Cipe a dicembre 2008. Con questi il totale dei finanziamenti assegnati ai lavori del Mose sale a circa tre miliardi e mezzo di euro. Manca adesso il miliardo e mezzo per la gara delle paratoie e delle cerniere (ancora in fase di studio a Padova) che doveva essere messa a disposizione dal Cipe. Alle bocche di porto intanto sono stati quasi ultimati gli interventi complementari. L’isola davanti a Sant’Erasmo, in bocca di Lido, aspetta adesso la costruzione degli edifici di controllo e delle centrali. La sua costruzione, per tenere unite le due file da venti paratoie, ha modificato la conformazione di quel tratto di laguna. La marea in entrata viene convogliata nei due canali laterali, a una velocità maggiore di quella di una volta. (a.v.)

Commento

L’affermazione: «Dubbi già risolti», assicura Patrizio Cuccioletta, «i nostri esperti ci dicono che tutto va bene» non sembra in linea con quanto dichiarato in passato dal Magistrato alle acque quando aveva annunciato che il rapporto di Principia era stato mandato al MIT per un esame. Penso che i cittadini Veneziani e gli Italiani abbiano il diritto di conoscere quali sono i commenti del MIT sul rapporto di Principia che ha evidenziato problemi di instabilità dinamica per le paratoie della bocca di Malamocco, indicate nel progetto definitivo, che rendono impossibile un loro dimensionamento. Occorre che questo rapporto del MIT sia reso pubblico così come ha fatto Il Comune di Venezia per quello di Principia, in modo che ognuno possa farsi la sua opinione.

La risposta ad evidenze tecniche circostanziate e documentate da Principia non può essere una risposta generica e senza nessuna argomentazione tecnica.

Non si comprende inoltre quali siano i dubbi a cui si riferisce il Magistrato alle acque e quando sono stati risolti. Quanto riportato nel rapporto di Principia non sono dubbi ma risultati di analisi fatte con tecniche di modellazione, programmi e procedure di calcolo ampiamente usati e certificati per la progettazione nel campo dell’ingegneria marina offshore.

V. Di Tella

Pubblicato da: vditella | dicembre 12, 2009

La Stabilità  di un Sistema di Paratoie

Su questo blog si è parlato e si parla di stabilità delle Paratoie per la chiusura delle bocche di porto della Laguna Veneta. Questa caratteristica del sistema è stato oggetto dello Studio commissionato dal Comune di Venezia alla Società francese PRINCIPIA a cui si è già dato spazio in questo blog. Trattandosi di argomenti tecnici specifici si ritiene opportuno dare dei cenni su questo argomento per permettere anche ai non addetti ai lavori di comprendere di cosa si sta parlando.

V. Di Tella

La Stabilità di un sistema dinamico che interagisce col moto ondoso

Questa nota ha come obiettivo la spiegazione delle diverse accezioni del concetto di stabilità di un sistema marino con particolare riferimento alle paratoie mobili per la protezione della laguna veneta dalle acque alte, e non si rivolge ai colleghi ingegneri navali né agli esperti di idrodinamica marina che ben conoscono questi argomenti. La terminologia usata non è quella degli addetti ai lavori ma è un linguaggio, il più possibile semplice, per consentire a chi non ha queste competenze di comprendere di cosa si tratta.

La stabilità è fondamentale per un sistema marino ed è una condizione che va necessariamente rispettata. Generalmente ci sono due condizioni che vanno verificate: la stabilità statica e quella dinamica; la seconda a sua volta si divide in due: la prima riguarda la stabilità alla variazione delle condizioni di funzionamento del sistema, e la seconda si riferisce al comportamento dinamico in moto ondoso.

1. Stabilità statica

Si tratta della capacità di un corpo immerso in acqua calma, sia esso liberamente galleggiante o appoggiato al fondo e in equilibrio, di mantenere la sua posizione. Questo è il caso classico di stabilità navale di un galleggiante sottoposto a forze esterne (vento , corrente ecc.) che lo spostano dalla sua posizione di equilibrio. Il galleggiante si dice in equilibrio stabile quando è in grado di reagire a queste forze senza ribaltarsi, e al cessare di queste ultime ritorna automaticamente alla sua posizione iniziale. Nel caso delle paratoie questa condizione deve essere verificata nella fase di sollevamento e abbassamento delle paratoie in presenza di corrente entrante o uscente. Nel caso della paratoia MoSE (o meglio a spinta di galleggiamento) la stabilità è assicurata dalla spinta netta (spinta meno peso zavorra) di galleggiamento, per la Paratoia a Gravità la stabilità è assicurata dal suo peso totale (peso paratoia più peso zavorra meno peso spinta).

2. Stabilità dinamica

2.1 Stabilità alle variazioni delle condizioni di funzionamento

Si tratta della capacità del corpo galleggiante o appoggiato al fondo di rimanere stabile e conservare la sua posizione di lavoro al variare delle condizioni di carico. Nel caso di un corpo liberamente galleggiante di rimanere stabile senza interventi dall’esterno, al variare del carico e quindi della variazione del centro di gravità e l’immersione del corpo.

Per il caso di un corpo vincolato al fondo stabilità significa rimanere stabile conservando la sua capacità di funzionamento al variare del livello mare. Questo è il caso delle paratoie per la chiusura delle bocche di porto nella laguna veneta.

Nel caso della Paratoia a Gravità si ha che una volta portata in galleggiamento, il suo peso è sufficiente a garantirne la stabilità in tutte le condizioni di funzionamento (dal dislivello 0 alla chiusura delle bocche di porto fino al massimo dislivello corrispondente alla massima marea di progetto).

La paratoia MoSE, per poter mantenere la condizione di lavoro (fissata a 45°) deve adattare la sua spinta alla variazione del dislivello mare / laguna cambiando continuamente l’acqua di zavorra e per questo necessita di un sistema di controllo che permetta di dosare opportunamente la zavorra.

Per questo si ha che la paratoia MoSE è instabile al variare del dislivello di marea e la Gravità è stabile per tutte le condizioni di lavoro a partire dalla chiusura delle bocche di porto (dislivello mare laguna = 0) fino al massimo dislivello di progetto mare / laguna = 2 m.

2.2 Stabilità in moto ondoso

Si tratta della capacità del corpo galleggiante o appoggiato al fondo di rimanere stabile e conservare la sua posizione di lavoro nelle condizioni di mare caratteristiche della zona in cui deve operare, cioè con onde (altezza e periodo) o spettri di onde (altezza significativa e periodo significativo) che si hanno nella zona. In genere si considerano tutte quelle che possono verificarsi durante la vita operativa (ovvero durata) delle opere fino a quelle massime di progetto, che vengono definite in funzione della durata delle opere. Nel caso delle paratoie delle bocche di porto di Venezia, la vita operativa di progetto è 100 anni e le massime condizioni di progetto sono quelle che hanno la probabilità di verificarsi in 1000 anni (onda o spettro millenario o dei 1000 anni).

Il moto di un corpo liberamente o appoggiato al fondo in moto ondoso sottoposto all’azione di un’onda regolare dipende essenzialmente da:

  • la forza agente delle onde;
  • la massa del corpo, inclusa la massa aggiunta che partecipa al moto;
  • la costante elastica del corpo ovvero il rapporto tra la forza agente sul corpo e lo spostamento relativo (nella direzione della forza) del corpo stesso. La costante elastica può essere lineare o non lineare: per chiarire tale concetto, nel caso delle paratoie, un comportamento lineare identifica forze idrostatiche che riportano la paratoia verso la posizione di equilibrio e che sono proporzionali all’angolo di scostamento, mentre nel caso di comportamento non lineare la forza di richiamo alla posizione di equilibrio segue una legge diversa;
  • il periodo di oscillazione proprio del corpo per lo spostamento considerato (per un galleggiante qualsiasi ovvero per una nave si considerano il periodo di sussulto ovvero moto verticale, di rollio ovvero di rotazione intorno all’asse longitudinale, la galleggiante e il beccheggio intorno all’asse orizzontale del galleggiante), nel caso di una paratoia si considera il periodo di oscillazione intorno alla posizione di equilibrio statico per le diverse condizioni di lavoro. Quando il periodo proprio di oscillazione si trova nel campo di frequenza dello spettro delle onde di progetto si dice che il sistema è in risonanza.

Il comportamento dinamico, ovvero la risposta del sistema al moto ondoso, è sostanzialmente diverso nel caso di sistemi lineari (o linearizzati per comodità e facilità del calcolo) e di sistemi non lineari. Per facilità di comprensione facciamo il caso semplice della risposta alle onde regolari (analisi in frequenza): nel caso di sistemi lineari la risposta ha lo stesso periodo della onda forzante, mentre nel caso di sistemi non lineari, (come per le paratoie) la risposta è una somma di armoniche che oltre a quella col periodo della forzante contiene armoniche con periodi multipli della forzante, chiamate superarmoniche.

In questi casi vi è però la possibilità, che è stata studiata per la prima volta dal matematico Mathieu, che oltre alle superarmoniche ci sia anche la subarmonica ovvero una risposta con periodo che è la metà del periodo della onda forzante, ed in questo caso si dice che il sistema è dinamicamente instabile (Instabilità di Mathieu). Mathieu ha dimostrato che questo dipende essenzialmente dalla non linearità del sistema e dal rapporto tra i coefficienti di massa e quelli elastici nella equazione del moto.

Quanto si verifica con mare regolare si ha anche con mare irregolare (analisi spettrale nel tempo), e in questi casi si può verificare che la risposta è caotica con grandi amplificazioni dinamiche ed è impossibile da trattare. Gli strumenti disponibili più avanzati sono in grado di evidenziare che il problema esiste ma non sono in grado di rappresentarne il comportamento reale, d’altra parte in questi casi il progettista, una volta evidenziato il problema, cambia progetto perché mai si metterebbe in mare un sistema instabile.

È evidente che in questi casi il periodo proprio del sistema ha un valore determinante, in quanto di per se già porta ad amplificazione della risposta e, nel caso di sistemi non lineari, ne accentua le non linearità che può portare alla instabilità dinamica.

Nel caso di una schiera di paratoie, il problema diventa ancora più complesso in quanto, essendo più corpi che si muovono per effetto delle stesse onde, la forza agente sulla singola paratoia deve tener conto anche delle onde (dette di radiazione) che le paratoie adiacenti generano, e quindi si parla di “multi body dynamic analysis” ovvero di analisi dinamica di più corpi che interagiscono col moto ondoso e tra di loro.

Ma è chiaro che la instabilità ovvero la risonanza subarmonica (come viene a volte chiamata), se c’è, è introdotta dalla paratoia nella schiera e non viceversa.

Commento

Dal confronto tra la Paratoia MoSE e la Paratoia a Gravità, fatto da PRINCIPIA per la bocca di Malamocco, emerge quanto segue:

  • sia la Paratoia MoSE che la Paratoia a Gravità sono staticamente stabili;
  • la Paratoia a Gravità è dinamicamente stabile alle variazioni delle condizioni di lavoro (variazione del dislivello di marea) e per il suo funzionamento non c’è bisogno di alcun sistema di controllo dell’acqua di zavorra;
  • la Paratoia MoSE è dinamicamente instabile alle variazioni delle condizioni di lavoro (variazione del dislivello di marea) e per il suo funzionamento c’è bisogno di un sistema di controllo dell’acqua di zavorra;
  • la Paratoia a Gravità è dinamicamente stabile al moto ondoso e il suo comportamento dinamico può essere rappresentato con programmi e procedure di calcolo esistenti sul mercato, certificati e normalmente usati nella progettazione di strutture offshore che interagiscono dinamicamente col moto ondoso;
  • la Paratoia MoSE è dinamicamente instabile al moto ondoso e il suo comportamento dinamico non può essere rappresentato, anche utilizzando i programmi e le procedure di calcolo più sofisticati esistenti sul mercato. Questi ultimi sono in grado di evidenziare la eventuale instabilità di un sistema, ma non sono in grado di rappresentarne la dinamica in quanto non servono, per il semplice motivo che nessuno mette in mare un sistema dinamicamente instabile e il progettista, una volta evidenziato il problema, cambia il progetto per renderlo stabile.

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